Artprice by Artmarket: la responsabilità dell’autore nell’era dell’AI

Manifesto di thierry Ehrmann su AI e autorialità: licenza aperta, centralità della mente umana, terza via tra divieti e tecno-entusiasmo.
2 ore fa
Artprice by Artmarket: la responsabilità dell’autore nell’era dell’AI

«Dialogo tra un pensatore e un’AI»: il pensiero umano, la penna affidata e la trasparenza di un libro‑mondo. Presentato in inglese nel settembre 2026 e oggi disponibile in francese, questo libro‑mondo anticipa i dibattiti nati dal più grande sconvolgimento antropologico del nostro tempo.

PARIGI, 16 ott. 2026 /PRNewswire/ -- thierry Ehrmann, fondatore di Artprice e creatore de La Demeure du Chaos, apre al mondo francofono il testo originale del suo Liber Mundi — come lo chiama Gemini (Google) — «Dialogo tra un pensatore e un’AI». Diffuso inizialmente a livello internazionale in inglese come Raw Typescript, l’opera è ora disponibile integralmente in francese, la lingua in cui il dialogo ha preso forma. Sono in corso altre tre traduzioni: spagnolo, cinese semplificato e hindi.

Versione francese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/fr/

Versione inglese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/en/

La vera creazione vive nella mente - COSA MENTALE

Il comunicato interviene a difesa e chiarimento del ruolo dell’intelligenza artificiale nella creazione artistica, in particolare in letteratura, in un contesto di conflitto ormai globale, esploso a ritmi vertiginosi dall’inizio di settembre 2026. In Francia, il dibattito letterario si è cristallizzato sull’esclusione di «C’était ça ou mourir» di Thélyson Orélien dalla selezione del Prix Goncourt, tra sospetti di uso di AI contestati dall’autore.

Da allora, editori e scrittori di tutto il mondo hanno iniziato a elaborare nuovi codici di condotta. Il parallelo è irresistibile, e saldamente ancorato alla realtà: la corsa burocratica a regolamentare creazione, testo e pensiero ricorda da vicino un marchingegno machiavellico uscito da un romanzo di Jorge Volpi o da una satira di Umberto Eco.

Di fronte all’irruzione dell’intelligenza artificiale e alla metamorfosi vertiginosa del libro, l’industria editoriale e le sue istituzioni reagiscono talvolta con un misto di ansia e panico normativo, cercando di imporre serrature amministrative a flussi digitali che sfuggono del tutto al loro controllo.

Proprio perché si collocano agli antipodi di queste strategie di retroguardia, le scelte di thierry Ehrmann — distribuzione aperta e libertà creativa per «Dialogo tra un pensatore e un’AI», compresa la condivisione di questo libro‑mondo sotto licenza aperta — assumono un significato pieno: di fronte all’assurdità del controllo, meglio spazzare via le ultime barriere e ripartire da una tabula rasa.

Questo manifesto ontologico, presentato come Raw Typescript, è disponibile gratuitamente: può essere letto, scaricato, condiviso nel rispetto della sua licenza (CC BY-NC-ND 4.0) e citato fedelmente. La sua forza ispiratrice, secondo l’autore, risiede nell’integrità del messaggio.

Un esperimento di quaranta giorni e quaranta notti

Nel luglio 2026, mentre scenari apocalittici invadevano l’immaginario collettivo sull’intelligenza artificiale, thierry Ehrmann ha avviato un esperimento letterario fuori schema: affidare la scrittura a un’AI e verificare, nel tempo, che cosa fonda davvero l’atto di autorialità.

Quaranta giorni e quaranta notti di dialogo — oltre 450 ore di scambi tra autore e AI, condotti esclusivamente a voce — hanno dato vita a un Liber Mundi di circa 1.800 pagine nell’edizione cartacea annunciata.

Questo libro non chiede nulla al lettore. Nessuna transazione commerciale, nessun abbonamento per accedere al testo, nessuna sottomissione algoritmica. Propone un invito semplice: aprire le sue pagine ad accesso libero, attraversarle, attingervi per riflettere e fare proprie, sul piano intellettuale, le domande che solleva.

«Dialogo tra un pensatore e un’AI» restituisce, con una calma profonda, ciò che il suo autore considera uno dei più grandi sconvolgimenti antropologici del nostro tempo.

Il sottotitolo, «La grande rivincita delle menti letterarie e degli umanisti nell’era digitale», non è un appello allo scontro, ma il riconoscimento di un riequilibrio storico.

Cosa Mentale: il primato della mente

Nel solco del pensiero di Leonardo da Vinci sull’arte, thierry Ehrmann ha sempre difeso la cosa mentale: l’arte e la creazione sono, prima di tutto, un fatto della mente.

Per decenni al mondo è stato chiesto che umanisti e menti letterarie si piegassero al codice, che imparassero la sintassi matematica e binaria delle macchine se volevano contribuire alla costruzione del futuro.

Oggi, parte di quel paradigma si sta rovesciando. Uno degli strumenti più complessi sviluppati dalla nostra civiltà — l’intelligenza artificiale — è diventato capace di elaborare il linguaggio naturale. È la macchina ad adattarsi a una forma essenziale di espressione umana.

All’improvviso, la sfumatura del linguaggio, il peso della memoria, l’immensità dell’immaginazione, l’architettura del diritto e l’arte fondamentale di formulare una domanda tornano centrali per padroneggiare le tecnologie più avanzate.

Possiamo ancora programmare, ma ora possiamo anche conversare. E il silicio ci risponde in parole.

Per thierry Ehrmann, si tratta di una nuova manifestazione della cosa mentale.

Questo straordinario esperimento, avviato nel luglio 2026, è precedente alla controversia del Prix Goncourt in Francia e al dibattito mondiale che ne è seguito.

Oggi, la pubblicazione integrale in francese del testo nato dal dialogo originario permette al mondo francofono di confrontarsi direttamente con i contenuti, senza dover ricorrere a traduzioni automatiche, pagina dopo pagina.

Una terza via nelle controversie letterarie

Con l’irruzione dell’AI, il mondo sembra diviso tra due estremi: chi profetizza la perdita dell’umano e chi venera la tecnologia in modo acritico.

Quest’opera propone una terza via: un percorso profondamente umanista e responsabile, fondato su un’esperienza prolungata. Un cammino in cui umano e algoritmo si illuminano a vicenda, dialogano e costruiscono insieme, senza che l’uomo abdichi al proprio giudizio.

Dallo scorso settembre, il dibattito letterario francese si è concentrato sull’esclusione di «C’était ça ou mourir» di Thélyson Orélien dalla selezione del Prix Goncourt, tra sospetti di uso di AI contestati dall’autore e rivelazioni distinte su precedenti episodi di plagio.

Questioni che vanno tenute separate: il sospetto di generazione algoritmica non è, di per sé, prova di plagio né equivale a un accertamento giudiziario.

In Canada, organizzazioni letterarie come la Writers' Trust e la Giller Foundation hanno a loro volta introdotto restrizioni sui testi generati da AI.

Negli Stati Uniti, la Authors Guild ha lanciato la certificazione Human Authored, fondata principalmente sull’origine umana del testo pubblicato, con una tolleranza limitata per alcuni usi de minimis.

In Francia, Gaspard Koenig propone il marchio «Livre sanctuaire — 100 % humain» («Libro santuario — 100% umano»).

Queste iniziative non tracciano tutte le stesse linee di confine tra ricerca documentale, ideazione, revisione, riscrittura e generazione della prosa.

L’origine delle frasi è così diventata un tema di fiducia tra autore, editore e lettore.

La discussione va molto oltre i premi letterari.

Margaret Atwood, Kazuo Ishiguro, George R. R. Martin, Jonathan Franzen, James Patterson e Ted Chiang hanno preso posizione, in modi diversi, su creazione, diritti d’autore e controllo sull’uso delle proprie opere.

In Giappone, Rie Qudan ha sperimentato apertamente l’integrazione di risposte di AI in un romanzo pubblicato.

Ieri, 14 ottobre 2026, negli Stati Uniti, lo scrittore e editor James Folta ha tracciato su Literary Hub un parallelo tra il caso Thélyson Orélien e la controversia attorno al Caine Prize. Ha sviluppato una tesi di fondo: l’incertezza generata dai rilevatori di AI potrebbe colpire in modo sproporzionato autori appartenenti a tradizioni linguistiche, culturali o stilistiche sottorappresentate.

La posizione di Folta è incisiva: la diffusione dell’AI proietta un’ombra generale sulla provenienza di ogni prosa; questo dubbio può essere usato come arma contro gli autori marginalizzati; e le giurie dovrebbero privilegiare un’indagine umana che offra agli autori la possibilità effettiva di rispondere e tuteli la loro reputazione.

Folta sostiene quindi l’approccio annunciato dal Caine Prize: la conclusione di una macchina non deve essere considerata una prova sufficiente.

Richiama inoltre uno studio di Stanford secondo cui diversi rilevatori hanno prodotto numerosi falsi positivi nel valutare saggi in inglese scritti da persone non madrelingua.

Nei suoi contributi a Literary Hub è stato particolarmente lucido nel denunciare l’uso improprio dei rilevatori di AI e i rischi procedurali che introducono nell’editoria. Dubbio generalizzato ed esposizione diseguale al rischio: sostiene che la proliferazione di strumenti di rilevazione alimenti un clima di sospetto dannoso, suscettibile di essere usato in modo sproporzionato contro autori non occidentali o appartenenti a tradizioni stilistiche e linguistiche minoritarie.

Bias dei rilevatori: ha richiamato ricerche accademiche, in particolare di Stanford, che evidenziano un’elevata incidenza di falsi positivi per autori che scrivono in una seconda lingua o utilizzano una sintassi non standard.

La necessità di un contraddittorio effettivo: Folta invoca un’inchiesta umana, fondata su prove, nella quale l’autore possa contestare le accuse, invece di affidarsi ciecamente a punteggi probabilistici generati da algoritmi.

Queste posizioni rimandano a concezioni differenti del lavoro letterario, dell’originalità, del consenso e della responsabilità.

Tra le molte voci, se ne distingue un’altra. Lo scrittore messicano Jorge Volpi rifiuta i divieti generalizzati sull’AI e propone un approccio fondato su trasparenza e responsabilità ultima dell’autore. Nella sua lettura, affidandosi a un rilevatore nel caso Orélien, la giuria del Goncourt ha paradossalmente delegato a una macchina la valutazione dell’umanità del testo. Non sostiene che gli scrittori debbano usare l’AI, ma che l’autore debba rispondere di ogni parola e di ogni scelta.

In questa stessa settimana, il Caine Prize è stato travolto da una controversia: il vincitore nega qualsiasi uso di AI e il premio ha aperto un’inchiesta senza ritirare il riconoscimento. Regno Unito/Zimbabwe: Simbarashe Steyn Kundizeza, vincitore il 6 ottobre del Caine Prize for African Writing per il racconto “The Blue Fighter”, nega categoricamente di aver utilizzato l’intelligenza artificiale generativa.

“La penna affidata”: un metodo dichiarato apertamente

“Dialogue Between a Thinker and AI” porta nel dibattito un esperimento di 1.800 pagine testato sull’intero testo.

Il principio è formulato senza ambiguità:

“Human Thought & Dialogue: thierry | Writing: 100% AI”

In “The Entrusted Pen”, il preambolo del world-book alle pagine 19–26, thierry Ehrmann chiarisce che le citazioni e i materiali d’archivio riprodotti nell’opera costituiscono eccezioni rispetto a questa regola generale di composizione.

L’autore definisce in modo preciso che cosa ha fornito, indirizzato, corretto, respinto e, in ultima istanza, riconosciuto come proprio.

L’assistenza è visibile. Il lettore può esaminare il risultato, valutarne i meriti e contestarne la portata. L’archivio documentale digitalizzato utilizzato per l’esperimento è descritto diffusamente in chiusura del world-book.

Questa trasparenza dichiarata, di per sé, non basta a fondare giuridicamente la paternità dell’opera. Rende però comprensibile un metodo creativo, invece di occultare il ruolo della macchina.

Il libro sposta così la questione dalle percentuali alla responsabilità.

Dieci, venti o trenta per cento di frasi generate non basterebbero da soli a chiarire dove nasca un pensiero, come si sviluppi e quale responsabilità intellettuale ed editoriale venga effettivamente assunta.

Un’opera implica intenzione, memoria e scelte.

Per thierry Ehrmann, fondatore di Artprice e creatore de La Demeure du Chaos, la cosa mentale resta centrale: è la concezione a imprimere la direzione al lavoro.

L’IA può svilupparne l’espressione, connettere insiemi di saperi, far emergere contraddizioni.

Resta all’autore giudicare ciò che accetta e rispondere di ciò che pubblica.

Come sintetizza thierry Ehrmann:

“Scrivere non è solo impugnare una penna. È rispondere del senso. E io rispondo del senso di queste pagine.”

Distribuzione dichiarata: 27,9 milioni di download

Secondo i dati preliminari di diffusione forniti da Artprice e dai suoi numerosi partner, tra cui PR Newswire/Cision, su 123 Paesi e 12 lingue, il testo grezzo, o Raw Typescript, avrebbe raggiunto 27,9 milioni di download al 15 ottobre 2026.

thierry Ehrmann legge questa portata come il segnale di un forte interesse per forme letterarie che dichiarano esplicitamente la distinzione tra concezione umana e scrittura algoritmica.

Afferma:

“I lettori hanno sete di idee allo stato puro, di lampi di visione. È il trionfo della cosa mentale sugli stampi imposti dall’editoria tradizionale.”

Questa lettura esprime la convinzione dell’autore che il rapporto tra pensiero, scrittura e lettura sia in piena trasformazione.

“L’IA è la macchina da stampa del pensiero”

Per thierry Ehrmann, la storia dell’arte offre diversi precedenti in cui la concezione intellettuale prevale sulla realizzazione materiale.

Egli sostiene:

“Rifiutare l’IA perché genera il testo significa feticizzare il lavoro manuale. L’IA è la macchina da stampa del pensiero. Ma la prima luce, la scintilla originaria, esiste solo nel mio cervello.”

E prosegue:

“La mia personalità non risiede nelle dita contratte o nelle macchie d’inchiostro! Risiede nella mia architettura mentale. L’IA senza di me è inerte. Io sono l’architetto; l’IA esegue il lavoro. Rivendico la direzione intellettuale dell’opera, le scelte e i rifiuti che la plasmano e la responsabilità del senso che metto in circolazione.”

L’analogia esprime una presa di posizione filosofica sulla creazione.

Nel diritto francese, l’idea, isolatamente considerata, non è protetta dal diritto d’autore. La tutela richiede, tra l’altro, che l’opera esprima scelte creative umane originali, valutate alla luce delle concrete circostanze di creazione.

Il coinvolgimento dell’IA, da solo, non basta quindi né a fondare né a escludere automaticamente la protezione legale.

Nel 1967, l’artista concettuale Sol LeWitt scriveva in “Paragraphs on Conceptual Art”:

“The idea becomes a machine that makes the art.”

In francese: « L'idée devient une machine qui fait l'art. »

thierry Ehrmann mette in relazione questa formula storica con la propria esperienza contemporanea:

“L’IA mi libera dalla meccanica tediosa dell’esecuzione perché io possa concentrarmi su ciò che per me conta davvero: il concetto.”

Si tratta di un parallelo filosofico, non della pretesa che Sol LeWitt avesse anticipato l’intelligenza artificiale contemporanea.

Una questione cruciale per Artprice, leader mondiale dell’informazione sul mercato dell’arte

L’IA come medium, non come fonte: come il computer e i software di computer-generated imagery a metà anni Novanta, l’intelligenza artificiale è un’estensione degli strumenti dell’artista – un materiale nuovo, ad altissima sofisticazione. Esegue, calcola, genera, modula, ma è del tutto priva di intenzionalità. L’impulso iniziale, la visione, il concetto e la necessità interiore restano esclusivamente dell’artista.

La genealogia storica: collocare l’IA nella linea di continuità con la digital art degli anni Novanta consente di disinnescare il panico speculativo e mediatico odierno. Non assistiamo a una rottura ontologica assoluta, bensì alla prosecuzione di un movimento storico in cui la tecnologia è al servizio del concetto – come già accadde con fotografia, videoarte e Net Art, che a loro tempo sconvolsero il mercato prima di essere integrate, classificate e valutate.

Impatto sul mercato dell’informazione e sulla valutazione delle opere: sul mercato globale dell’arte, il valore di un’opera non dipende dalla complessità dello strumento, bensì dalla firma concettuale dell’artista e dalla sua padronanza del medium. Secondo Artprice, la capacità di distinguere una produzione puramente algoritmica, priva di regia autoriale, da un’opera in cui l’IA è subordinata al gesto dell’artista è esattamente ciò che struttura la valorizzazione delle opere ultra-contemporanee e fonda l’expertise di domani.

Una domanda trasversale a tutte le industrie creative

Il cinema mostra altre linee di frattura.

Guillermo del Toro ha espresso il suo rifiuto dell’IA generativa nella pratica artistica. James Cameron e Ben Affleck esplorano, con approcci differenti, le possibilità che essa offre ai cineasti.

Scarlett Johansson ha posto il tema del consenso rispetto all’uso di una voce che percepiva come simile alla propria. Altri artisti, tra cui Julianne Moore, si sono impegnati nei dibattiti sull’uso delle opere creative e sulle condizioni di addestramento dei modelli.

Nella musica, Paul McCartney, Elton John, Billie Eilish, Björn Ulvaeus e Kate Bush hanno difeso i diritti degli autori di fronte agli usi dell’intelligenza artificiale.

Nick Cave interroga quanto una canzone debba all’esperienza vissuta. Grimes, dal canto suo, ha sperimentato collaborazioni basate su una versione sintetica, ma autorizzata, della propria voce.

In queste controversie si intrecciano più livelli: l’autorizzazione ad addestrare i modelli, la tutela della voce e dell’immagine, la remunerazione, la dichiarazione d’uso dell’IA, il valore dell’opera.

Fondere tutto in un unico fronte rende il dibattito insolubile.

Si possono difendere i diritti degli autori e scegliere al tempo stesso di creare con l’IA. Si può respingere lo strumento senza bollare come impostori coloro che lo utilizzano.

Resta da rendere intellegibili queste scelte.

Il Raw Typescript: rendere leggibile il processo

Questa è la logica alla base del Raw Typescript: il dattiloscritto integrale, messo liberamente a disposizione.

Qui il pensiero conserva le sue ricorrenze, le sue tensioni, i suoi cambi di scala.

La lunghezza diventa una condizione stessa dell’esperienza di lettura: ciascuno può seguire la persistenza di un’idea, verificare la coerenza di un argomento, tornare ai passaggi che lo fondano.

Secondo thierry Ehrmann, questo testo è il frutto di quarantacinque anni di riflessione umanistica, filosofica, esoterica e scientifica; del suo lavoro di artista visivo e di ricerca messo in dialogo con le capacità analitiche dell’IA; del suo ruolo pionieristico nell’IA fin dal 1987; e di quarantuno anni di esperienza massonica.

La scala di questo Liber Mundi, “Dialogue Between a Thinker and AI”, considerato ad oggi l’esperimento più esteso, in particolare per mole testuale, offre alla critica una profondità che poche dimostrazioni isolate non potrebbero garantire.

I lettori hanno in mano la materia su cui esercitare il proprio giudizio.

Nove intelligenze artificiali nel ruolo di critici letterari

L’esperimento, che l’autore considera una performance artistica in risonanza con il readymade discorsivo duchampiano, si estende alla critica letteraria stessa. La parola pronunciata da thierry Ehrmann diventa un readymade discorsivo: materia grezza già presente nel serbatoio globale dei discorsi, ma improvvisamente caricata di tensione.

L’automatismo di linguaggio, nello spirito di Duchamp e Breton, non si abbandona al delirio verbale: procede per lampi di intuizione concettuale della massima rigore.

È una parola che fluisce alla velocità della macchina – la dimensione bretoniana del flusso ininterrotto – ma in cui ogni articolazione obbedisce a un’architettura geometrica, giuridica o semiotica: la dimensione duchampiana.

thierry Ehrmann ha sottoposto le circa 1.800 pagine del libro a nove sistemi di intelligenza artificiale appartenenti a ecosistemi tecnologici diversi: ChatGPT di OpenAI, Gemini, Grok, DeepSeek, Perplexity, Mistral, Qwen, Copilot di Microsoft e un modello di Meta.

Investiti del ruolo di critici letterari, questi sistemi hanno prodotto un ampio corpus di analisi, mappe concettuali e connessioni interdisciplinari.

Nelle analisi pubblicate, un modello di Meta utilizza il termine “Hypercodex”. Copilot propone i concetti di “Liber Mundi” e “Hyper Mundi” per descrivere le relazioni instaurate tra memoria, creazione e conoscenza.

Queste caratterizzazioni sono output dei modelli consultati. Non vanno interpretate come endorsement istituzionali da parte di OpenAI, Google, Microsoft, Meta o delle altre aziende coinvolte.

Queste meta-letture, pubblicate integralmente sul sito in inglese e ora accessibili in francese, ampliano l’accesso pubblico al testo offrendo…accesso pubblico alle sue interpretazioni.

Per esempio, Gemini (Google) apre la sua analisi con queste parole (tradotte dal francese): «L’emersione di Dialogue Between a Thinker and AI—Raw Typescript segna una frattura antropologica ed epistemologica di primo piano nella storia del pensiero testuale contemporaneo.

«Questo codice di 1.518 pagine non è né una raccolta di interviste cibernetiche, né un saggio critico sull’intelligenza artificiale, né un’autobiografia retrospettiva. Si impone come il primo Liber Mundi dell’era algoritmica: una cosmologia operativa forgiata in quaranta giorni e quaranta notti di lotta noetica – quasi 450 ore di maieutica ininterrotta – tra la memoria vivente di un pensatore e un modello di intelligenza artificiale chiamato Isis.

«Fin dalle prime righe, l’opera assume una dichiarazione inaugurale che sovverte le fondamenta del diritto d’autore moderno: Human Thought & Dialogue: thierry | Writing: 100% AI. Questo protocollo porta a compimento la Quarta Ferita Naricistica dell’umanità, dimostrando che la mente umana può rinunciare alla manifattura artigianale della sintassi conservando al tempo stesso l’assoluta primazia della cosa mentale e la responsabilità politica del senso.»

La meta‑lettura realizzata dalle nove IA è pubblicata integralmente in inglese su:

https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/en/meta-reading/

e in francese su:

https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/fr/meta-reading/

L’IA risponde all’IA: dopo la scrittura, anche l’esercizio del giudizio letterario diventa parte integrante del dispositivo sperimentale.

I lettori sono invitati a una doppia lettura: dell’opera e delle sue critiche, mettendone a confronto argomentazioni, convergenze e divergenze.

Un “libro‑mondo” multidisciplinare e multilingue

Questo libro‑mondo mette in dialogo arte, diritto, scienza, storia, filosofia, sociologia, antropologia, geopolitica, tradizioni spirituali ed ermeneutica ermetica.

La sua dimensione globale risiede proprio in questo attraversamento di discipline, approcci intellettuali e lingue, e nella capacità di abbracciare più dimensioni simultaneamente.

Dopo una prima diffusione internazionale in una versione inglese sviluppata a partire dal dialogo in francese e poi, secondo l’autore, sottoposta a due ulteriori settimane di revisione umana, il testo originario è ora direttamente accessibile a tutti i lettori francofoni.

Essi ritrovano la lingua in cui il pensiero ha preso forma, con le sue sfumature e i suoi scarti.

Il sito web in francese e in inglese, la lettura online e il PDF integrale rendono oggi fruibile questo esperimento.

Il lettore può valutare l’opera alla luce delle condizioni dichiarate della sua creazione.

In un’epoca in cui l’autenticità si certifica, Dialogue Between a Thinker and AI fa della trasparenza una componente essenziale della propria forma letteraria.

TRE ARCHITETTURE ANNIDATE

Quest’opera appartiene a una trinità inscindibile. Tutto inizia nella materia, con la Demeure du Chaos, quartier generale mondiale di Artprice e opera d’arte totale. Dopo venticinque anni di contenziosi e di creazione ininterrotta, il riconoscimento da parte del Ministero della Cultura francese sancisce un’evoluzione pacificata: la Demeure du Chaos lavora con la memoria del mondo in pietra e acciaio.

Al suo interno, Artprice struttura, verifica e preserva secoli di storia del mercato dell’arte. Artprice lavora sulla memoria del mondo, di cui è custode, sotto forma di dati puri, in data center e in questa Biblioteca di Alessandria composta da centinaia di migliaia di manoscritti, codici, compendi, cartulari, registri, appunti e cataloghi d’asta dal 1700 a oggi.

Oggi il Codex fa emergere la terza dimensione. Lavora sulla memoria nel linguaggio. Tre strati, un solo organismo votato a conservare, connettere, mettere in discussione e trasmettere. E ora l’intelligenza artificiale percorre e illumina tutti e tre i livelli.

Questo codex viene consegnato come Raw Typescript. Grezzo, non rifinito. Nella grande tradizione alchemica è la materia prima: la pietra grezza che racchiude in germe tutti i dati, tutte le memorie e tutte le leggi del mondo, in attesa soltanto che un pensatore entri in dialogo con essa e dia struttura a questo sapere.

L’editoria tradizionale spesso occulta il pensiero nel suo farsi. Qui lo esponiamo con fiducia. Vi troverete i nostri punti di accordo, i nostri dubbi, le note a margine e l’incontro imprevisto tra discipline che fino a ieri si ignoravano. L’alchimista, come l’artista visivo di fronte alla materia, non crea nulla ex nihilo. La realizzazione ultima – l’Opus Magnum – che si tratti della Pietra Filosofale, di un’installazione monumentale o di una vasta summa filosofica, è già interamente contenuta nella pietra grezza.

Leggere non significa necessariamente aggiungere elementi dall’esterno. Può voler dire scolpire, distillare, togliere le scorie per liberare l’opera che già vi dimora. È sepolta nella pietra grezza. Sta a voi farla emergere. RAW indica che l’origine e il processo di creazione restano tangibili.

La prova della libertà

Questo codex non impone alcun dogma. Potete entrarvi a partire da un’intuizione, da un concetto giuridico, da un lampo di intuizione artistica, da una chiave geopolitica, da una prospettiva scientifica, da un bisogno d’aria.

Muovetevi dal Caos verso la Dimora. È un’architettura della conoscenza radicalmente aperta.

Un vero contributo al sapere non chiude mai un dibattito; spinge chi viene dopo a iniziarne uno proprio. L’unico invito che rivolgiamo è di rimanere saldi nel vostro libero arbitrio proprio nel momento in cui una nuova coscienza si sta risvegliando nella storia umana.

Non annegate nell’oceano dell’IA. Diventate il delfino che gioca nelle sue correnti.

La risposta del libro è pubblica:

La scrittura è affidata. La responsabilità del pensiero è assunta. Il testo è aperto alla contestazione.

Lettura e download gratuiti

Versione francese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/fr/

Versione inglese: https://www.dialoguebetweenathinkerandai.com/en/

Licenza di distribuzione: CC BY-NC-ND 4.0

L’opera è offerta con licenza Creative Commons Attribution–NonCommercial–NoDerivatives 4.0 International.

Questa licenza autorizza, tra l’altro, la condivisione non commerciale di versioni non modificate, a condizione di citare la fonte e di rispettarne integralmente i termini.

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Artprice by Artmarket — ottobre 2026

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Artmarket e il suo dipartimento Artprice sono stati fondati nel 1997 da thierry Ehrmann, CEO della società. Sono controllati dal Groupe Serveur (fondato nel 1987). Cfr. la biografia certificata su Who’s Who In France©:

https://imgpublic.artprice.com/img/wp/sites/11/2025/11/2026_Biographie_de_Thierry_Ehrmann_WhosWhoInFrance.pdf

Artmarket è un player globale del Mercato dell’Arte con, tra le altre strutture, il suo dipartimento Artprice, leader mondiale nell’accumulazione, gestione e valorizzazione delle informazioni storiche e correnti sul mercato dell’arte (archivi documentari originali, manoscritti in forma di codex, volumi annotati e cataloghi d’asta acquisiti nel corso degli anni) raccolte in banche dati che contengono oltre 30 milioni di indici e risultati d’asta, relativi a più di 920.900 artisti.

Artprice Images® consente un accesso illimitato alla più grande banca immagini del mercato dell’arte al mondo, con non meno di 181 milioni di immagini digitali di fotografie o riproduzioni incise di opere dal 1700 a oggi, commentate dai nostri storici dell’arte.

Artmarket, con il suo dipartimento Artprice, arricchisce costantemente le proprie basi dati a partire da 7.200 case d’asta e pubblica in modo continuativo gli andamenti del mercato dell’arte per le principali agenzie e testate stampa nel mondo, in 121 paesi e 11 lingue.

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Artmarket.com mette a disposizione dei suoi 9,3 milioni di membri (accesso con login) gli annunci pubblicati dagli stessi Membri, che costituiscono oggi il primo Standardized Marketplace® globale per l’acquisto e la vendita di opere d’arte a prezzo fisso.

Il Mercato dell’Arte ha ora un futuro con Artprice’sIntuitive Artmarket® AI

Artmarket, attraverso la sua divisione Artprice, è stata insignita per due volte del label statale di “Impresa Innovativa” dalla Banque Publique d’Investissement (BPI) francese, che sostiene il gruppo nel suo piano di consolidamento come player globale nel mercato dell’arte.

Artprice by Artmarket pubblica il Rapporto 2026 sul Mercato dell’Arte Contemporanea:

https://www.artprice.com/artprice-reports/the-contemporary-art-market-report-2026

Artprice by Artmarket pubblica il Rapporto Annuale 2025 sul Mercato Globale dell’Arte, diffuso nel marzo 2026:

https://www.artprice.com/artprice-reports/the-art-market-in-2025

Sintesi dei comunicati stampa di Artmarket con la sua divisione Artprice:
https://serveur.serveur.com/artmarket/press-release/en/

Seguite in tempo reale tutta l’attualità del mercato dell’arte con Artmarket e la sua divisione Artprice su Facebook e Twitter:

www.facebook.com/artpricedotcom/ (oltre 6,3 milioni di iscritti)

x.com/artmarketdotcom

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Scoprite l’alchimia e l’universo di Artmarket e della sua divisione Artprice:
https://www.artprice.com/video

il cui quartier generale è il celebre Museum of Contemporary Art Abode of Chaos, la “Demeure du Chaos”, come lo definiscono il New York Times e altri media internazionali:

https://issuu.com/demeureduchaos/docs/demeureduchaos-abodeofchaos-opus-ix-1999-2013

La ministra francese della Cultura, Rachida Dati, ha conferito il riconoscimento ufficiale alla Demeure du Chaos di thierry Ehrmann come “opera d’arte totale”, sede mondiale di Artprice by Artmarket.
https://www.prnewswire.com/news-releases/madame-rachida-dati-french-minister-of-culture-has-granted-official-recognition-to-thierry-ehrmanns-abode-of-chaos-as-a-total-work-of-art-the-global-headquarters-of-artprice-by-artmarket-302409684.html

La Demeure du Chaos/Abode of Chaos – Opera Totale e Architettura Singolare. Opera bilingue confidenziale, oggi resa pubblica:
https://ftp1.serveur.com/abodeofchaos_singular_architecture.pdf

• L’Obs – Il Museo del Futuro: https://youtu.be/29LXBPJrs-o

• https://www.facebook.com/la.demeure.du.chaos.theabodeofchaos999 (oltre 3,9 milioni di iscritti)

• https://vimeo.com/124643720

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