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Sei

SEI#99
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Volume 24h
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Capitalizzazione di Mercato
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Offerta Circolante
6,612,222,222
Prezzi storici (in USDT)
yellow

Che cos’è Sei?

Sei è una blockchain Layer 1 ad alta capacità di throughput progettata per far funzionare le applicazioni compatibili con Ethereum in modo più rapido ed economico, riducendo i colli di bottiglia pratici che limitano l’esecuzione dell’EVM su larga scala, in primo luogo l’elaborazione sequenziale delle transazioni, la latenza introdotta da configurazioni di consenso conservative e l’overhead di stato/storage. Il suo vero “vantaggio competitivo” non è la novità fine a se stessa, ma un approccio ingegneristico orientato alle prestazioni in condizioni avverse: la rete di produzione di Sei abbina un ambiente EVM a un’esecuzione parallelizzata (introdotta con la Sei v2 parallelized EVM) e a uno stack di consenso BFT altamente ottimizzato, derivato da Tendermint e descritto nel materiale del protocollo come Twin Turbo Consensus, con l’obiettivo di ottenere una finalità deterministica inferiore al secondo invece della finalità probabilistica di Ethereum.

In termini di struttura di mercato, Sei si è generalmente posizionata meno come una “L1 generalista per tutto” e più come una sede di esecuzione ottimizzata per la finanza on-chain sensibile alla latenza, pur competendo direttamente nel vasto panorama delle L1 EVM. All’inizio del 2026, i principali aggregatori di dati di mercato collocano SEI all’incirca nella fascia medio-bassa delle crypto a grande capitalizzazione per capitalizzazione di mercato (per esempio, CoinMarketCap mostra SEI intorno alla posizione #70–#80 a seconda del giorno e della metodologia), dato che conta principalmente come proxy di liquidità e distribuzione sugli exchange, piuttosto che come indicatore fondamentale di product-market fit (CoinMarketCap).

Sul fronte dell’utilizzo, dashboard analitiche di terze parti hanno periodicamente mostrato numeri molto elevati di transazioni e indirizzi attivi rispetto alla base di capitale DeFi della chain, con la pagina di Sei su Dune che in alcuni snapshot mostra transazioni settimanali nell’ordine delle decine di milioni e indirizzi attivi settimanali vicini al milione, mettendo in evidenza al contempo la TVL via DeFiLlama come un segnale di adozione volatile ma misurabile, piuttosto che come un articolo di fede Dune.

Chi ha fondato Sei e quando?

Sei nasce dalla tradizione Cosmos/Cosmos-SDK e ha lanciato la sua prima era di mainnet nel 2023 (spesso indicata nelle comunicazioni del progetto come “Pacific-1 Mainnet”), in un contesto di settore ancora plasmato dalle condizioni di avversione al rischio post-2022, dall’incertezza normativa e sugli exchange negli Stati Uniti e da un ambiente di finanziamento che premiava le prestazioni effettive di throughput rispetto alle whitepaper aspirazionali.

Le comunicazioni del progetto descrivono una rete evoluta dalla base della mainnet 2023 verso un profilo di esecuzione sostanzialmente diverso con l’attivazione di Sei v2 e la sua svolta EVM a luglio 2024 (Sei community airdrop background; Sei v2 announcement). L’organizzazione di sviluppo più frequentemente citata nel materiale ufficiale è Sei Labs, con una leadership pubblica che include spesso il co-fondatore Jay Jog in interviste stampa e rilasci relativi alla roadmap tecnica.

Nel tempo, la narrativa è passata da “chain costruita ad hoc per il trading” a “livello di settlement ad alte prestazioni compatibile con Ethereum”, riflettendo un riconoscimento pragmatico del fatto che la distribuzione degli sviluppatori e il tooling dell’EVM costituiscono essi stessi una forma di lock-in.

Questa evoluzione è esplicita nelle comunicazioni orientate alla governance, come il processo SIP di Sei Labs, in cui Sei ha preso in considerazione la semplificazione dell’architettura abbandonando ambienti di esecuzione multipli a favore di una direzione “solo EVM”, per allineare sviluppo, infrastruttura e composabilità alle norme di Ethereum. In altre parole, la “storia” di Sei è stata meno una svolta radicale e più un restringimento incrementale di ciò che ritiene di dover ottimizzare: velocità di esecuzione EVM e finalità prevedibile, anche a costo di deprecare percorsi di smart contract nativi Cosmos introdotti in precedenza.

Come funziona la rete Sei?

Sei è una rete proof-of-stake che utilizza un nucleo di consenso Byzantine Fault Tolerant in stile Tendermint, con proprietà di finalità deterministica (a un singolo blocco) tipiche dei design BFT, anziché un settlement probabilistico in stile Nakamoto. La documentazione del protocollo descrive l’implementazione di consenso attuale come “Enhanced Tendermint BFT”, commercializzata come Twin Turbo Consensus, con un tempo obiettivo di blocco intorno ai ~400 ms e una soglia di sicurezza BFT standard che richiede l’accordo di ≥2/3 dei validatori. In termini applicativi pratici, la tesi è che una finalità rapida e deterministica non sia solo un miglioramento di UX; è un abilitatore strutturale per primitive DeFi sensibili alla latenza (perpetual, design simili ai CLOB e lending con molte liquidazioni) in cui il rischio di reorg e la finalità ritardata comportano costi economici misurabili.

Tecnicamente, la differenziazione di Sei si comprende meglio come uno stack di ottimizzazioni di performance, piuttosto che come una singola “scoperta rivoluzionaria”. Sul lato esecuzione, la rete ha dato enfasi all’elaborazione EVM parallelizzata – eseguendo in parallelo transazioni non in conflitto – mantenendo al contempo le semantiche di opcode e gas di Ethereum, per preservare la compatibilità con gli smart contract e gli strumenti EVM esistenti.

Sul fronte dell’evoluzione del consenso, la roadmap “Giga” di Sei mira esplicitamente a un ulteriore salto di un ordine di grandezza passando a un design BFT multi-proposer (“Autobahn”), pensato per ridurre il vincolo del singolo proponente che può limitare il throughput anche su reti Tendermint ben ottimizzate.

Dal punto di vista della sicurezza, questi obiettivi di performance dipendono comunque dalla decentralizzazione dei validatori e dalla resilienza operativa; la documentazione di staking di Sei segnala inoltre una scelta progettuale atipica tra le chain vicine all’ecosistema Cosmos: documenta infatti “nessun slashing dei fondi” pur utilizzando il jailing e l’esclusione dalle ricompense come strumenti di enforcement, spostando così il modello di sicurezza verso incentivi di liveness e dinamiche reputazionali piuttosto che su penalità di capitale dirette.

Qual è la tokenomics di sei?

SEI è un asset a offerta massima limitata con un tetto di 10 miliardi di token, con un’offerta circolante significativamente inferiore a tale limite all’inizio del 2026 secondo i principali aggregatori di dati, il che implica una quota non trascurabile di token ancora soggetti a sblocco/vesting e/o riserve non emesse, che gli investitori tendono a modellare come rischio di diluizione piuttosto che come “upside futuro”.

La sicurezza della rete e l’economia dei validatori sono, per design, basate sullo staking; ciò implica tipicamente emissioni continue almeno durante le fasi di bootstrap e maturazione della rete. Sintesi di tokenomics di terze parti descrivono le ricompense di staking come inizialmente finanziate dalle riserve e in seguito tramite minting inflazionistico, con livelli di inflazione riportati che variano nel tempo, sebbene i parametri precisi vadano considerati dipendenti dalla governance e dall’implementazione, piuttosto che immutabili.

L’utilità e l’accumulo di valore sono lineari, ma non necessariamente “simili a ETH”. SEI funziona come token di commissione per l’esecuzione delle transazioni e come asset di staking usato per garantire il consenso. Tuttavia, a differenza di Ethereum dopo l’EIP-1559, Sei non si posiziona come una commodity guidata dal burning delle fee con un meccanismo di deflazione incorporato; il suo materiale di supporto afferma che utilizza un modello di gas in stile pre–EIP-1559 e che le commissioni di transazione sono distribuite ai validatori anziché essere bruciate, il che concentra strutturalmente il beneficio economico nel rendimento di validatori/deleganti piuttosto che nella riduzione dell’offerta Sei support: fee model and no burning.

In pratica, ciò rende il rendimento da staking, la salute del set di validatori e la reale generazione di fee più centrali in qualsiasi quadro di valutazione fondamentale rispetto alle “narrative di burn”, sollevando al contempo la consueta questione, tipica del PoS, se le entrate organiche da commissioni possano alla lunga compensare la necessità di emissioni significative senza degradare la sicurezza.

Chi sta usando Sei?

L’utilizzo di Sei va distinto tra liquidità speculativa e reale utilità on-chain, perché alti numeri di transazioni possono essere trainati da un mix di domanda reale degli utenti, programmi di incentivi, airdrop farming e pattern specifici delle applicazioni (in particolare nel gaming e nelle app consumer). Le comunicazioni pubbliche sull’ecosistema e le analisi di terze parti hanno ripetutamente presentato il punto di forza principale di Sei come il throughput e il settlement a bassa latenza per la DeFi, e dashboard di terze parti hanno mostrato attività significative in termini di transazioni e indirizzi attivi, ma la TVL nel tempo è stata altamente variabile, a conferma del fatto che “utenti” e “capitale” non crescono necessariamente di pari passo nel crypto Dune Sei activity.

Anche all’interno della DeFi, alcune analisi pubbliche hanno enfatizzato un’angolazione di “efficienza del capitale” – alto volume di perpetual rispetto alla TVL – che, pur supportando in linea di massima la tesi della “trading chain”, ricorda anche che il volume può essere transitorio e sensibile a incentivi, condizioni di mercato e alla presenza di un numero ristretto di venue dominanti.

Il punto in cui la storia di adozione di Sei diventa più leggibile per gli operatori istituzionali è quello delle partnership per asset del mondo reale e tokenizzazione di fondi, sufficientemente concrete da poter essere citate senza fare affidamento su indiscrezioni. Annunci dell’ecosistema Sei e stampa crypto mainstream hanno riportato integrazioni che coinvolgono infrastrutture di tokenizzazione regolamentate, tra cui Securitize che porta su Sei un prodotto feeder tokenizzato collegato alla strategia di credito di Apollo (ACRED), esplicitamente inquadrato attorno a controlli di compliance e accesso per investitori qualificati.

Separatamente, l’espansione di KAIO su Sei è stata coperta sia dalle comunicazioni del progetto sia da CoinDesk, descrivendo un’esposizione tokenizzata a strategie associate a grandi gestori (inclusi prodotti di liquidità collegati a BlackRock e strutture feeder Brevan Howard) fornita a utenti istituzionali/accreditati tramite un wrapper regolamentato, anziché tramite distribuzione retail aperta. Questo non equivale a “grandi istituzioni che usano SEI come asset di tesoreria”, ma rappresenta segnali più credibili di integrazioni in produzione rispetto a generiche dichiarazioni di partnership di ecosistema.

Quali sono i rischi e le sfide per Sei?

L’esposizione regolamentare per Sei è principalmente indiretta e legata ai diversi regimi normativi, piuttosto che a una singola azione di enforcement nota, ma resta rilevante perché gli Stati Uniti hanno storicamente trattato alcune modalità di distribuzione di token proof-of-stake e i servizi di staking-as-a-service come aree di scrutiny. Un esempio concreto di adiacenza regolamentare è il tentativo di incapsulare l’esposizione a SEI in staking all’interno di un veicolo quotato negli Stati Uniti: Canary Capital ha depositato una dichiarazione di registrazione per un “Canary Staked SEI ETF” il 30 aprile 2025, e in seguito ha depositato un S-1/A emendato il 10 dicembre 2025; all’inizio del 2026 quel documento indica “deposito ed emendamento” piuttosto che un prodotto intrinsecamente approvato, e il percorso verso l’efficacia dipende dal processo SEC e dai vincoli della struttura di mercato (SEC S-1 filing; SEC S-1/A amendment).

Separatamente, i vettori di centralizzazione sono presenti in tutte le reti PoS e possono manifestarsi come concentrazione dello stake, omogeneità operativa dei validatori o dipendenza da un numero ridotto di provider di infrastruttura; la decisione di Sei di documentare “nessuno slashing” introduce anche una domanda scettica sul fatto che il solo jailing e la perdita delle ricompense siano deterrenti sufficienti contro alcuni comportamenti scorretti dei validatori in condizioni estreme.

Il rischio competitivo è grave perché l’affermazione di Sei non è “nuova funzionalità” ma “prestazioni migliori con compatibilità EVM”, che è precisamente il campo di battaglia su cui competono gli ecosistemi ben capitalizzati. Il gruppo di pari rilevante include altri L1 ad alto throughput con modelli di esecuzione differenziati (Solana), L1 a esecuzione parallela o basati su Move (Aptos, Sui) e chain e rollup ad alte prestazioni incentrati su EVM che competono su costo, liquidità e distribuzione.

Le minacce economiche derivano da tale competizione: se la liquidità, la profondità delle stablecoin e la mindshare degli sviluppatori si concentrano altrove, i vantaggi prestazionali possono risultare insufficienti perché la maggior parte delle applicazioni ottimizza prima per utenti e capitale, e solo in secondo luogo per la latenza. Al contrario, se l’attività su Sei è guidata in modo sproporzionato dal design degli incentivi o da un numero ristretto di applicazioni dominanti, la rete può subire cali riflessivi nell’utilizzo quando tali incentivi svaniscono o quando sedi concorrenti sovvenzionano la migrazione.

Qual è la Prospettiva Futura per Sei?

La roadmap di Sei nel breve-medio termine è insolitamente esplicita nei suoi obiettivi di performance e nei filoni di lavoro architetturali che ritiene necessari per raggiungerli. Il messaggio ufficiale “Giga” della rete inquadra l’obiettivo come un miglioramento del throughput di circa “50x” per i carichi EVM, ridisegnando esecuzione, consenso e storage, incluso lo sviluppo di un nuovo client EVM e la transizione del consenso verso un approccio BFT multi-proposer (Autobahn) invece di fare affidamento esclusivamente su parametri Tendermint ottimizzati.

In parallelo, proposte di governance come SIP-3 indicano l’intenzione di semplificare la superficie di sviluppo della chain verso un’impostazione EVM-first o EVM-only, il che potrebbe ridurre complessità e frammentazione ma rischia anche di alienare le constituency native Cosmos e di creare costi di migrazione per le eventuali applicazioni non EVM rimanenti.

L’ostacolo strutturale è che le “prestazioni a livello web2” non sono solo un’affermazione ingegneristica; devono restare valide sotto vincoli di decentralizzazione, condizioni MEV avverse, turnover dei validatori e reale composabilità delle applicazioni. Anche se Sei fornisse throughput grezzo, il mantenimento di un’adozione duratura dipende probabilmente dal fatto che una profonda liquidità in stablecoin, rail credibili per l’emissione di RWA e uno stack difendibile di validatori/infrastruttura co-evolvano con la roadmap tecnica.

Quanto più Sei punta a carichi di lavoro di livello finance, tanto più eredita aspettative di livello finance: esecuzione prevedibile, resilienza operativa, on-ramp compatibili con la compliance per asset regolamentati e un processo di governance in grado di modificare parametri core senza fratturare l’ecosistema.