MUTSAMUDU, Comore, 15 ottobre 2026 /PRNewswire/ -- MEXC, exchange globale di criptovalute, ha pubblicato il suo AI Trading Report, basato su un sondaggio condotto su 3.708 trader cripto. Il report analizza come gli intervistati utilizzano l’intelligenza artificiale, fino a che punto sarebbero disposti a delegare le decisioni operative e quali misure di tutela si aspettano dalle piattaforme. La società di cybersecurity blockchain Hacken ha contribuito con un’analisi tecnica sui rischi legati al trading tramite agenti AI e sui controlli progettati per mitigarli.

Principali evidenze:
- Il 84,8% degli utenti cripto intervistati ha utilizzato l’AI per ricerca o trading. Il 58,3% segnala un miglioramento nell’analisi di mercato, il 46% anche nell’esecuzione degli ordini, mentre il 54% non registra ancora benefici nella fase esecutiva.
- L’interesse per gli agenti AI è già elevato: circa metà del campione è interessata agli agenti, ma non li ha ancora provati.
- Il 65,9% degli utilizzatori di AI segue almeno talvolta i consigli dell’algoritmo; solo il 20% ha sperimentato l’esecuzione automatica senza approvazione preventiva di ogni singola operazione.
- Il 54% consentirebbe agli agenti AI di operare solo su una parte limitata dei fondi, comunque non oltre il 20% del saldo complessivo; appena il 6,5% autorizzerebbe l’uso di oltre metà dell’account.
- La metà degli utenti che ha già esperienza con l’esecuzione automatizzata teme di non riuscire a intercettare o bloccare in tempo eventuali problemi.
- La propensione all’uso del trading automatizzato sale dal 55% nello scenario base al 71,8% quando vengono introdotti limiti su fondi, posizioni, leva e perdite massime.
- Il 95,5% sostiene almeno una misura di protezione obbligatoria, pur rivendicando la possibilità di personalizzare gran parte delle impostazioni di rischio.
Dal report emerge che l’84,8% degli intervistati ha utilizzato l’intelligenza artificiale per analizzare o negoziare asset digitali negli ultimi sei mesi, con il 53,1% che dichiara un impiego almeno settimanale. L’adozione è più alta tra i più giovani: il 88,5% dei partecipanti tra i 18 e i 34 anni ha fatto ricorso all’AI, contro il 69,9% degli over 45. Tra chi non utilizza l’AI, gli ostacoli principali non sono la sfiducia nella tecnologia, bensì la difficoltà a iniziare o le barriere all’ingresso, indicate rispettivamente dal 46,7% e dal 32,7%.
Il ruolo principale dell’AI resta la fase preparatoria al trade. Tra gli utilizzatori, il 54,3% impiega l’intelligenza artificiale soprattutto per sintetizzare le notizie, più che per l’analisi di mercato (48,6%) o per individuare opportunità di trading (38%). Solo il 7,6% considera l’esecuzione diretta degli ordini tra le attività di utilizzo più frequente. Guardando all’ultimo trade supportato dall’AI, il 68,9% degli intervistati ritiene che il contributo maggiore sia arrivato prima dell’esecuzione, contro il 22,7% durante l’operatività.
Anche le valutazioni qualitative riflettono questa differenza tra ricerca ed esecuzione. Il 58,3% afferma di aver migliorato le proprie attività di ricerca di mercato, mentre il 46% segnala un impatto positivo sull’esecuzione degli ordini. Un ulteriore 30,9% non nota cambiamenti nella fase esecutiva e il 23,1% dichiara un peggioramento. Si tratta, precisa il report, di percezioni soggettive dei partecipanti e non di una misurazione indipendente della performance di trading.
Nonostante queste riserve, i suggerimenti dell’AI influenzano concretamente l’operatività. Tra chi utilizza l’intelligenza artificiale, il 65,9% ha inserito ordini o modificato posizioni seguendo almeno ogni tanto le raccomandazioni degli algoritmi; i vari gruppi di utilizzo possono sovrapporsi.
L’introduzione di limiti di rischio modifica in modo sensibile la disponibilità a delegare. In uno scenario che prevede notifiche, possibilità di mettere in pausa e di revocare i permessi, il 55% del campione è disposto a consentire il trading automatico. Quando allo stesso scenario si aggiungono vincoli su fondi, asset, dimensione delle posizioni, leva e perdite massime, con stop automatico al superamento della soglia di perdita, la propensione sale al 71,8%, pari a un incremento di 16,8 punti percentuali.
Questa maggiore apertura non si traduce però nella volontà di affidare la maggior parte del capitale agli agenti. In un ulteriore scenario, che esclude trasferimenti e prelievi e consente all’utente di interrompere l’operatività in qualsiasi momento, il 54% autorizzerebbe l’uso di non oltre il 20% degli asset in conto e solo il 6,5% si dichiarerebbe pronto a impiegare più della metà dei fondi.
Il contributo di Hacken evidenzia perché i soli limiti ai prelievi non bastano a prevenire le perdite. Un agente con accesso al trading può essere indotto ad acquistare asset a prezzi gonfiati o ad accumulare esposizioni eccessive. L’analisi descrive una serie di misure di protezione da impostare a livello di piattaforma, indipendentemente dall’agente: limiti sui singoli ordini, sul controvalore complessivo delle posizioni e sulle autorizzazioni concesse, oltre a test di sicurezza per verificare che le azioni indesiderate vengano bloccate prima dell’esecuzione.
Sul fronte della supervisione, il 46,2% degli intervistati preferisce che gli exchange offrano settaggi di sicurezza opzionali, che gli utenti possano decidere se abilitare, una quota pari a circa 1,8 volte quella di chi vorrebbe requisiti minimi uniformi fissati dalla piattaforma (25,7%). La preferenza per la personalizzazione non esclude però il sostegno a standard di settore: tra quanti privilegiano impostazioni facoltative e hanno risposto anche alla domanda sulle norme comuni, il 97,8% appoggia almeno una misura obbligatoria.
Considerando tutte le 3.464 risposte valide alla domanda sugli standard, la misura con il maggior sostegno è una valutazione del profilo di rischio o un test di conoscenze prima del primo utilizzo (55,3%). Seguono, entrambe con il 38,8% dei consensi, le verifiche indipendenti (audit) e i limiti non disattivabili sul capitale allocabile e sulle perdite massime.
«Con l’integrazione sempre più profonda dell’AI nel trading, i nostri dati indicano che gli utenti non vogliono meno controllo, ma confini più chiari», commenta Vugar Usi Zade, CEO di MEXC. «Per i trader questo significa limiti di rischio ben definiti, la possibilità di intervenire quando necessario e la certezza che la piattaforma abbia fatto la propria parte prima di avviare l’automazione.»
Il report completo sull’AI Trading, inclusa l’analisi sulla sicurezza a cura di Hacken, è disponibile qui.
Informazioni su MEXC
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Con zero commissioni di trading, ampia profondità di mercato, copertura estesa degli asset e un’infrastruttura ad alte prestazioni, MEXC è pensata per la clientela retail che punta a intercettare i trend in anticipo, agire con rapidità e operare con minori barriere all’ingresso. In un contesto di progressiva convergenza tra cripto e finanza tradizionale, MEXC punta a rendere le opportunità globali più accessibili, aiutando gli utenti a operare con libertà e a “MEXCmize” ogni occasione di investimento.
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