L’affermazione di Elon Musk secondo cui l’intelligenza artificiale renderà obsoleta la programmazione tradizionale entro la fine del 2026 è tornata a circolare online, mesi dopo la sua prima uscita pubblica.
Punti chiave:
- A febbraio Musk ha detto ai dipendenti di xAI che l’IA potrebbe presto generare direttamente file binari ottimizzati partendo da semplici istruzioni in linguaggio naturale, saltando del tutto il codice tradizionale.
- Il commento, pronunciato durante una riunione plenaria di xAI, è stato rilanciato con forza sui social negli ultimi giorni.
- Le reazioni sono divise: diversi esperti giudicano la tempistica irrealistica, anche alla luce delle difficoltà recenti di xAI proprio sui modelli di coding.
La tesi sul “fine del coding” torna alla ribalta
L’origine del dibattito è una riunione plenaria di circa 45 minuti che xAI ha trasmesso pubblicamente a febbraio, durante la quale Musk ha illustrato alla squadra le ambizioni dell’azienda sul fronte della programmazione. In quell’occasione ha sostenuto che l’intelligenza artificiale sarà presto in grado di produrre un binario ottimizzato direttamente da un prompt in linguaggio naturale, una previsione successivamente ripresa dalle agenzie.
Nello stesso meeting sono stati annunciati profondi cambiamenti nella governance di xAI, arrivati a poche settimane dall’uscita di scena di diversi cofondatori della giovane società, nata tre anni fa. Aman Madaan è stato nominato responsabile del modello core e delle funzionalità vocali di Grok, mentre Manuel Kroiss ha assunto la guida dello sviluppo dei modelli di coding e dell’infrastruttura di machine learning. Toby Pohlen è passato a dirigere una divisione separata incaricata di automatizzare i processi operativi più ampi dell’azienda; Musk ha inoltre promesso che Grok Code, il modello di programmazione della società, avrebbe raggiunto prestazioni allo stato dell’arte nell’arco di due-tre mesi.
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Gli esperti contestano le tempistiche di Musk
La comunità tecnologica rimane scettica sulla previsione.
Un commentatore software ha sottolineato questa settimana che i compilatori già oggi traducono il codice in istruzioni macchina in pochi millisecondi, paragonando la visione di Musk di una generazione diretta del binario a un errore concettuale più che a una vera rivoluzione. Il commentatore ha richiamato il lavoro pionieristico di Grace Hopper, che decenni fa ha contribuito ad automatizzare proprio quel passaggio, sostenendo che l’industria ha risolto questo problema da circa settant’anni.
Altri osservatori si concentrano meno sulla scadenza indicata e più sulle conseguenze per i milioni di posti di lavoro nel software qualora la previsione si rivelasse anche solo parzialmente corretta.
Secondo diversi analisti, gli sviluppatori finirebbero per spostarsi verso ruoli di supervisione e orchestrazione di sistemi generati dall’IA, anziché scrivere codice riga per riga. Una minoranza accoglie invece con favore lo scenario delineato da Musk, sostenendo che eliminare la codifica manuale potrebbe comprimere drasticamente i tempi di sviluppo. La clip è riemersa in modo virale sulle piattaforme social nell’ultima settimana, innescando una nuova ondata di articoli su un commento che risale ormai a un anno fa.
La riunione di febbraio è avvenuta in una fase particolarmente turbolenta per xAI, reduce da una riorganizzazione seguita alla fusione con SpaceX e da una serie di addii tra i cofondatori. Musk ha poi ammesso che l’azienda «non era stata costruita nel modo giusto» al primo tentativo, un’insolita ammissione di colpa accompagnata dalle scuse rivolte ai candidati che xAI aveva in passato respinto.
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