
Kite
KITE-2#107
Che cos’è Kite?
Kite è una blockchain per pagamenti EVM-compatibile, incentrata sugli agenti, progettata per permettere ad agenti di IA autonomi di effettuare transazioni in sicurezza ad alta frequenza senza dipendere da sistemi di credenziali e infrastrutture di pagamento fragili e pensati per gli esseri umani.
Nella sua stessa formulazione, il problema centrale è che le organizzazioni o concedono agli agenti un’ampia autorità finanziaria (creando un rischio di perdita illimitato) oppure mantengono gli esseri umani nel ciclo (distruggendo l’autonomia); il vantaggio competitivo proposto da Kite è uno stack di delega e controllo della spesa, applicato crittograficamente, che tratta gli agenti come attori economici di prima classe, combinando identità gerarchica, vincoli di autorizzazione programmabili e rail di regolamento orientati ai micropagamenti, con compatibilità nativa per i nuovi standard di interoperabilità tra agenti come x402 e i protocolli di ecosistema presentati nella sua documentazione.
In termini di struttura di mercato, Kite cerca di ritagliarsi una nicchia come “infrastruttura di pagamento per workflow agentici” invece di competere direttamente come L1 general purpose. All’inizio del 2026, fonti di dati pubbliche sul mercato collocavano Kite all’incirca nella bassa centinaia per capitalizzazione (ad esempio, CoinMarketCap lo mostrava intorno alla posizione #100 nel giorno osservato), indicando una supply massima di 10 miliardi e una supply circolante di circa 1,8 miliardi, il che suggerisce che gran parte del valore potenziale della rete sia ancora legato a schedule di sblocco e rischio di esecuzione, più che a pura liquidità spot oggi.
Questo posizionamento è importante perché la proposta di valore dichiarata dal progetto dipende meno dal “flywheel di composabilità DeFi” e più dal fatto che i flussi di pagamento degli agenti diventino o meno una categoria distinta e duratura, abbastanza ampia da giustificare una chain specializzata e uno stack di middleware dedicato.
Chi ha fondato Kite e quando?
La narrativa pubblica di Kite si è consolidata attraverso un ciclo di lancio in epoca testnet nel 2025, in cui il team ha presentato il sistema come una L1 sovrana costruita utilizzando concetti di infrastruttura legati ad Avalanche e l’ha promossa come una chain focalizzata sull’IA; la copertura stampa ha collegato il progetto a un annuncio di testnet del 6 febbraio 2025 e ha identificato Chi Zhang come CEO e co-fondatore.
Entro la fine del 2025, i media crypto mainstream descrivevano Kite come una “blockchain per pagamenti alimentata dall’IA” e riportavano un round di Serie A a settembre che ha portato i finanziamenti complessivi a 33 milioni di dollari, con il lancio del token avvenuto poco dopo.
Nel tempo, il messaggio del progetto sembra essersi ristretto da una postura ampia di “infrastruttura IA decentralizzata” verso una tesi più focalizzata su “commerce/pagamenti agentici”, che enfatizza delega, verificabilità e micropagamenti. I materiali attuali orientati agli sviluppatori sottolineano primitive specifiche per gli agenti, come un sistema di identità a tre livelli, vincoli programmabili e flussi simili a state channel progettati per pagamenti ripetuti di piccolo importo, con rivendicazioni di compatibilità che spaziano tra standard e protocolli come OAuth 2.1, MCP, A2A di Google e x402.
Questa evoluzione narrativa è strategicamente coerente – i pagamenti sono un “cuneo” più semplice rispetto alla provenance IA generalizzata – ma riduce anche la superficie di Kite: il successo del progetto diventa più correlato con l’adozione reale di pattern di pagamento machine-to-machine, non solo con la speculazione su una L1 generalista.
Come funziona la rete Kite?
Tecnicamente, Kite si presenta come una L1 EVM-compatibile con propri parametri e infrastruttura di mainnet, inclusi un chain ID dedicato e endpoint RPC pubblicati nella documentazione ufficiale. La rete espone una configurazione mainnet con chain ID 2366 e un explorer pubblico, mantenendo al contempo un ambiente testnet (chain ID 2368), il che implica un percorso di deployment e tooling tipico di una L1, compatibile con gli stack di sviluppo Ethereum standard.
La documentazione sulle operazioni dei nodi fa riferimento a dettagli operativi derivati da Avalanche (inclusi port di default e meccanismi di configurazione familiari), in linea con il posizionamento pubblico iniziale del progetto in merito alla “sovranità” su Avalanche, pur presentandosi agli sviluppatori come “EVM-compatible”.
Dove Kite si differenzia è meno nella novità del livello base e più nei pattern transazionali a livello applicativo e nel design dell’autorizzazione. I materiali ufficiali descrivono un’architettura di identità che separa l’autorità utente/root, l’autorità degli agenti delegati e l’autorità di sessione effimera, con la delega modellata tramite derivazione gerarchica (il whitepaper fa riferimento a derivazione in stile BIP-32) e applicata tramite regole programmabili; il livello dei pagamenti enfatizza micropagamenti ad alta frequenza usando costrutti descritti come canali in cui due transazioni on-chain possono ammortizzare molti aggiornamenti off-chain firmati, puntando a una latenza di interazione inferiore ai 100 ms e costi per richiesta estremamente bassi.
In questo quadro, la sicurezza è ottenuta limitando per design l’autorità degli agenti (vincoli di spesa, revoca, tracce di audit) invece di assumere semplicemente un comportamento corretto dell’agente, con ulteriori affermazioni su percorsi di revoca e di enforcement descritte nel whitepaper.
Qual è la tokenomics di kite-2?
KITE viene descritto dai principali aggregatori di dati come avente una supply massima fissa di 10 miliardi di token, con una supply circolante che, all’inizio del 2026, veniva comunemente riportata intorno a 1,8 miliardi, il che implica una quota significativa di supply rimanente soggetta a lockup, emissioni o altri meccanismi di rilascio.
Questa struttura non è intrinsecamente inflazionistica o deflazionistica; il profilo monetario effettivo dipende dalla curva di emissioni realizzata, dai calendari di sblocco e dall’eventuale introduzione di meccanismi di burn o sink legati alla cattura delle fee. I materiali allineati a Kite enfatizzano una narrativa di transizione da reward finanziati da emissioni verso reward “guidati dai ricavi”, ossia il tentativo di ridurre la diluizione continua rispetto ai tipici budget di sicurezza PoS; la credibilità di questa affermazione dipende però dalla reale generazione di fee e dalla disciplina di governance, non solo dalle intenzioni espresse nel whitepaper.
Sul fronte dell’utilità e della cattura di valore, l’argomento centrale di Kite è che KITE sostiene l’uso della rete (fee di transazione/esecuzione) e coordina gli incentivi all’interno di un marketplace dell’“economia degli agenti” in cui servizi e moduli generano entrate dalle transazioni eseguite dagli agenti. La narrativa del progetto sulla value capture del token suggerisce che le commissioni di protocollo e dei moduli sulle transazioni dei servizi di IA possano alimentare la domanda di token e/o il locking di liquidità, mentre la partecipazione iniziale viene incentivata tramite un reward pool destinato a ridursi man mano che cresce l’uso reale.
Separatamente, i materiali pubblici utilizzati per le quotazioni sugli exchange descrivono la chain come “stablecoin-native”, con supporto di regolamento integrato, ed evidenziano i flussi di micropagamento via state channel, ma tali descrizioni, pur coerenti in linea di principio con il commerce agentico, non dimostrano di per sé una domanda di fee duratura o un’economia di sicurezza sostenibile in assenza di attività on-chain misurabile.
Chi sta usando Kite?
Una distinzione analitica chiave per Kite è tra il volume speculativo sul token e l’evidenza di una reale utilità on-chain o a livello di protocollo, coerente con la sua tesi sui “pagamenti degli agenti”. Per molti nuovi asset L1, gli utilizzi iniziali più liquidi sono guidati dagli exchange; la copertura di CoinDesk sul debutto del token ha sottolineato grandi volumi di trading su exchange centralizzati subito dopo la quotazione, cosa tipica per le narrative ad alta beta e non un proxy diretto dell’adozione del commerce agentico.
In parallelo, la documentazione di Kite si concentra sui workflow degli agenti e sugli strumenti per sviluppatori più che sulle primitive DeFi, il che implica che il settore dominante previsto siano i pagamenti agentici e i marketplace di servizi, piuttosto che una DeFi incentrata sulla leva, anche se il mix effettivo dell’ecosistema probabilmente includerà entrambi, poiché la compatibilità EVM tende ad attrarre deployment generici.
Sul fronte dell’adozione “istituzionale”, i segnali verificabili più solidi nel record pubblico disponibile riguardano i finanziamenti e la distribuzione nell’ecosistema, più che integrazioni in produzione con imprese nominate. CoinDesk ha riportato il finanziamento di Serie A e ha presentato il progetto come una startup di pagamenti IA che costruisce infrastruttura di base, il che indica interesse da parte degli investitori ma non necessariamente domanda da parte di utenti enterprise finali.
Le rivendicazioni di compatibilità con standard come OAuth e con protocolli per agenti potrebbero ridurre l’attrito di integrazione per le imprese, ma in assenza di case study pubblicati, metriche di throughput verificate o partner commerciali dichiarati che usino la chain in produzione, l’adozione istituzionale va considerata un’ipotesi più che un fatto.
Quali sono i rischi e le sfide per Kite?
L’esposizione regolatoria per Kite riguarda al momento meno un’azione esecutiva specifica sul progetto (nessuna di rilievo nel record pubblico esaminato) e più la questione generale, negli Stati Uniti e tra giurisdizioni, se il token si comporti come un contratto di investimento ai sensi dei framework sui titoli, dato il suo schema di distribuzione, le tranche dedicate a team/investitori e la dipendenza dall’esecuzione dell’ecosistema. CoinDesk ha riassunto le allocazioni (inclusa una quota significativa per team/primi contributor e investitori) così come descritte nel whitepaper del progetto, un profilo che può diventare un punto focale regolatorio a seconda delle affermazioni di marketing e del grado di centralizzazione della governance.
Separatamente, i vettori di centralizzazione includono la distribuzione di validator/nodi e il controllo degli upgrade; anche se in teoria le operazioni dei nodi sono permissionless, le L1 nelle fasi iniziali mostrano spesso una concentrazione operativa nella pratica, e la stessa documentazione di Kite conferma l’esistenza di una mainnet identificabile con requisiti standard per i nodi, il che rende questo aspetto misurabile ma non automaticamente decentralizzato.
Il rischio di competizione è sostanziale, perché Kite non compete solo con altre L1 che cavalcano la narrativa “AI x crypto”, ma anche con i rail di pagamento esistenti e con blockchain general purpose che possono emulare pattern di pagamenti agentici a livello applicativo. Al minimo, Kite compete con L1 e L2 ad alto throughput (e con gli stack di pagamento programmabili degli stessi emittenti di stablecoin). per il caso d’uso delle “micropagamenti su larga scala”; compete anche con i framework di agenti off-chain che potrebbero preferire i tradizionali circuiti fintech se conformità, chargeback e integrazione risultano più semplici.
La minaccia economica è che le caratteristiche distintive della chain (delegazione dell’identità, micropagamenti basati su canali, interoperabilità di protocollo) possano essere replicate o rese non necessarie se le piattaforme di agenti si standardizzano su un diverso livello di regolamento, o se standard simili a x402 convergono sulle reti esistenti invece che su una chain dedicata.
Quali sono le prospettive future per Kite?
Le tappe più concrete e verificabili nel breve termine sono la continua maturazione della superficie di sviluppo della chain, la documentazione delle operazioni su mainnet e la costruzione di moduli specifici per agenti impliciti nella documentazione e nei materiali affiliati, inclusi strumenti di wallet e account orientati alla delega controllata e (secondo la documentazione) moduli di roadmap per funzionalità agent-aware.
La documentazione ufficiale pubblica già i parametri di rete live sia per testnet che per mainnet insieme alle guide per l’operatività dei nodi, il che suggerisce che il prossimo fattore limitante non è la disponibilità della chain, ma se gli sviluppatori lanceranno applicazioni che generano una domanda di transazioni persistente e non speculativa.
Dal punto di vista della sostenibilità dell’infrastruttura, l’ostacolo strutturale più difficile per Kite è dimostrare che i “pagamenti tra agenti” costituiscono una categoria che richiede una chain specializzata piuttosto che un semplice insieme di librerie e standard costruiti sopra le reti di regolamento esistenti, e che il modello di ricavi della rete possa realisticamente sostituire i sussidi inflazionistici alla sicurezza, come affermato nella sua narrativa di value capture.
