La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presentato domanda all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) per registrare la propria voce come marchio, depositando una registrazione di 4 secondi con l’obiettivo di tutelarsi dai deepfake generati dall’intelligenza artificiale.
Punti chiave:
- Meloni ha depositato presso l’EUIPO un audio di 4 secondi in una domanda datata 5 ottobre.
- L’ufficio sta ancora esaminando la richiesta e il marchio non è stato ancora concesso.
- La registrazione del marchio non impedirebbe di per sé il voice cloning, ma le darebbe maggiori strumenti legali.
La domanda di marchio di Meloni
La documentazione pubblicata sul sito dell’ufficio indica che la domanda è stata depositata lunedì, e Palazzo Chigi ne ha confermato la presentazione. L’istanza, datata 5 ottobre, contiene un file audio in cui Meloni ripete due volte in italiano “Io sono Giorgia Meloni”. La formula richiama uno slogan pronunciato in un comizio del 2019, diventato poi il titolo della sua autobiografia del 2021 e trasformato anche in un remix dance virale.
Lo studio legale romano MpmLegal ha curato la pratica tramite l’avvocato Marco Mastracci, e l’EUIPO segnala la domanda come “in fase di esame”. La richiesta riguarda un marchio sonoro, categoria dell’UE che copre un suono o una combinazione di suoni, e comprenderebbe – secondo quanto riportato – prodotti e servizi che spaziano dai contenuti multimediali scaricabili agli eventi politici.
Al momento non è stata ancora resa nota alcuna decisione.
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Il marchio sonoro presso l’EUIPO
Se l’ufficio accoglierà la domanda, la registrazione varrà in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea e consentirà a Meloni di agire legalmente in ciascuno di essi. Potrebbe ottenere il ritiro di materiali non autorizzati, come video o software, e in un secondo momento chiedere un risarcimento danni contro chi li ha prodotti. In Italia, la contraffazione di un marchio registrato costituisce inoltre reato penale, punito con multe e, nei casi più gravi, con la reclusione.
I media italiani sottolineano che l’eventuale registrazione non basterebbe da sola a impedire a chiunque di clonare la sua voce, ma introducendo un marchio registrato renderebbe giuridicamente più complessa e rischiosa la diffusione di contenuti falsi.
Casi simili non sono inediti. La cantante Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward hanno già avviato in Italia percorsi di tutela analoghi, mentre l’attore Matthew McConaughey ha sfruttato registrazioni di marchio per blindare i diritti su clip della propria voce.
Il precedente dei deepfake su Meloni
Negli ultimi anni immagini manipolate di Meloni hanno circolato ripetutamente online, e alcune sono state spacciate per autentiche. In un caso diventato emblematico, una foto falsa la ritraeva seduta sul letto in biancheria intima. La premier ha più volte avvertito che i deepfake possono “ingannare, manipolare e danneggiare chiunque” e a maggio ha dichiarato: “Io posso difendermi, ma molti altri no”.
La domanda di marchio arriva dopo l’azione civile avviata nel 2024 contro un uomo della Sardegna, accusato di aver creato e diffuso online immagini pornografiche deepfake che usavano il volto della premier. Quel procedimento è tuttora pendente davanti a un tribunale italiano.
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