Crypto-Asset Reporting Framework (CARF): cos’è e come cambia la fiscalità sulle criptovalute

Nickolas Liadov
Nickolas LiadovMay, 20 2025 16:24
CARF Explained/Shutterstock

La crescita esplosiva del mercato delle criptovalute – arrivato a inizio 2025 a 2,6 trilioni di dollari di capitalizzazione complessiva – ha messo a nudo gravi falle nell’azione di contrasto all’evasione fiscale e nella trasparenza finanziaria a livello globale.

A differenza del sistema bancario tradizionale, in cui gli intermediari finanziari agiscono da affidabili “uffici di segnalazione”, gli asset cripto possono circolare peer‑to‑peer oltreconfine senza un controllo centralizzato, creando una vera e propria “zona d’ombra” normativa. Stime del Fondo Monetario Internazionale indicano che l’evasione fiscale tramite canali cripto costa complessivamente ai governi tra i 15 e i 20 miliardi di dollari l’anno, un importo destinato a crescere con l’aumentare dell’adozione.

Per colmare questo vuoto, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha sviluppato il Crypto-Asset Reporting Framework (CARF), un nuovo standard globale pensato per favorire lo scambio automatico di informazioni fiscali tra giurisdizioni. Destinato a diventare operativo nel 2027, il CARF rappresenta uno spartiacque nel modo in cui i governi monitorano e regolano le transazioni in criptovalute, portando di fatto la finanza decentralizzata sotto l’ombrello delle regole internazionali di cooperazione fiscale.

L’iniziativa CARF nasce dalla presa d’atto che gli attuali meccanismi di trasparenza fiscale, in particolare lo standard Common Reporting Standard (CRS) introdotto nel 2014, non sono stati concepiti per gestire le peculiarità degli asset basati su blockchain. Se da un lato il CRS ha ridotto in modo significativo l’evasione offshore tramite lo scambio automatico di informazioni fra intermediari finanziari tradizionali, dall’altro si è dimostrato inadeguato a fronteggiare criptovalute e piattaforme di finanza decentralizzata.

Alcuni eventi chiave hanno accelerato lo sviluppo del CARF:

  • L’inchiesta Pandora Papers del 2021 ha messo in luce come individui ad alta patrimonializzazione occultassero ricchezza attraverso strutture offshore, rafforzando l’urgenza di maggiore trasparenza finanziaria.
  • Uno studio OCSE del 2022 ha rilevato che il 67% degli utenti cripto non ha chiara la propria posizione fiscale, mentre il 42% delle amministrazioni fiscali intervistate segnala visibilità limitata sulle transazioni in criptovalute.
  • La Financial Action Task Force (FATF) ha pubblicato nell’ottobre 2021 una guida aggiornata sugli asset virtuali, raccomandando requisiti più stringenti di due diligence per i provider di servizi cripto.

Il CARF è il risultato di uno sforzo coordinato tra i 38 Paesi membri dell’OCSE e numerose altre giurisdizioni partner per fissare standard globali coerenti. Piuttosto che creare un sistema parallelo, il CARF si innesta sui meccanismi esistenti e li integra, armonizzando i requisiti per ridurre il carico di compliance e al contempo massimizzare la trasparenza fiscale.

Il quadro persegue due obiettivi principali:

  1. Chiudere le falle che consentono l’evasione, assicurando che i redditi da investimenti in cripto siano correttamente dichiarati e tassati
  2. Uniformare gli obblighi tra giurisdizioni per ridurre la frammentazione normativa e i costi di conformità per gli operatori regolari

Perimetro ampio: quali asset e soggetti rientrano nel CARF

Il CARF adotta una definizione estensiva e copre la maggior parte delle rappresentazioni digitali di valore basate su tecnologie di registro distribuito. In concreto, il framework si applica a:

Crypto-asset oggetto di segnalazione:

  • Criptovalute: Bitcoin, Ethereum e altri token di pagamento (che rappresentano l’83% del mercato per volumi)
  • Stablecoin: Tether, USD Coin e altre cripto ancorate a valute fiat, che nel 2024 hanno superato i 225 miliardi di dollari di capitalizzazione
  • Governance token: asset che attribuiscono diritti di voto nelle organizzazioni autonome decentralizzate (DAO)
  • Utility token: asset digitali che conferiscono accesso a specifici prodotti o servizi
  • Alcuni NFT: token non fungibili che svolgono funzioni d’investimento o di pagamento, e non esclusivamente di collezionismo

Gli asset già soggetti a segnalazione ai sensi del CRS – come i titoli tradizionali “tokenizzati” – sono esplicitamente esclusi per evitare doppi adempimenti. Secondo le stime OCSE, il CARF intercetterà circa il 95% dei volumi di transazione in crypto-asset a livello mondiale.

Soggetti obbligati alla segnalazione:

Il framework introduce obblighi a carico delle imprese che facilitano lo scambio o il trasferimento di crypto-asset, tra cui:

  • Exchange centralizzati (CEX): piattaforme come Coinbase, Binance e Kraken, che nel 2024 hanno gestito oltre 14 trilioni di dollari di volumi
  • Exchange decentralizzati (DEX): tra cui Uniswap, dYdX e altri protocolli, che nel 2024 hanno movimentato in on‑chain più di 2 trilioni di dollari
  • Provider di wallet custodial: soggetti che detengono le chiavi private per conto degli utenti
  • Broker e market maker: operatori che eseguono operazioni o forniscono liquidità su crypto-asset
  • Fornitori di servizi di pagamento: società che permettono agli esercenti di accettare pagamenti in criptovalute

Un elemento distintivo del CARF è l’approccio alla finanza decentralizzata. Le transazioni realmente peer‑to‑peer tra wallet self‑hosted restano fuori dalla segnalazione diretta (circa il 21% dei trasferimenti cripto), ma qualsiasi intermediario che faciliti tali movimenti diventa soggetto obbligato. Secondo analisi della società Chainalysis, circa il 79% dei volumi trasferiti in criptovalute coinvolge a un certo punto un’entità regolamentata, portando così la maggior parte delle operazioni nel perimetro del CARF.

Obblighi di rendicontazione: il set informativo richiesto

Nell’ambito del CARF, i soggetti tenuti alla segnalazione devono raccogliere e trasmettere annualmente alle autorità fiscali un set dettagliato di dati. Tali informazioni saranno poi scambiate automaticamente fra le giurisdizioni aderenti, offrendo una visibilità senza precedenti sulle attività cripto transfrontaliere.

Dati da raccogliere:

  1. Identità dell’utente:

    • Nome legale e data di nascita
    • Indirizzo di residenza e tutte le giurisdizioni fiscali di riferimento
    • Codici di identificazione fiscale (TIN) per ciascuna giurisdizione competente
    • Dati identificativi dell’ente per i clienti corporate, inclusa l’informazione sui titolari effettivi
  2. Dettagli delle transazioni:

    • Timestamp delle operazioni (con precisione al minuto)
    • Tipologia delle operazioni (acquisti, vendite, scambi, trasferimenti)
    • Quantità espresse sia in cripto sia in valuta fiat
    • Indirizzi dei wallet del mittente e del destinatario
    • Dati sulla giurisdizione geografica per i trasferimenti transfrontalieri
  3. Informazioni sull’asset:

    • Tipologia specifica di crypto-asset
    • Valore di mercato alla data/ora della transazione
    • Prezzo di carico, ove disponibile (ai fini del calcolo delle plusvalenze)

L’analisi del perimetro del CARF mostra che gli operatori dovranno rendicontare quattro categorie di operazioni:

  • Scambi tra crypto-asset e valute fiat (91% dei volumi di negoziazione)
  • Scambi fra crypto-asset diversi (7% dei volumi)
  • Pagamenti al dettaglio che superano determinate soglie
  • Trasferimenti di crypto-asset oggetto di segnalazione

Sono previsti limiti di esenzione (“de minimis”) per ridurre l’onere amministrativo salvaguardando al contempo l’integrità del sistema fiscale. Sebbene le soglie definitive saranno fissate dai singoli Stati in sede di recepimento, l’OCSE raccomanda di escludere i pagamenti retail sotto i 50.000 euro l’anno per contribuente, il che lascerebbe fuori circa l’83% degli utenti retail, continuando però a intercettare il 94% del valore complessivo movimentato.

Tempistica globale e stato di adozione

L’OCSE ha definito un’implementazione graduale del CARF:

  • 2023: finalizzazione del framework e pubblicazione delle linee guida tecniche
  • 2024‑2025: recepimento nelle legislazioni nazionali (processo attualmente in corso)
  • 2026: avvio del primo periodo di rendicontazione
  • 2027: primo scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali

A maggio 2025, 48 giurisdizioni hanno formalmente assunto l’impegno a implementare il CARF, rappresentando complessivamente oltre il 92% dei volumi globali di scambio in criptovalute. Tra gli aderenti più rilevanti:

  • Unione europea: tutti i 27 Stati membri tramite la direttiva DAC8 (adottata a marzo 2024)
  • Regno Unito: integrazione nel Finance Act 2024
  • Singapore: modifiche all’Income Tax Act approvate a dicembre 2024
  • Corea del Sud: revisione della Special Financial Information Law a febbraio 2025
  • India: introduzione della nuova Sezione 285BAA nel Finance Bill 2025

Il framework ha ricevuto il sostegno del G20, segnale di un forte commitment politico da parte delle principali economie. Negli Stati Uniti, l’adesione resta subordinata a un intervento del Congresso, sebbene il Dipartimento del Tesoro abbia già espresso apprezzamento per i principi alla base del CARF.

Nei Paesi in via di sviluppo il quadro è più eterogeneo. Se diverse economie emergenti del G20 (tra cui Brasile, Indonesia e Sudafrica) hanno già aderito, molti Stati a basso reddito faticano per carenza di risorse e competenze. Per colmare questo gap, l’OCSE ha lanciato programmi di assistenza tecnica: a oggi, 12 economie in via di sviluppo beneficiano di supporto specifico per l’implementazione.

Le sfide tecniche dell’attuazione

L’ambizione e l’ampiezza del CARF pongono sfide tecniche considerevoli sia per le amministrazioni fiscali sia per gli operatori del settore.

Verifica dell’identità e attribuzione dei wallet

Un nodo cruciale nella rendicontazione delle cripto è il collegamento tra le transazioni on‑chain e le identità reali. Se per gli exchange centralizzati l’adozione di procedure Know Your Customer (KYC) è ormai la norma, le transazioni che coinvolgono wallet self‑hosted restano più difficili da attribuire. Ricerche del Cambridge Centre for Alternative Finance mostrano che circa il 21% dei detentori di cripto utilizza prevalentemente wallet non‑custodial, riducendo il grado di visibilità.

Per mitigare questo rischio, il CARF introduce un requisito analogo alla cosiddetta “travel rule”: i soggetti obbligati devono registrare le informazioni sui destinatari dei trasferimenti verso wallet esterni. L’impostazione ricalca la Raccomandazione 16 della FATF, ma la messa in pratica resta complessa sul piano tecnico. Soluzioni di mercato come il Travel Rule Information Sharing Alliance (TRISA) e il protocollo OpenVASP sono state adottate dal 72% dei principali exchange a livello globale già nel 2024.

Coerenza nella valutazione degli asset

Un’ulteriore criticità riguarda l’esatta valorizzazione degli asset cripto, complicata da:

  • differenze di prezzo tra i vari exchange (talvolta superiori al 5%)
  • forti oscillazioni di mercato (con asset che possono variare di oltre il 15% in una sola giornata)
  • scarsa liquidità su determinate criptovalute o token di nicchia

Il CARF raccomanda di utilizzare prezzi medi ponderati per i volumi (VWAP) ricavati da exchange regolamentati, pur riconoscendo che tale metrica non sempre riflette in modo pienamente fedele il valore economico della singola operazione. circostanze. Uno studio di Chainalysis ha rilevato che le differenze di prezzo fra piattaforme possono tradursi in scostamenti di valutazione superiori a 7 miliardi di dollari l’anno sull’intero ecosistema.

Standard tecnici per lo scambio dei dati

Per garantire uno scambio di informazioni fluido, il CARF introduce formati elettronici standardizzati basati su XML Schema. L’OCSE ha pubblicato nell’ottobre 2024 il Crypto-Asset Reporting Framework XML Schema (CARF XML Schema), che definisce:

  • requisiti per la struttura dei dati
  • regole di validazione
  • standard di cifratura
  • procedure di gestione degli errori

I primi test condotti tra gli Stati membri dell’UE hanno mostrato tassi di validazione dei dati del 92%, mentre le trasmissioni transfrontaliere hanno evidenziato tassi di errore più elevati nelle fasi pilota.

Impatto economico sull’ecosistema delle criptovalute

L’introduzione del CARF rappresenta una svolta per il settore, accelerando l’integrazione delle cripto nel sistema finanziario regolamentato, ma imponendo al contempo significativi costi di adeguamento.

Costi di compliance e ristrutturazione del mercato

Per i fornitori di servizi cripto, l’implementazione del CARF richiede investimenti rilevanti in:

  • infrastrutture tecnologiche: aggiornamento dei sistemi per tracciare e riportare i dati delle transazioni
  • personale: assunzione di specialisti di compliance e consulenti legali
  • gestione dei dati: implementazione di soluzioni sicure per l’archiviazione delle informazioni degli utenti

Secondo analisi di settore di Forrester Research, i principali exchange dovranno sostenere spese tra 3 e 7 milioni di dollari ciascuno per i sistemi di conformità, mentre le piattaforme più piccole si collocano in una forbice tra 500.000 e 1,5 milioni di dollari. Questi oneri potrebbero accelerare il consolidamento del settore, mettendo in difficoltà gli operatori minori nell’assorbire i costi regolamentari.

I segnali di questo trend sono già visibili:

  • il numero di exchange attivi è sceso del 12% nel 2024
  • le operazioni di M&A nel comparto cripto sono aumentate del 34% su base annua
  • diversi player regionali hanno annunciato il ritiro da alcuni mercati, citando la crescente complessità normativa

Catalizzatori per l’adozione istituzionale

In modo paradossale, se da un lato il CARF aumenta gli oneri di compliance, dall’altro rimuove una parte dell’incertezza che frenava la partecipazione istituzionale. Regole di rendicontazione chiare forniscono quel quadro regolamentare che le istituzioni finanziarie tradizionali considerano indispensabile per esporsi agli asset cripto.

L’effetto è visibile negli sviluppi recenti di mercato:

  • il fondo obbligazionario tokenizzato di BlackRock è stato lanciato nel febbraio 2025, seguito da prodotti analoghi di Vanguard e Fidelity
  • Goldman Sachs e JPMorgan hanno ampliato i servizi di prime brokerage cripto alla fine del 2024
  • la quota di Bitcoin detenuta da investitori istituzionali è salita dall’8% al 14% dell’offerta circolante tra il 2023 e il 2025

Un sondaggio PwC indica che il 68% degli investitori istituzionali cita il “miglioramento della chiarezza regolamentare” come fattore primario nella decisione di aumentare l’esposizione alle cripto.

User experience e implicazioni sulla privacy

Per gli utenti retail, l’attuazione del CARF accentua la tensione tra esigenze fiscali e aspettative di riservatezza. La natura pseudonima delle transazioni on-chain – a lungo considerata da molti una caratteristica chiave – viene significativamente ridimensionata dal nuovo regime di reporting.

Le ricerche sui consumatori mostrano reazioni contrastanti:

  • il 61% degli utenti è favorevole a un reporting standardizzato per semplificare gli adempimenti fiscali
  • il 57% esprime preoccupazione per l’accesso dei governi ai dati transazionali
  • il 42% dichiara di essere propenso ad aumentare l’uso di tecnologie a tutela della privacy

Questi risultati suggeriscono potenziali cambiamenti comportamentali: maggiore interesse per privacy coin, servizi di mixing e exchange decentralizzati. Tuttavia, l’efficacia di queste strategie elusive potrebbe ridursi con l’avanzare dell’implementazione e il miglioramento delle capacità di tracciamento.

Come proteggersi dal social engineering nel mondo cripto

L’entrata in vigore del CARF coincide con un preoccupante aumento degli attacchi di social engineering ai danni dei detentori di criptovalute. Secondo Chainalysis, truffe e furti in ambito cripto hanno causato perdite per oltre 10,3 miliardi di dollari nel 2024, con tecniche di social engineering alla base di circa il 67% degli incidenti.

Poiché gli obblighi di reporting aumentano la quantità di dati personali e finanziari custoditi dalle piattaforme cripto, i rischi di sicurezza potrebbero intensificarsi ulteriormente. Di seguito alcune strategie essenziali per proteggersi dal social engineering nel nuovo contesto:

1. Verificare scrupolosamente le comunicazioni

Le campagne di phishing più sofisticate imitano entità legittime, incluse amministrazioni fiscali ed exchange che sostengono di aver bisogno di dati per la “conformità al CARF”.

Misure di protezione:

  • verificare sempre in modo indipendente qualsiasi comunicazione tramite i canali ufficiali
  • non cliccare sui link contenuti in email o messaggi che si dichiarano provenienti da exchange o autorità fiscali
  • ricordare che le autorità fiscali, in genere, non richiedono informazioni sensibili direttamente via email
  • accedere ai siti ufficiali digitando l’URL nel browser, evitando di seguire link ricevuti

2. Attivare l’autenticazione a più fattori (MFA)

Una forte autenticazione è cruciale per prevenire il takeover degli account, specialmente quando l’aumento dei dati di reporting rende gli account compromessi ancora più preziosi.

Passi operativi:

  • privilegiare chiavi di sicurezza hardware (come YubiKey) rispetto alla verifica via SMS
  • usare app di autenticazione anziché la verifica via email quando non si dispone di chiavi hardware
  • applicare la MFA sia agli account sugli exchange sia alle caselle email collegate alle piattaforme cripto
  • controllare periodicamente le app collegate e revocare gli accessi non necessari

3. Segmentare i wallet

Distribuire gli asset su diversi wallet limita l’esposizione in caso di compromissione.

Buone pratiche:

  • mantenere wallet distinti per trading, custodia di lungo periodo e transazioni quotidiane
  • utilizzare hardware wallet per le posizioni più rilevanti (scelti solo dal 23% dei detentori di cripto, nonostante il livello di sicurezza superiore)
  • valutare wallet multisig che richiedono più approvazioni per autorizzare una transazione
  • non archiviare mai le seed phrase in formato digitale o su cloud

4. Valutare con attenzione le proposte di investimento

Le truffe di investimento proliferano promettendo “vantaggi fiscali” o “esenzioni CARF”.

Campanelli d’allarme:

  • rendimenti garantiti o promesse di investimenti “tax free”
  • pressione ad agire in fretta “prima che entrino in vigore le nuove regole”
  • richieste di metodi di pagamento inusuali o trasferimenti verso wallet privati
  • consigli di investimento non richiesti, specie via social media o app di messaggistica

5. Informarsi sugli obblighi fiscali

Conoscere i propri obblighi reali di dichiarazione è fondamentale per riconoscere le richieste fraudolente.

Punti chiave:

  • comprendere come il CARF viene applicato nella propria giurisdizione
  • sapere che il reporting fiscale legittimo avviene tramite intermediari regolamentati, non tramite contatto diretto con i governi
  • essere consapevoli che le autorità fiscali non richiederanno mai pagamenti in criptovalute
  • tenere a mente che il CARF non modifica la sostanza degli obblighi fiscali, ma solo le modalità di segnalazione

Prospettive future e scenario in evoluzione

L’implementazione del CARF è l’inizio, non la fine, del processo di standardizzazione fiscale sulle cripto. Alcune tendenze emergenti plasmeranno l’evoluzione del framework.

Integrazione con soluzioni di identità digitale

Le sfide legate alla verifica dell’identità potrebbero accelerare lo sviluppo di sistemi di identità nativamente blockchain. Progetti come l’EU Digital Identity Wallet (atteso per il 2026) e le iniziative della Decentralized Identity Foundation sulle credenziali verificabili potrebbero un giorno integrarsi con il reporting CARF, migliorando potenzialmente sia la privacy sia la compliance.

Adattamento all’evoluzione tecnologica

Con il progresso tecnologico nel settore cripto, il CARF richiederà aggiornamenti continui. Le aree chiave di possibile adattamento includono:

  • soluzioni di scaling layer-2 come i rollup di Ethereum, che complicano il tracciamento delle transazioni
  • bridge cross-chain che trasferiscono asset tra blockchain diverse, creando potenziali “vuoti” di reporting
  • tecnologie di privacy come le prove a conoscenza zero, che possono consentire conformità preservando la confidenzialità
  • valute digitali di banca centrale (CBDC), che potrebbero necessitare di un trattamento specifico all’interno dei framework di reporting

L’OCSE si è impegnata a condurre revisioni tecniche biennali a partire dal 2028 per affrontare queste nuove sfide.

Sfide del coordinamento globale

Pur offrendo un modello standardizzato, il CARF non elimina le divergenze tra implementazioni nazionali, che potrebbero generare frizioni. Le criticità includono:

  • conflitti in materia di protezione dei dati: tensioni tra obblighi di reporting e normative sulla privacy come il GDPR
  • arbitraggio regolamentare: rischio di migrazione delle attività verso giurisdizioni meno stringenti
  • interoperabilità tecnica: necessità di garantire uno scambio informativo realmente senza soluzione di continuità tra Paesi

Il Global Forum on Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes, che riunisce 165 giurisdizioni, sarà il principale organismo di coordinamento su questi temi.

Considerazioni finali

Il Crypto-Asset Reporting Framework è il più importante intervento regolamentare sulle criptovalute dai tempi dell’introduzione degli obblighi antiriciclaggio per gli exchange. Imponendo un reporting standardizzato a livello transfrontaliero, il CARF modifica in profondità il rapporto tra crypto-asset e sistema finanziario globale.

Per investitori e utenti, l’adattamento è imprescindibile. Conoscere gli obblighi di dichiarazione, adottare solide pratiche di sicurezza e saper riconoscere i tentativi di social engineering diventerà essenziale per muoversi con efficacia nel nuovo contesto. Se da un lato il CARF aumenta gli oneri di conformità, dall’altro offre la chiarezza regolamentare che potrebbe favorire una più ampia adozione istituzionale e la piena legittimazione delle cripto.

Per l’industria, il CARF è al tempo stesso sfida e opportunità. I consistenti costi di compliance accelereranno la maturazione e il consolidamento del mercato, ma potrebbero anche rafforzare la fiducia complessiva nell’ecosistema. I progetti che integreranno la compliance “by design” avranno probabilmente un vantaggio competitivo nel nuovo ambiente regolatorio.

Con l’avanzare del percorso verso il go-live previsto per il 2027, tutti gli attori dell’ecosistema – dagli utenti retail agli operatori istituzionali – saranno chiamati a rimodellare strategie, processi e modelli di business alla luce di un quadro che rende la trasparenza fiscale parte integrante dell’infrastruttura cripto.le principali piattaforme di scambio verso le autorità fiscali devono prepararsi a un contesto profondamente mutato, in cui l’originaria promessa delle criptovalute è destinata a evolvere per allinearsi agli standard globali di trasparenza e conformità normativa.

Nickolas Liadov profile photo

Nickolas Liadov

Nickolas è un giornalista, membro della International Federation of Journalists (IFJ) e un trader esperto con 15 anni di esperienza nei mercati finanziari. Con oltre un decennio di esperienza nel giornalismo automobilistico, sportivo e informatico, ora si concentra su criptovalute, blockchain e mercati di asset digitali, combinando esperienza operativa di trading con analisi approfondite e una narrazione accessibile.

Disclaimer e avvertenza sui rischi: Le informazioni fornite in questo articolo sono solo per scopi educativi e informativi e sono basate sull'opinione dell'autore. Non costituiscono consulenza finanziaria, di investimento, legale o fiscale. Gli asset di criptovaluta sono altamente volatili e soggetti ad alto rischio, incluso il rischio di perdere tutto o una parte sostanziale del tuo investimento. Il trading o il possesso di asset crypto potrebbe non essere adatto a tutti gli investitori. Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente quelle dell'autore/autori e non rappresentano la politica ufficiale o la posizione di Yellow, dei suoi fondatori o dei suoi dirigenti. Conduci sempre la tua ricerca approfondita (D.Y.O.R.) e consulta un professionista finanziario autorizzato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
Crypto-Asset Reporting Framework (CARF): cos’è e come cambia la fiscalità sulle criptovalute | Yellow