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L’unico segnale che tutti hanno ignorato prima del crollo di Bitcoin che ha spazzato via quasi 1 miliardo di dollari

L’unico segnale che tutti hanno ignorato prima del crollo di Bitcoin che ha spazzato via quasi 1 miliardo di dollari

Bitcoin (BTC) è sceso sotto 88.000 dollari martedì, rompendo un importante livello psicologico mentre la pressione di vendita si è estesa al più ampio mercato cripto in mezzo a crescenti tensioni geopolitiche e a una rinnovata incertezza riguardo a global trade and capital flows.

Cosa è successo

I dati di CoinMarketCap hanno mostrato che Bitcoin ha toccato un minimo di 87.814,93 dollari, in calo di circa il 5% nelle ultime 24 ore, segnando il livello più basso da settimane ed estendendo una correzione iniziata quando l’appetito per il rischio si è indebolito sui mercati globali.

Il movimento è arrivato mentre gli investitori assimilavano una nuova ondata di notizie politiche ed economiche, tra cui l’inasprimento della retorica commerciale tra Stati Uniti ed Europa e timori più ampi su come le dispute geopolitiche possano riversarsi sui mercati finanziari.

I dati di Coinglass showed liquidazioni per oltre 1,2 miliardi di dollari, di cui 989 milioni in posizioni long.

Il sell-off non ha riguardato solo Bitcoin.

Ethereum (ETH) è sceso anch’esso, scivolando sotto i 3.000 dollari mentre i trader riducevano l’esposizione agli asset digitali a grande capitalizzazione.

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BNB (BNB) e Solana (SOL) hanno seguito un andamento simile, mentre XRP (XRP) ha chiuso anch’esso in rosso.

Perché è importante

Gli analisti attribuiscono il ribasso a una combinazione di fattori, tra cui il calo della domanda di ETF, il deleveraging e i volumi di scambio ridotti per le festività che si sono protratti nel nuovo anno.

Tuttavia, la narrativa va oltre gli aspetti tecnici, con le tensioni geopolitiche che emergono come un driver cruciale dell’avversione al rischio tra le diverse classi di asset.

Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum highlights il confronto geo-economico e i conflitti tra stati come principali minacce, con recessioni economiche e inflazione in forte aumento nelle prospettive di breve periodo.

Le rinnovate minacce tariffarie del presidente Donald Trump, in particolare contro gli alleati europei della NATO sulla controversa questione della sovranità della Groenlandia, hanno scosso i mercati globali.

Queste misure, che potrebbero salire al 25% entro giugno se non verranno soddisfatte determinate condizioni, prendono di mira paesi come Danimarca, Francia e Germania, con il potenziale di interrompere $500 billion in transatlantic trade.

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