
AINFT
NFT#128
Che cos’è AINFT?
AINFT (ticker: NFT) è un token di governance multi-chain per l’ecosistema APENFT/AINFT che storicamente si è posizionato come una piattaforma e un fondo focalizzati sugli NFT su TRON ed Ethereum e che, nel contesto del rebranding “AINFT” dell’ottobre 2025, ha ampliato il proprio ambito dichiarato verso una narrativa di “agent” AI-più-blockchain, in cui i detentori del token partecipano alla governance invece di ricevere un diritto esplicito a flussi di cassa.
In termini pratici, il suo vantaggio competitivo è meno un fossato tecnologico di base innovativo e più la distribuzione: il token è inserito nell’ecosistema retail adiacente a TRON ed è stato ampiamente distribuito tra gli indirizzi, il che può contribuire a sostenere liquidità e partecipazione alla governance anche se il livello di differenziazione a livello di applicazioni è debole, come riflesso dalla presenza del token sui principali siti di dati di mercato.
In termini di struttura di mercato, AINFT è meglio analizzato come un asset di governance di un grande ecosistema applicativo, piuttosto che come una piattaforma di smart contract che compete per il calcolo general-purpose. All’inizio del 2026, gli aggregatori pubblici lo collocavano all’incirca nelle basse centinaia per capitalizzazione di mercato (per esempio, approssimativamente nella fascia #105–#121 a seconda del sito e della metodologia), con la supply circolante già vicina al massimo dichiarato, il che limita strutturalmente la diluizione futura rispetto a molti token più recenti e a forte emissione, ma significa anche che la crescita dipende maggiormente dall’utilità dal lato della domanda e dalla persistenza della narrativa, piuttosto che dalle dinamiche tipiche di un “token launch”.
Chi ha fondato AINFT e quando?
Il progetto risale ad APENFT, che CoinMarketCap descrive come registrato a Singapore il 29 marzo 2021 e fondato da Justin Sun e Sydney Xiong, con il token operativo su Ethereum e TRON.
Il contesto istituzionale rilevante per quella “annata” 2021 è che è emerso durante il boom degli NFT e il picco dell’appetito per il rischio retail, quando molti progetti “piattaforma + token” NFT sono stati lanciati con un branding simile a un fondo, ambizioni di marketplace e grant per l’ecosistema, spesso senza il tipo di trasparenza sui flussi di cassa che gli investitori istituzionali richiederebbero tipicamente nelle strutture di asset management tradizionali.
Nel tempo, la narrativa sembra essersi evoluta da un posizionamento come “marketplace/fondo NFT” verso una più ampia inquadratura come “infrastruttura AI” all’interno dell’ecosistema TRON, culminata nell’upgrade/rebranding dell’ottobre 2025 che CoinMarketCap riassume come “full upgrade to AINFT” di APENFT, con enfasi su agenti AI on-chain autonomi in grado di interagire con strategie DeFi e con la governance.
Per la due diligence, la domanda analitica chiave è se si tratti principalmente di un’espansione di prodotto con un’adozione on-chain misurabile, oppure di un riposizionamento a livello di brand che cavalca il trade degli AI agent; quest’ultimo può sostenere l’attività di trading senza necessariamente creare ricavi di protocollo duraturi o un mindshare degli sviluppatori difendibile.
Come funziona la rete AINFT?
AINFT non è un Layer-1 indipendente con un proprio consenso; è implementato come contratti di token distribuiti su reti esistenti, in particolare TRON (stile TRC-20) ed Ethereum (ERC-20), e compare anche come rappresentazione BEP-20 su BNB Smart Chain. Di conseguenza, le assunzioni di sicurezza e liveness per i trasferimenti e qualsiasi interazione con smart contract sono ereditate dalle chain sottostanti, piuttosto che da un set di validatori specifico di AINFT.
Su Ethereum, la sicurezza è fornita dall’economia dei validatori proof-of-stake e dalla diversità dei client; su TRON, dal delegated proof-of-stake (DPoS) e da una topologia dei validatori relativamente più permissioned; su BSC, da un set di validatori più ristretto e da una governance incentrata su BNB – ciascuno con trade-off distinti in termini di resistenza alla censura e finalità, che diventano rilevanti se il “governance token” è destinato a coordinare un’attività economica significativa cross-chain.
Tecnicamente, ciò che conta di più è la rappresentazione cross-chain e l’instradamento della liquidità, piuttosto che funzionalità di scaling a livello di protocollo come sharding o rollup. Il deployment multi-chain di AINFT introduce rischi legati al token canonico (quale chain è trattata come “primaria” per governance e liquidità), rischi di bridge/rappresentazione (le versioni wrappate potrebbero non avere garanzie identiche) e complessità operativa per utenti e integratori.
Qualsiasi roadmap sugli “AI agent” descritta nelle schede di mercato va quindi letta come un’ambizione a livello di applicazione che verrebbe comunque eseguita sulle macchine virtuali delle chain ospiti (EVM per Ethereum/BSC, TVM per TRON), il che significa che i veri elementi di differenziazione diventano le componenti off-chain (framework degli agenti, pipeline di dati, chiavi privilegiate e dipendenze da oracle), che in genere sono più difficili da auditare e più centralizzate rispetto al consenso della chain di base.
Quali sono i tokenomics di nft?
All’inizio del 2026, i principali provider di dati riportavano un massimale di supply molto elevato, dell’ordine di 999,99 trilioni di token, con una supply circolante/totale di circa 990,1 trilioni, il che implica che la maggior parte dei token è già in circolazione e che la futura diluizione – almeno in termini di supply di headline – dovrebbe essere limitata rispetto ai progetti long-tail che devono ancora affrontare programmi di emissione pluriennali.
Questo profilo “quasi completamente distribuito” può sostenere una narrativa di scarsità, ma significa anche che la domanda marginale deve derivare da utilità effettiva, rilevanza nella governance o rotazione speculativa, piuttosto che da incentivi finanziati dall’inflazione che temporaneamente avviano l’attività.
Per quanto riguarda le meccaniche di burn e la riduzione della supply, i report di terze parti nel corso degli anni hanno descritto eventi di buyback-and-burn finanziati da ricavi dell’ecosistema o da vendite di asset, inclusa una burn del luglio 2021 legata a un voto della community e a un riacquisto finanziato da vendita di opere d’arte, il che indica che il progetto ha in alcuni momenti cercato di utilizzare burn discrezionali come segnale e per supportare una narrativa deflazionistica.
A livello istituzionale, la domanda sulla value accrual è se questi meccanismi siano sistematici (rule-based, verificabili e difficili da modificare) o discrezionali (dipendenti dalle decisioni manageriali e dal ritmo del marketing). Un token di governance la cui principale “yield” consiste in annunci occasionali di buyback/burn tende a comportarsi più come un proxy azionario sensibile al sentiment che come una commodity supportata da fee, soprattutto quando il token stesso non è richiesto come gas sulle chain sottostanti e quando l’ambito della governance non è chiaramente collegato ai flussi di cassa del protocollo.
Chi sta usando AINFT?
Le pagine pubbliche di dati di mercato indicano un’ampia distribuzione per indirizzo (CoinMarketCap elenca dell’ordine di milioni di holder), in linea con la storia dell’ecosistema TRON fatta di airdrop di token su vasta scala e distribuzione incentrata sul retail, ma “molti holder” non equivale a “molti utenti attivi”.
In pratica, una due diligence istituzionale separerebbe il turnover guidato dagli exchange dall’utilità organica on-chain esaminando se il token venga utilizzato per votazione di governance, pagamento di fee all’interno di un marketplace, collateralizzazione in DeFi o regolamento in contratti applicativi; in assenza di un’economia di dApp nativa AINFT chiaramente dominante e visibile nelle analitiche mainstream, il caso base è che una quota significativa dell’attività sia speculativa e guidata dalla liquidità piuttosto che dall’utilità.
In termini di partnership e adozione, le affermazioni più difendibili si limitano a listing verificabili, integrazioni e deployment on-chain, piuttosto che a dichiarazioni di “adozione enterprise”. Alcune coperture di terze parti hanno sostenuto una dinamica di listing su exchange nel 2025, ma poiché tali affermazioni possono essere confuse con campagne promozionali e non equivalgono all’uso da parte di imprese, l’inquadramento istituzionale più conservativo è che l’adozione dimostrata di AINFT avvenga principalmente all’interno di venue crypto-native (exchange centralizzati e rail DeFi TRON/EVM), piuttosto che tramite integrazioni identificabili con bilanci aziendali o network di pagamento con volumi dichiarati.
Quali sono i rischi e le sfide per AINFT?
L’esposizione regolatoria va vista attraverso due lenti: il contesto generale di scrutinio su NFT/cripto e i fatti specifici del token. Negli Stati Uniti, i regolatori hanno mostrato disponibilità ad applicare l’analisi di diritto dei titoli a offerte legate agli NFT in determinati pattern fattuali, incluso il caso SEC 2023 su Impact Theory discusso nei commenti dei principali studi legali, il che è rilevante perché il branding storico di AINFT è adiacente a narrative di “funding + collectibles + aspettativa di profitto” anche se il token è commercializzato come governance.
Allo stesso tempo, l’intensità dell’enforcement verso i marketplace NFT è fluttuata (per esempio, è stato riportato che la SEC ha chiuso un’indagine su OpenSea all’inizio del 2025), il che evidenzia che il rischio regolatorio di breve periodo può dipendere tanto dai cicli politici e dalle priorità di enforcement quanto da una dottrina legale immutabile Axios. Per AINFT nello specifico, un ulteriore rischio strutturale è la centralizzazione per dipendenza: se l’esecuzione significativa della roadmap dipende da AI agent off-chain, vault di strategie curati o processi di governance privilegiati, il “governance token” può diventare esposto alla discrezionalità degli operatori, a errori nella gestione delle chiavi o a conflitti di interesse difficili da prezzare ex ante.
Anche il rischio competitivo è non trascurabile, perché la proposta centrale di AINFT si sovrappone a categorie affollate: marketplace NFT (token dell’ecosistema OpenSea/Blur dove applicabile), finanziarizzazione degli NFT e narrative sugli “AI agent” che si sono moltiplicate su diverse chain. Nel frattempo, l’economia più ampia delle dApp ha mostrato che l’attenzione degli utenti ruota rapidamente tra settori (DeFi, gaming, NFT, AI), e i dati a livello di settore hanno ripetutamente messo in evidenza che metriche di liquidità come la TVL possono aumentare anche mentre l’attività degli utenti diminuisce, implicando che la concentrazione di capitale non garantisce un coinvolgimento retail duraturo.
Per un token di governance che non è l’asset di gas di una chain dominante, mantenere la rilevanza richiede di solito o un monopolio applicativo difendibile o un allineamento di incentivi persistente – entrambi difficili in settori in cui i costi di switching sono bassi.
Qual è l’outlook futuro per AINFT?
Il “milestone” più concreto e verificabile negli ultimi 12 mesi sembra essere l’upgrade/rebranding APENFT-to-AINFT dell’ottobre 2025 descritto dai principali aggregatori di dati, che ha riposizionato l’ecosistema verso casi d’uso incentrati sugli AI agent e la partecipazione alla governance. La questione investibile, andando avanti, è se questa roadmap si tradurrà in un’adozione on-chain osservabile – attività di governance ricorrente, entrate del protocollo sostenute e destinate a burn o incentivi trasparenti, e un ecosistema di sviluppatori misurabile – invece di rimanere principalmente una sovrastruttura narrativa su un token ampiamente distribuito.
Dal punto di vista strutturale, gli ostacoli del progetto riguardano meno il throughput “grezzo” della blockchain e più la credibilità e la misurabilità: dimostrare che gli “agent AI” non siano semplicemente bot off-chain con etichette di marketing, rendere più robusta qualsiasi automazione degli agenti contro la manipolazione degli oracle e il MEV, e chiarire come le decisioni di governance vincolino i parametri economici reali (commissioni, politica di tesoreria, regole di buyback/burn) in un modo che sia verificabile sia sulle implementazioni TRON che EVM.
Se questi vincoli non verranno affrontati con reportistica trasparente e meccanismi minimamente discrezionali, è probabile che AINFT continui a essere scambiato come un asset di governance sensibile al sentiment, adiacente all’ecosistema, i cui fondamentali risultano difficili da valutare per le istituzioni oltre alle caratteristiche di liquidità e distribuzione.
