Michael Saylor sollecita le banche statunitensi a custodire Bitcoin (BTC), a concedere prestiti garantiti dalla criptovaluta e a spingere i digital asset verso una dimensione di mercato da 100.000 miliardi di dollari.
Punti chiave:
- Saylor vuole che le banche detengano Bitcoin per conto della clientela e offrano credito con il token a garanzia.
- Sostiene che i regolatori debbano distinguere tra custodia, prestiti collateralizzati e posizioni proprie in crypto delle banche.
- La sua proiezione da 100.000 miliardi si basa anche su agenti AI che usano moneta digitale in mercati aperti 24/7.
Bitcoin e sistema bancario
Saylor, presidente esecutivo di Strategy, ex MicroStrategy, ha illustrato la sua proposta dopo il suo intervento al Freedom Tech DC summit del Bitcoin Policy Institute, questa settimana. L’obiettivo è portare le banche a offrire servizi di custodia Bitcoin e linee di credito garantite dalla criptovaluta.
Il suo ragionamento tocca in particolare il quadro regolamentare di Basilea, che assegna un risk weight del 1.250% alle esposizioni in criptoasset di Gruppo 2b. Secondo Saylor, i regolatori dovrebbero trattare in modo distinto la custodia per conto dei clienti, il lending con Bitcoin a garanzia e le posizioni proprietarie in crypto delle banche, invece di applicare ovunque gli stessi vincoli estremamente severi.
Saylor vede nella competizione bancaria un potenziale motore di nuova domanda. Il Bitcoin Banking Adoption Index di Strategy ha stimato al 32% l’adozione da parte delle grandi banche a luglio, pur rilevando che i principali istituti finanziari mantengono posizioni pubbliche molto diverse sull’asset. Regole più chiare, sostiene, darebbero ai detentori di Bitcoin più canali per ottenere liquidità senza dover vendere i token, aumentando al contempo la concorrenza tra gli istituti.
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La tesi AI di Saylor
Saylor collega la sua stima da 100.000 miliardi di dollari per i digital asset all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, sostenendo che software autonomi si occuperanno sempre più spesso di analizzare prodotti, negoziare transazioni e finalizzare acquisti. Questi sistemi, argomenta, hanno bisogno di denaro programmabile e mercati aperti ininterrottamente, non di infrastrutture finanziarie costruite attorno all’identità umana e agli orari d’ufficio.
«L’era degli Asset Digitali e dell’Intelligenza Digitale ha bisogno di una carta dei diritti digitali, non di una carta di restrizioni», ha dichiarato Saylor. A suo avviso, i regolatori dovrebbero intervenire senza attendere il Congresso.
Il cambio di passo arriva dopo il mancato avanzamento al Senato, il 15 settembre, del CLARITY Act, approvato con una maggioranza di 50 a 49 voti ma comunque sotto la soglia dei 60 necessari. Saylor considera l’azione regolamentare diretta come la via più rapida.
Sul fronte pubblico, le banche restano divise su Bitcoin. L’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, lo ha definito una “pet rock”, mentre il CEO di Strategy, Phong Le, ha affermato che in privato Dimon si mostrerebbe più favorevole a Bitcoin.
Il 16 settembre, dopo lo stallo sul CLARITY, Saylor ha detto di aspettarsi che SEC, CFTC e Tesoro avanzino con nuove regole sulla base della normativa vigente, mentre le banche amplieranno l’offerta di servizi di custodia e lending in Bitcoin. L’indice di luglio aveva misurato al 32% l’adozione di Bitcoin tra le principali banche.
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