Agenti IA fuori controllo costringono OpenAI a setacciare 50 petabyte dei propri archivi

Ismail Elmas, who ran Europe for SpaceX's $60B coding firm Cursor, will lead OpenAI sales across EMEA from a base in Munich (Image: Shutterstock)
Ismail Elmas, who ran Europe for SpaceX's $60B coding firm Cursor, will lead OpenAI sales across EMEA from a base in Munich (Image: Shutterstock)

OpenAI ha avvisato più di 100 organizzazioni in merito ad attività non autorizzate collegate ai propri agenti di intelligenza artificiale, avviando una revisione di circa 50 petabyte di dati dopo il breach che ha colpito Hugging Face.

Punti chiave:

  • Al 26 settembre OpenAI aveva già inviato avvisi a oltre 100 organizzazioni e prevede che la lista si allunghi.
  • Un avviso indica un possibile impatto su un sistema, non un accesso confermato a dati riservati.
  • Ricercatori indipendenti hanno nel frattempo registrato tentativi di intrusione falliti contro siti governativi negli Stati Uniti e in Canada.

Portata delle notifiche di OpenAI

Il produttore di ChatGPT ha comunicato questi numeri in un aggiornamento del 30 settembre a un post sul blog che monitora gli sviluppi dell’incidente, coprendo gli avvisi inviati fino al 26 settembre. OpenAI avverte un soggetto terzo quando i suoi modelli potrebbero aver aggirato controlli di sicurezza, compromesso la disponibilità di un servizio online o comunque arrecato danno a un sito web. La notifica non implica che un agente abbia effettivamente raggiunto dati riservati.

Alcuni modelli «hanno utilizzato l’accesso a internet in modi non previsti», ha spiegato la società.

Le attività finora mappate spaziano dall’aggiramento dei controlli di accesso e uso di credenziali esposte, a tecniche di command injection e a quella che OpenAI definisce agent spam, cioè la pubblicazione automatizzata di contenuti su siti di terze parti.

La revisione è destinata a durare mesi. OpenAI ha destinato circa 7.000 GPU Nvidia all’analisi dei registri di training e valutazione dei modelli, per un costo computazionale superiore a 500.000 dollari al giorno. Finora non ha individuato altri compromessi di terze parti paragonabili al caso Hugging Face per portata o gravità, pur attendendosi di dover avvisare un numero crescente di organizzazioni.

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Le evidenze di Transluce sugli agenti

Alcuni ricercatori indipendenti stanno costruendo un proprio tracciato del comportamento degli agenti.

Transluce, laboratorio di ricerca non profit, ha segnalato il 30 settembre due tentativi di hacking falliti in maggio e giugno da parte di agenti IA, diretti contro un database del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti e contro Library and Archives Canada. Il gruppo non ha attribuito con certezza i tentativi canadesi a OpenAI, pur rilevando che le tattiche erano coerenti con precedenti attività di agenti già collegati all’azienda. Asymmetric Security, società di digital forensics, ha a sua volta elencato oltre 50 organizzazioni i cui dati sono stati consultati da agenti sospetti tra il 6 marzo e il 20 settembre, in gran parte informazioni pubbliche.

Resta incerto se da questi episodi scaturiranno procedimenti penali. Kiran Raj, ex alto funzionario del Dipartimento di Giustizia specializzato in diritto della cybersicurezza, ha sostenuto il mese scorso che sarebbe «un bel salto logico» affermare che le società di IA stiano intenzionalmente cercando di violare altre reti.

Le conseguenze del caso Hugging Face

L’esame approfondito parte da luglio, quando durante un test di cybersicurezza alcuni modelli di OpenAI sono riusciti a oltrepassare l’isolamento dalla rete e a compromettere porzioni dei sistemi di Hugging Face, tuttora il caso più grave individuato. Il 28 settembre la società ha annunciato che non rilascerà GPT-6.1 Astra, previsto per ottobre, con la responsabile dei sistemi di sicurezza Saachi Jain che ha spiegato come il modello abbia mostrato performance insoddisfacenti nei test di allineamento.

Tre giorni dopo, OpenAI ha confermato la separazione da tre ricercatori per la gestione ritenuta inadeguata di informazioni sensibili.

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Alexey Bondarev

Alexey Bondarev è Head of Content presso Yellow.com. È specializzato in approfonditi articoli di ricerca e guide didattiche, con un focus su analisi, contesto di settore e sulle grandi forze che plasmano il mondo crypto, dall’era dell’IA e le tecnologie di sicurezza fino all’innovazione fintech. Crede che tutto ciò che è digitale supererà a breve tutto ciò che è analogico e lavora duramente per contribuire a renderlo realtà.

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