L’economista Jeremy Siegel sottolinea che i Treasury indicizzati all’inflazione a 30 anni offrono oggi un rendimento reale intorno al 3,35%, riducendo il vantaggio dell’azionario sui bond a circa 1,65 punti percentuali.
Punti chiave:
- Siegel afferma che il TIPS trentennale non offriva rendimenti così alti da 20-30 anni.
- I costi di finanziamento più elevati penalizzano molto di più le società a bassa marginalità rispetto ai big tecnologici.
- Vorrebbe ancora due rialzi della Fed quest’anno, anche di mezzo punto a dicembre.
La matematica dei bond secondo Siegel
Siegel, professore emerito di finanza alla Wharton School ed economista senior del gestore WisdomTree, ha dichiarato in un’intervista televisiva qui che i bond trentennali indicizzati non rendevano così tanto da due o tre decenni. Questi titoli, i TIPS, pagano un rendimento reale, ossia un tasso fisso sopra l’inflazione effettiva.
Facendo i conti, un mercato azionario valutato 20 volte gli utili implica un rendimento implicito di circa il 5% sopra l’inflazione. Ne deriva un premio per il rischio azionario di appena 1,65 punti percentuali rispetto ai TIPS trentennali. Il differenziale si sta restringendo, ma l’azionario mantiene ancora un vantaggio, osserva Siegel.
Intanto salgono anche i rendimenti dei Treasury nominali: il decennale ha sfiorato il 5,33% giovedì, massimo dal 2002, per poi ritracciare verso il 5,24%. Il trentennale ha anch’esso toccato i livelli più alti dal 2002, sostenuto da inflazione ostinata, forte offerta di debito pubblico e crescita ancora robusta, che mantengono elevate le aspettative sui tassi.
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I margini dei “Magnifici 7”
Secondo Siegel, i “Magnifici 7” – il gruppo di mega-cap guidato dai colossi tecnologici – vantano margini di profitto tra il 50% e il 70%, contro il 7-10% delle aziende al di fuori del tech. I tassi più alti, quindi, erodono in misura molto maggiore i profitti più sottili, e questo, sostiene, avrebbe bloccato la rotazione di metà anno verso un mercato più ampio. I dati di FactSet mostrano che circa il 75% dei titoli dell’S&P 500 è sceso a settembre.
Le attese di Siegel sulla Fed
Siegel ritiene inoltre che la Federal Reserve debba procedere con altri due rialzi dei tassi entro fine anno, mentre le proiezioni ufficiali della banca centrale ne indicano uno solo. Ha anche suggerito che il presidente Kevin Warsh potrebbe evitare di intervenire nella riunione del 27-28 ottobre, che si conclude a soli sei giorni dalle elezioni di metà mandato, per poi alzare i tassi di mezzo punto a dicembre.
I vertici della Fed, però, predicano prudenza. Il vicepresidente Philip Jefferson ha dichiarato giovedì qui che il Fomc potrebbe prendersi più tempo per valutare la prossima mossa, dopo l’aumento di un quarto di punto di metà settembre che ha portato il corridoio dei Fed funds al 3,75%-4%. I future sui tassi prezzano ora una probabilità di circa il 25% di un rialzo a ottobre, in calo dal 70% di inizio settimana.
Siegel monitora da mesi il restringimento del premio azionario. A inizio giugno aveva fissato i rendimenti reali intorno al 2% e il vantaggio delle azioni tra 2,5 e 3 punti percentuali, come ha osservato. Nel commento del 28 settembre ha scritto che i rendimenti reali a 10 anni si sono avvicinati al 2,8% dopo un rialzo di circa 40 punti base in tre settimane, rendendo i bond un concorrente molto più credibile per l’azionario.
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