Il Venezuela potrebbe detenere tra 600.000 e 660.000 Bitcoin, una riserva valutata tra 56 e 67 miliardi di dollari ai prezzi attuali. I dati pubblici della blockchain mostrano che i wallet ufficiali del governo contengono circa 240 BTC per un valore di circa 22 milioni di dollari, una cifra che contraddice le stime più elevate.
Cosa è successo: affermazioni non verificate
Secondo i rapporti d’intelligence analizzati dagli analisti di Whale Hunting Bradley Hope e Clara Preve, la presunta accumulazione sarebbe iniziata intorno al 2018 tramite vendite di oro e transazioni petrolifere prezzate in stablecoin successivamente convertite in Bitcoin.
I report suggeriscono che le operazioni minerarie statali, le spedizioni di petrolio prezzate in USDT e le attrezzature di mining sequestrate abbiano contribuito alla riserva.
Questi metodi permetterebbero di spostare valore in Bitcoin attraverso canali difficili da tracciare sui registri pubblici. Non sono emerse divulgazioni certificate o registri di custodia verificabili a conferma della cifra di 600.000 BTC.
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Perché è importante: impatto sul mercato
Bitcoin ha scambiato sopra i 93.000 dollari mentre la notizia circolava, con i trader che monitoravano i movimenti di prezzo legati ai report non confermati.
Le affermazioni sono emerse insieme a recenti azioni militari statunitensi contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro, aggiungendo peso geopolitico alle speculazioni su riserve nascoste e possibili scenari di sequestro.
I dati on-chain possono essere offuscati tramite mixer, servizi di custodia o chiavi private distribuite, rendendo la verifica assoluta difficile senza la cooperazione di chi controlla gli asset o senza audit indipendenti. Finché tali prove non emergeranno, la cifra compresa tra 600.000 e 660.000 BTC rimane un’affermazione non dimostrata più che un fatto documentato.
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