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L’economista che lanciò l’allarme prima del 2008 ora avverte di una crisi molto più grave

L’economista che lanciò l’allarme prima del 2008 ora avverte di una crisi molto più grave

L’economista Peter Schiff ha dichiarato che quest’anno si avvicina una crisi finanziaria più grave del crollo del 2008, sostenendo che la politica economica statunitense abbia frainteso in modo fondamentale le dinamiche del capitale globale e rischi di innescare una netta rottura della fiducia.

Cosa è successo

In alcuni post su X, Schiff ha affermato che il prossimo rallentamento sarà diverso da quello del 2008 sotto un aspetto cruciale: non sarà globale.

«La principale differenza tra la crisi finanziaria del 2026 e quella del 2008, oltre al fatto che questa sarà molto peggiore, è che non sarà globale», ha scritto Schiff, aggiungendo che altre economie potrebbero trarne beneficio poiché «il peso di sostenere l’economia dei consumi degli Stati Uniti verrà meno».

Schiff ha collegato direttamente il rischio alla politica commerciale ed economica di Washington sotto il presidente Donald Trump, accusando l’amministrazione di non aver compreso chi finanzia in ultima istanza i consumi statunitensi.

«C’è un vecchio detto: “Non mordere la mano che ti nutre”», ha scritto Schiff. «Donald Trump non si è limitato a mordere la mano che ha nutrito gli Stati Uniti: l’ha staccata a morsi.»

Domanda in calo per il dollaro USA

Il suo avvertimento riecheggia le preoccupazioni espresse da importanti investitori in merito ai flussi di capitale e alla fiducia negli asset statunitensi.

Parlando al World Economic Forum di Davos, il miliardario Ray Dalio ha detto che l’escalation delle dispute commerciali potrebbe sfociare in quelle che ha definito “guerre di capitali”, in cui gli investitori stranieri rivalutano la loro disponibilità a detenere il debito USA.

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«Dall’altro lato dei deficit commerciali e delle guerre commerciali ci sono il capitale e le guerre di capitali», ha affermato Dalio, avvertendo che una minore propensione verso i Treasury statunitensi rappresenterebbe una seria sfida mentre i deficit si ampliano.

Dalio ha richiamato la storia, osservando che, nei periodi di conflitti geopolitici ed economici, persino gli alleati tendono a ridurre l’esposizione al debito reciproco e a spostarsi verso asset reali.

Ha consigliato la diversificazione e ha indicato l’oro come copertura efficace in periodi di stress finanziario, raccomandando che rappresenti tra il 5% e il 15% dei portafogli.

Il comportamento dei mercati ha iniziato a riflettere queste tensioni.

I prezzi dei Treasury sono scesi questa settimana mentre gli investitori valutavano le rinnovate minacce di dazi da parte di Washington, comprese proposte legate alle dispute sulla Groenlandia che hanno riacceso i timori di un conflitto commerciale più ampio con l’Europa.

Era di profonda sfiducia istituzionale

A Davos, Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, ha descritto il momento in termini più ampi come una fase di erosione della fiducia.

Ha affermato che le istituzioni globali si trovano ora ad affrontare una «profonda sfiducia istituzionale», sostenendo che i sistemi consolidati devono ricostruire la propria credibilità per restare efficaci.

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