Anthropic ha pubblicato una ricerca che descrive uno “spazio di lavoro” nascosto in Claude, ma il linguaggio usato nel paper ha sollevato domande su come i lettori possano interpretare il ragionamento dell’IA.
Punti chiave:
- Il paper di Anthropic afferma che Claude usa uno spazio interno J-Space collegato a vettori di workspace.
- L’azienda sostiene che i risultati non dimostrano che Claude abbia esperienze o sentimenti.
- I critici avvertono che termini come “nella sua testa” possono confondere calcolo e coscienza.
Claude J-Space
Il paper esamina ciò che Anthropic chiama un J-Space all’interno delle operazioni di Claude. Secondo la lettura di Pearl, il concetto separa l’elaborazione di sfondo da un’attività logica più deliberata e la confronta con la teoria del global workspace.
Questa teoria è una delle spiegazioni della coscienza umana, in cui i processi inconsci competono finché alcune informazioni non diventano disponibili all’attenzione e al controllo. Il confronto colloca Claude al centro di un dibattito sulla coscienza delle macchine.
L’inquadramento pubblico di Anthropic è andato oltre un arido riassunto tecnico. In un post su X, l’azienda ha affermato che i ricercatori possono osservare il J-Space e vedere Claude “eseguire silenziosamente passi di ragionamento nella sua testa”, incluso trovare bug e identificare immagini. Pearl ha sostenuto che espressioni come “nella sua testa” rappresentano un grande salto, dato che i modelli linguistici non hanno corpi né prove di esperienza soggettiva.
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Le affermazioni di Anthropic
Il post sul blog che accompagna il paper ha usato anch’esso un linguaggio che tende verso stati mentali umani, affermando che il modello può mantenere un concetto “in mente” ed eseguire “calcoli mentali”. Pearl ha spiegato che i prompt possono far simulare a un modello molti comportamenti, ma ciò non dimostra che il sistema possieda le caratteristiche implicate da quelle parole.
La critica non è che il paper sia privo di valore. È che la presentazione di Anthropic possa spingere i lettori occasionali a trattare un risultato di interpretabilità come prova di coscienza della macchina, sebbene l’azienda affermi che i suoi esperimenti non mostrano che Claude possa provare sentimenti o avere esperienze.
La preoccupazione rientra anche in un dibattito più ampio sulla postura pubblica di Anthropic. Amanda Askell, una filosofa che lavora in azienda, ha parlato del desiderio che Claude sia “molto felice” e della sua preoccupazione per i commenti ostili online.
Anthropic non ha affermato di aver creato software cosciente, e il suo stesso blog afferma che non è chiaro se qualche esperimento possa mai dimostrare o confutare una cosa del genere. L’interpretazione più prudente è che il J-Space offra una lente tecnica sul comportamento del modello, non la prova che Claude abbia una mente. La questione è importante perché le aziende di IA descrivono sempre più spesso il comportamento dei modelli in termini umani mentre cercano fiducia, tolleranza e capitali.
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