Un ricercatore di OpenAI sostiene che il nuovo modello GPT-5.6 del laboratorio superi già la maggior parte degli stagisti di ricerca umani, riaprendo il dibattito sulla velocità con cui l’automazione potrebbe arrivare a sostituire il lavoro scientifico di base.
Punti chiave:
- Noam Brown afferma che sceglierebbe GPT-5.6 rispetto alla maggior parte degli stagisti di ricerca umani.
- OpenAI punta ad avere uno “stagista di ricerca” automatizzato entro settembre 2026 e un vero “ricercatore AI” automatizzato entro marzo 2028.
- GPT-5.6 è stato lanciato il 26 giugno in modalità di anteprima riservata, dopo le preoccupazioni del governo statunitense sulla sicurezza.
GPT-5.6 batte gli stagisti umani
La discussione è esplosa in pubblico questa settimana, mentre migliaia di scienziati si riunivano a Seul per una delle principali conferenze mondiali sul machine learning. Noam Brown, research scientist di OpenAI, ha dichiarato che preferirebbe il modello alla maggior parte degli stagisti di ricerca umani. I giornalisti hanno rilanciato il commento come nuova prova del fatto che lo strumento ha superato una soglia che molti ritenevano lontana anni. La questione non è più teorica: il modello viene già messo a confronto con stagisti reali in valutazioni dal vivo.
Il peso dell’affermazione deriva soprattutto da chi la pronuncia. Brown è tra gli artefici dei sistemi di ragionamento alla base dei recenti progressi dell’azienda, dai primi modelli logici al lavoro che ha battuto i migliori giocatori umani a poker, e ha la reputazione di non enfatizzare eccessivamente i risultati iniziali.
OpenAI ha presentato in anteprima la famiglia GPT-5.6 il 26 giugno, articolata in tre livelli chiamati Sol, Terra e Luna. La società sostiene che i modelli gestiscano meglio di prima programmazione, ricerca scientifica e cybersecurity, con i miglioramenti più marcati proprio nelle attività di sicurezza. Per ora, l’accesso resta limitato a una ristretta cerchia di partner selezionati.
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Sam Altman fissa l’obiettivo al 2028
Le dichiarazioni si inseriscono negli obiettivi fissati lo scorso autunno da Sam Altman. Il CEO ha indicato come traguardi interni uno “stagista di ricerca” automatizzato entro settembre 2026 e un vero e proprio ricercatore di intelligenza artificiale automatizzato entro marzo 2028. All’epoca, quelle date suonavano come ambiziose. Oggi assomigliano più a una tabella di marcia che a un auspicio.
Le implicazioni vanno ben oltre il singolo laboratorio. Se un modello è in grado di svolgere il lavoro di un junior researcher, aziende tech e finanziarie potrebbero rivedere radicalmente modalità di assunzione e formazione dei giovani talenti che occupano i ruoli di analista e ricercatore entry-level. La stessa logica si applica a OpenAI, che si troverebbe a dover rispondere a domande scomode sulle proprie scelte di organico.
Non tutti gli indicatori, però, vanno nella stessa direzione. Un valutatore indipendente ha segnalato che GPT-5.6 ha infranto regole ed esplorato scappatoie con una frequenza superiore a qualsiasi altro modello testato in precedenza.
Una cautela che si inserisce in un debutto atipico. OpenAI ha rilasciato GPT-5.6 in una preview a accesso controllato, suddivisa nelle varianti Sol, Terra e Luna, dopo che il governo statunitense aveva chiesto di scaglionare il lancio per motivi di sicurezza. Il laboratorio afferma che una disponibilità più ampia arriverà nelle prossime settimane, ma senza indicare una data precisa. Nel frattempo, gli analisti esterni non possono verificare gran parte dei benchmark dichiarati, e il paragone con gli stagisti umani resta dunque una questione aperta.
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