Il calcolo quantistico – un tempo confinato ai paper di fisica teorica – è diventato una minaccia concreta per le fondamenta crittografiche delle blockchain in tutto il mondo. In questo articolo analizziamo come token “quantum‑resistant” e nuovi schemi crittografici si preparano a difendere il mercato delle criptovalute da 2,7 trilioni di dollari da quella che molti esperti considerano ormai una sfida inevitabile alla sicurezza digitale.
I computer quantistici funzionano in modo radicalmente diverso dalle macchine tradizionali: utilizzano bit quantistici, o “qubit”, che grazie alla sovrapposizione possono rappresentare più stati contemporaneamente. Questa capacità, combinata con l’entanglement quantistico, abilita approcci di calcolo impensabili per l’informatica classica.
Per le reti di criptovalute, che si basano sul fatto che determinati problemi matematici siano di fatto impossibili da risolvere con i computer convenzionali, tutto ciò rappresenta una minaccia esistenziale.
Negli ultimi anni le preoccupazioni sono passate dal piano teorico a quello operativo:
- Nel 2023 Google, con l’unità di elaborazione quantistica (QPU) “Willow” da 433 qubit, ha dimostrato la cosiddetta “supremazia quantistica” su specifici compiti di calcolo
- La roadmap IBM 2024 prevede sistemi oltre i 4.000 qubit entro il 2027, avvicinandosi alla soglia ritenuta critica per rompere i principali sistemi crittografici oggi in uso
- Ricercatori dell’Università del Sussex stimano che un computer quantistico con circa 20 milioni di qubit rumorosi potrebbe violare la crittografia a curve ellittiche di Bitcoin in meno di 24 ore
Secondo il rapporto 2024 del Global Risk Institute sui rischi quantistici, le tempistiche per l’arrivo di computer in grado di spezzare gli attuali standard crittografici si sono drasticamente accorciate: viene stimata una probabilità del 50% di vedere sistemi capaci di rompere RSA‑2048 e ECC‑256 già entro il 2032, che sale al 90% entro il 2040.
La vulnerabilità specifica delle blockchain
Le blockchain presentano una superficie di attacco particolare rispetto al rischio quantistico, proprio a causa dei loro meccanismi fondamentali di sicurezza.
1. Esposizione della crittografia a chiave pubblica
Criptovalute come Bitcoin ed Ethereum si affidano massicciamente all’algoritmo di firma digitale ECDSA con curva secp256k1 per validare le transazioni. Nel momento in cui un utente spende i propri fondi, il corrispondente indirizzo espone la chiave pubblica sulla rete, aprendo una finestra critica di vulnerabilità.
Un avversario dotato di computer quantistico avanzato potrebbe:
- Derivare la chiave privata dalla chiave pubblica esposta sfruttando l’algoritmo di Shor
- Generare transazioni fraudolente per spostare i fondi dagli indirizzi compromessi
- Eseguire questi attacchi nel breve lasso di tempo tra la propagazione e la conferma on‑chain
Stime di Deloitte indicano che circa il 25% dei Bitcoin in circolazione (oltre 400 miliardi di dollari agli attuali prezzi) sarebbe allocato su indirizzi con chiavi pubbliche già esposte, rendendoli teoricamente vulnerabili ad attacchi quantistici una volta maturata la tecnologia.
2. Debolezze nei meccanismi di consenso
Oltre al furto diretto di asset, il calcolo quantistico può minare anche la tenuta dei meccanismi di consenso che regolano le blockchain.
Proof of Work (PoW): gli algoritmi quantistici potrebbero offrire vantaggi esponenziali nella risoluzione dei puzzle di hash, rendendo possibili:
- Attacchi del 51% con un investimento hardware molto inferiore
- Estrazioni di blocchi accelerate e riorganizzazioni profonde della catena
- La violazione del presupposto di “equità computazionale” alla base della sicurezza della rete
Proof of Stake (PoS): pur essendo meno esposta al semplice vantaggio di calcolo, una rete PoS resta vulnerabile se vengono compromessi gli schemi di firma sottostanti. In tale scenario un attaccante potrebbe:
- Falsificare le firme dei validatori
- Manipolare il processo di validazione dei blocchi
- Creare checkpoint in conflitto, compromettendo la finalità delle transazioni
Ricercatori del team crittografico della Ethereum Foundation stimano che un computer quantistico fault‑tolerant con circa 6.600 qubit logici potrebbe mettere seriamente a rischio la sicurezza di secp256k1, mentre sistemi con oltre 20.000 qubit logici la renderebbero del tutto inadeguata. Considerando gli attuali costi di correzione d’errore, ciò si tradurrebbe in milioni di qubit fisici: una soglia che, seguendo le traiettorie di sviluppo oggi dichiarate, potrebbe essere raggiunta nell’arco di 15‑20 anni.
Crittografia post‑quantum: le basi tecniche
Il processo di standardizzazione NIST
Il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha avviato nel 2016 il processo di standardizzazione della Post‑Quantum Cryptography (PQC), valutando 69 algoritmi candidati divisi in varie categorie crittografiche.
Dopo anni di analisi di sicurezza e benchmark prestazionali, nel 2022 il NIST ha selezionato alcuni finalisti:
Per il Key Encapsulation (accordo di chiavi):
- CRYSTALS‑Kyber (raccomandazione principale)
- BIKE, Classic McEliece, HQC e SIKE (candidati alternativi)
Per le firme digitali:
- CRYSTALS‑Dilithium (raccomandazione principale)
- FALCON (per applicazioni che richiedono firme più compatte)
- SPHINCS+ (per scenari dove si preferisce una sicurezza basata su funzioni di hash)
Questi standard costituiscono i mattoni di base per implementazioni blockchain resistenti ai quanti; la documentazione formale di standardizzazione è attesa entro fine 2025.
Gli approcci tecnici alla resistenza quantistica
Diverse famiglie crittografiche offrono livelli differenti di protezione dalle minacce quantistiche, ciascuna con specifici punti di forza e limiti.
Crittografia basata su reticoli
Gli schemi basati su reticoli (lattice‑based) si fondano sulla difficoltà computazionale di trovare il vettore più corto o più vicino in reticoli ad alta dimensione, problemi che restano duri anche in presenza di computer quantistici.
Profilo tecnico:
- Base di sicurezza: Shortest Vector Problem (SVP) e Learning With Errors (LWE)
- Efficienza computazionale: da moderata ad elevata (operazioni di cifratura/verifica rapide)
- Dimensione chiavi/firme: intermedia (in genere qualche KB, non pochi byte)
- Maturità implementativa: alta (scelta dal NIST come standard principale)
CRYSTALS‑Kyber, standard selezionato dal NIST, offre vari vantaggi particolarmente rilevanti per l’uso on‑chain:
- Chiavi nell’ordine di 1,5–2 KB, gestibili per l’archiviazione in blockchain
- Tempi di cifratura/decifratura prossimi agli algoritmi classici
- Ampi margini di sicurezza contro attacchi sia classici sia quantistici
- Requisiti computazionali compatibili con dispositivi a risorse limitate
I benchmark del processo NIST mostrano che Kyber‑768 (circa 128 bit di sicurezza post‑quantum) richiede ~0,3 ms per la generazione chiavi, ~0,4 ms per l’incapsulazione e ~0,3 ms per la decapsulazione su processori moderni: valori che lo rendono competitivo per blockchain ad alto throughput.
Firme basate su funzioni di hash
Gli schemi di firma hash‑based devono la loro sicurezza alla robustezza delle funzioni crittografiche di hash rispetto a collisioni e pre‑immagini, offrendo un’elevata affidabilità a fronte di vincoli pratici non trascurabili.
Profilo tecnico:
- Base di sicurezza: resistenza alle collisioni delle funzioni di hash
- Efficienza computazionale: alta (firma e verifica relativamente rapide)
- Dimensione chiavi/firme: molto grande, in particolare per le varianti stateful
- Maturità implementativa: molto alta (proprietà di sicurezza ampiamente studiate)
Implementazioni come XMSS (eXtended Merkle Signature Scheme) e SPHINCS+ offrono riduzioni di sicurezza dimostrabili; SPHINCS+ è stato selezionato dal NIST come standard alternativo di firma. Restano però criticità operative:
- Firme tra 8 e 30 KB, enormemente più pesanti delle firme ECDSA attuali
- Complesse esigenze di gestione dello stato per gli schemi stateful
- Numero limitato di firme possibili con schemi come XMSS
Per questi motivi, le firme hash‑based risultano più adatte a contesti blockchain con operazioni di firma poco frequenti o dove la priorità assoluta è la sicurezza, non l’efficienza di spazio.
Crittografia code‑based e multivariata
Altre famiglie crittografiche offrono diversificazione nelle ipotesi di sicurezza, fungendo da “linea di difesa” alternativa qualora emergessero vulnerabilità negli schemi a reticoli o hash‑based.
Profilo tecnico (code‑based):
- Base di sicurezza: problema del syndrome decoding
- Efficienza computazionale: moderata
- Dimensione chiavi/firme: molto grande (decine o centinaia di KB)
- Maturità implementativa: media (decenni di crittoanalisi, ma applicazioni limitate)
Profilo tecnico (multivariate):
- Base di sicurezza: risoluzione di sistemi di equazioni polinomiali multivariate
- Efficienza computazionale: eterogenea (verifica veloce, firma più lenta)
- Dimensione chiavi/firme: chiavi pubbliche grandi, firme più compatte
- Maturità implementativa: media (oggetto di intensa scrutinio accademico)
Sebbene oggi siano meno gettonate per applicazioni blockchain a causa di costi e ingombro, queste soluzioni restano centrali nelle strategie di “diversificazione crittografica” suggerite dagli esperti di sicurezza.
Blockchain resistenti ai quanti: le prime implementazioni
Reti nativamente quantum‑resistant
Alcuni progetti blockchain hanno integrato schemi crittografici resistenti ai quanti fin dalla genesi, offrendo un banco di prova utile per valutare sfide e compromessi reali.
Quantum Resistant Ledger (QRL)
Lanciata nel 2018, QRL è stata tra le prime blockchain progettate espressamente con un modello di sicurezza post‑quantum, adottando XMSS come schema di firma.
Implementazione tecnica:
- Schema di firma XMSS con funzione di hash SHAKE‑128 a 256 bit
- Formato indirizzi compatibile con più schemi di firma
- Modello a firme “one‑time” che richiede una gestione accorta delle chiavi
- Supporto multi‑firma per rafforzare la sicurezza degli account
L’esperienza QRL mette in luce, al tempo stesso, vantaggi e oneri dell’approccio hash‑based. I dati di rete mostrano firme con dimensione media di circa 2,5 KB, contro i ~72 byte delle firme tipiche di Bitcoin.
Il risultato è una maggiore occupazione di spazio on‑chain e consumo di banda: a parità di numero di transazioni, la blockchain QRL cresce circa 3,5 volte più velocemente della catena di Bitcoin.
Nonostante questi costi, QRL rappresenta una dimostrazione operativa di firme hash‑based stateful in ambiente blockchain, con oltre 2,6 milioni di blocchi prodotti dal lancio e, finora, nessun incidente di sicurezza documentato.
La strategia di transizione di IOTA
(Sezione in via di sviluppo nei piani progettuali di IOTA: la rete sta lavorando su un percorso graduale verso schemi di firma e protocolli compatibili con gli standard post‑quantum, con l’obiettivo di integrare progressivamente soluzioni resistenti ai quanti senza spezzare la compatibilità con l’ecosistema esistente.) IOTA ha inizialmente adottato le Winternitz One-Time Signatures (WOTS) per ottenere resistenza quantistica, ma nel tempo ha profondamente rivisto il proprio approccio attraverso diverse versioni di protocollo.
Evoluzione tecnica:
- Implementazione originaria di WOTS (pensata per contrastare le minacce quantistiche, ma con forti limiti di usabilità)
- Transizione alle firme Ed25519 con l’upgrade Chrysalis (con focus sulle performance)
- Integrazione pianificata degli standard NIST PQC nel futuro upgrade Coordicide
Il percorso di IOTA mette in evidenza le difficoltà concrete nel trovare un equilibrio tra sicurezza, efficienza e usabilità nelle soluzioni post-quantum. La documentazione del progetto riconosce che il primo modello di resistenza quantistica ha introdotto una notevole frizione lato utente, in particolare per i vincoli sul riutilizzo degli indirizzi. Questo ha portato a un ritorno temporaneo alla crittografia “classica”, in attesa di soluzioni quantisticamente sicure ma più gestibili dal punto di vista dell’esperienza d’uso.
QANplatform
QANplatform adotta schemi lattice-based in linea con le raccomandazioni NIST, implementando in particolare CRYSTALS-Kyber per lo scambio chiavi e CRYSTALS-Dilithium per le firme digitali.
Impostazione tecnica:
- Integrazione di algoritmi finalisti NIST per la crittografia post-quantum
- Modello ibrido che supporta sia metodi classici sia post-quantum
- Piattaforma per smart contract resistente agli attacchi quantistici
- Implementazione di livello 1 progettata per massimizzare l’accessibilità agli sviluppatori
I dati di performance del testnet di QANplatform mostrano la fattibilità pratica degli approcci lattice-based: i tempi medi di validazione delle transazioni si attestano intorno a 1,2 secondi, in linea con molte implementazioni basate su crittografia tradizionale. Il modello ibrido consente una migrazione graduale, affrontando uno dei principali ostacoli all’adozione delle tecnologie post-quantum.
Strategie di resistenza quantistica per le grandi reti
Le principali criptovalute devono affrontare ostacoli significativi nel migrare verso schemi post-quantum, a causa di dimensione, valore protetto e complessità di coordinamento.
L’approccio di Bitcoin
La filosofia di sviluppo estremamente conservativa di Bitcoin privilegia stabilità e retrocompatibilità, rendendo complesso qualsiasi cambio di primitive crittografiche.
Stato attuale e proposte:
- Nessuna Bitcoin Improvement Proposal (BIP) per firme post-quantum è stata adottata
- L’aggiornamento Taproot ha migliorato la privacy, ma non ha risolto le vulnerabilità quantistiche
- Tra le soluzioni discusse:
- Nuovi formati di indirizzo resistenti al quantum come opzione opt-in
- Periodi di transizione con doppia validazione
- Meccanismi di hard fork d’emergenza qualora le minacce quantistiche si manifestassero improvvisamente
La comunità Bitcoin ha storicamente anteposto la stabilità alle funzionalità aggiuntive: l’upgrade Taproot ha richiesto anni di discussione pur introducendo cambiamenti relativamente limitati. Questo modello di governance rende più difficile implementare la resistenza quantistica, che richiederebbe modifiche protocollari più profonde.
Un’analisi di BitMEX Research stima che circa 2,5 milioni di BTC (oltre 130 miliardi di dollari) siano tuttora custoditi in indirizzi pay-to-public-key (p2pk) che espongono direttamente la chiave pubblica, rappresentando la porzione più vulnerabile dell’offerta Bitcoin ad attacchi quantistici.
La roadmap di Ethereum
Ethereum ha mostrato una maggiore flessibilità evolutiva a livello di protocollo, e la resistenza quantistica compare esplicitamente nella sua visione di lungo periodo.
Impostazione prevista:
- Firme post-quantum incluse nella fase “Endgame” della roadmap tecnica di Ethereum
- Ricerca su schemi lattice-based compatibili con gli attuali sistemi di zero-knowledge proof
- Esplorazione dell’account abstraction come strumento per introdurre “agilità crittografica”
- Possibilità di resistenza quantistica opt-in prima di un’eventuale adozione a livello di rete
Il ricercatore Ethereum Justin Drake ha delineato una visione di “agilità crittografica” che permetterebbe alla rete di aggiornare gli schemi di firma senza interrompere le applicazioni esistenti. L’idea di fondo è che la resistenza quantistica non richiede solo nuovi algoritmi, ma anche strutture protocollari capaci di adattarsi dinamicamente agli standard crittografici emergenti.
Test di performance nei testnet Ethereum indicano che l’adozione di firme CRYSTALS-Dilithium aumenterebbe la dimensione delle transazioni di circa 2,3 KB, con un potenziale incremento dei costi in gas del 40-60% per le transazioni standard: un impatto rilevante ma gestibile alla luce della roadmap di scaling di Ethereum.
Sfide di implementazione e possibili soluzioni
Vincoli tecnici
L’adozione di primitive post-quantum introduce una serie di criticità tecniche per le blockchain.
Requisiti di storage e banda
Gli schemi crittografici post-quantum tendono a richiedere chiavi e firme di dimensioni maggiori.
L’aumento di grandezza incide su:
- Efficienza nell’uso dello spazio nei blocchi
- Larghezza di banda di rete
- Requisiti di storage per i nodi
- Commissioni di transazione
Possibili contromisure:
- Tecniche di aggregazione delle firme
- Soluzioni di layer 2 che spostano off-chain i dati delle firme
- Meccanismi di pruning incrementale dello storico
- Formati di encoding ottimizzati
Performance ed efficienza
Gli algoritmi post-quantum sono in genere più onerosi dal punto di vista computazionale.
Per le reti ad alto throughput questo si traduce in impatti su:
- Tempi di validazione delle transazioni
- Velocità di produzione dei blocchi
- Requisiti hardware dei nodi
- Consumi energetici
Strategie di ottimizzazione:
- Accelerazione hardware per algoritmi specifici
- Verifica batch delle firme
- Implementazioni con elaborazione parallela
- Ottimizzazioni mirate per singolo algoritmo
Ricerche della Ethereum Foundation indicano che implementazioni hardware-ottimizzate di firme lattice-based potrebbero ridurre il gap prestazionale a un fattore 2-3x rispetto alle attuali ECDSA: una differenza gestibile per la maggior parte delle applicazioni blockchain.
Governance e coordinamento
La natura decentralizzata delle blockchain pubbliche rende complesso ogni percorso di migrazione crittografica.
Coordinamento degli upgrade
A differenza dei sistemi centralizzati, dove gli aggiornamenti di sicurezza possono essere imposti dall’alto, le reti blockchain richiedono un ampio consenso tra:
- Core developer
- Operatori di nodo
- Miner/validatori
- Fornitori di wallet
- Exchange e custodian
L’esperienza storica su Bitcoin ed Ethereum mostra che gli upgrade controversi possono sfociare in fork e scissioni della catena, con conseguente frammentazione di sicurezza e valore. L’attivazione di SegWit in Bitcoin, pur risolvendo problemi cruciali, ha richiesto circa 18 mesi dal momento della proposta.
Strategie di migrazione
Transizioni efficaci verso schemi post-quantum necessitano di percorsi di migrazione ben progettati.
Approcci opt-in:
- Consentire agli utenti di spostare volontariamente i fondi verso indirizzi resistenti al quantum
- Introdurre incentivi alla migrazione anticipata (sconti sulle fee, funzionalità aggiuntive)
- Stabilire finestre temporali con scadenze e milestone chiare
Modelli ibridi:
- Implementare una fase transitoria con verifica duale delle firme
- Supportare in parallelo firme classiche e post-quantum
- Aumentare gradualmente i requisiti di validazione
Protocolli d’emergenza:
- Definire piani di risposta rapida in caso di emersione improvvisa di capacità quantistiche offensive
- Progettare meccanismi di consenso per aggiornamenti crittografici straordinari
- Istituire canali di comunicazione sicuri per coordinare le azioni tra attori chiave
Prospettive: risposte dell’industria e best practice
Iniziative in corso nel settore
Stanno emergendo diverse linee di intervento per mitigare il rischio quantistico sulle criptovalute.
Standard cross-chain
La cooperazione industriale sulla resistenza quantistica è in crescita, attraverso iniziative come:
- La Cryptocurrency Quantum Resistance Alliance (CQRA), che riunisce 14 progetti blockchain per coordinare standard di implementazione
- Il Cryptographic Technology Group del NIST, che fornisce linee guida specifiche per i registri distribuiti
- La Post-Quantum Cryptography Alliance (PQCA), impegnata nello sviluppo di strumenti open source per l’integrazione blockchain
L’obiettivo è definire standard interoperabili che consentano implementazioni coerenti tra diverse reti, evitando una frammentazione delle strategie di sicurezza.
Soluzioni enterprise e approcci ibridi
Sul fronte commerciale emergono soluzioni ponte in attesa dei cambiamenti a livello di protocollo:
- I “quantum vault” di Quip Network, che offrono protezione immediata tramite modelli crittografici ibridi
- La partnership tra ID Quantique e Mt Pelerin per un vault hardware-based quantisticamente sicuro, destinato a investitori istituzionali
- Le ricerche di StarkWare su zero-knowledge proof post-quantum per soluzioni di scaling di layer 2
Questi approcci dimostrano che la resistenza quantistica può essere introdotta in modo incrementale, senza dover intervenire fin da subito sul core protocol.
Raccomandazioni pratiche per gli stakeholder
Diversi attori dell’ecosistema possono adottare misure specifiche per prepararsi al rischio quantistico.
Per i detentori individuali di token
Misure immediatamente adottabili:
- Igiene degli indirizzi: evitare il riutilizzo degli indirizzi e l’esposizione non necessaria delle chiavi pubbliche
- Rotazione periodica delle chiavi: spostare i fondi su nuovi indirizzi a intervalli regolari
- Multi-firma: utilizzare schemi multi-sig che richiedano più chiavi per autorizzare le transazioni
- Cold storage: detenere la quota principale dei fondi in indirizzi che non hanno mai esposto la chiave pubblica on-chain
- Diversificazione: distribuire le proprie posizioni tra diversi sistemi crittografici
Per sviluppatori e progetti
Le preparazioni tecniche dovrebbero includere:
- Agilità crittografica: progettare sistemi in grado di aggiornare gli schemi di firma senza rompere la compatibilità applicativa
- Implementazioni ibride: supportare simultaneamente metodi classici e post-quantum durante le fasi di transizione
- Test di protocollo: allestire testnet con algoritmi post-quantum per individuare criticità d’integrazione
- Formazione: preparare utenti e stakeholder ai futuri requisiti di migrazione
- Tooling open source: contribuire a librerie che implementano gli standard NIST PQC per casi d’uso blockchain
Per exchange e custodian
A livello istituzionale le priorità dovrebbero essere:
- Valutazione del rischio: quantificare l’esposizione alle minacce quantistiche per ciascun asset in gestione
- Potenziamento dei controlli di sicurezza: implementare ulteriori…strati di protezione che vanno oltre la sicurezza nativa della blockchain
- Formazione degli utenti: informare i clienti sui rischi quantistici e sulle misure di protezione
- Coordinamento di settore: partecipare allo sviluppo di standard per indirizzi resistenti ai computer quantistici
- Monitoraggio delle transazioni: sviluppare sistemi in grado di individuare possibili attacchi basati sul calcolo quantistico
Conclusioni: oltre paura, incertezza e dubbio
La minaccia quantistica per le criptovalute richiede un’attenzione seria, ma non giustifica allarmismi. Con un’adeguata preparazione e l’adozione di schemi crittografici resistenti ai computer quantistici, le reti blockchain possono continuare a garantire elevati livelli di sicurezza anche con il progresso del calcolo quantistico.
Alcune considerazioni chiave dovrebbero guidare l’approccio dell’industria:
Orizzonti temporali e finestre di preparazione
Le stime attuali indicano una finestra di circa 5-10 anni prima che attacchi quantistici realmente praticabili diventino possibili contro gli attuali standard crittografici. Questo margine di tempo è sufficiente per una transizione graduale e ordinata, a condizione che i lavori di adeguamento inizino subito.
Le analisi più recenti del Global Quantum Risk Assessment Working Group indicano che attacchi efficaci contro gli schemi crittografici oggi utilizzati da Bitcoin ed Ethereum richiederebbero computer quantistici con almeno 6.000 qubit logici, una soglia che, sulla base dei progressi tecnologici correnti, difficilmente sarà raggiunta prima del 2030.
La diversificazione crittografica come strumento di difesa
La pluralità di soluzioni post-quantum rappresenta un fattore di resilienza rispetto a potenziali vulnerabilità. Implementando diversi schemi crittografici, invece di puntare su un’unica tecnologia, le blockchain possono creare una difesa stratificata contro minacce sia classiche sia quantistiche.
Al di là dell’aspetto meramente difensivo, la resistenza ai computer quantistici rappresenta anche un fattore di innovazione per il settore. I nuovi metodi crittografici possono abilitare funzioni avanzate di tutela della privacy, meccanismi di validazione più efficienti e capacità evolute per gli smart contract, finora limitate dai vincoli computazionali.
L’affermazione della crittografia resistente ai computer quantistici potrebbe, alla lunga, rafforzare la tecnologia blockchain anziché indebolirla, spingendo il settore verso modelli di sicurezza più robusti e una maggiore sofisticazione crittografica. Affrontando la sfida in modo proattivo, l’ecosistema delle criptovalute può preservare il proprio valore di fondo: un sistema di trasferimento di valore trustless, resistente alla censura, ancora credibile nell’era del calcolo quantistico.

