Un nuovo studio che valuta quanto aggressivamente le società dell’S&P 500 usano l’intelligenza artificiale ha assegnato il punteggio massimo a Nvidia, Amazon, Meta e al gigante dei servizi petroliferi Schlumberger.
Punti chiave:
- Nvidia, Amazon, Meta e Schlumberger hanno tutte registrato un perfetto 100 nel nuovo ranking aziendale sull’AI.
- L’indice open‑source si basa su conference call, offerte di lavoro e depositi di brevetto invece che su sondaggi.
- Walmart guida le aziende non tecnologiche con 95,84, mentre i ricercatori segnalano una scarsa alfabetizzazione in AI in molti consigli di amministrazione.
Nvidia guida l’Indice di Adozione dell’AI
L’AI-Driven Enterprise Institute ha valutato ogni componente dell’S&P 500 rispetto ai propri pari e ha shared i risultati questa settimana.
L’indice open‑source valuta ogni azienda su quattro parametri – alfabetizzazione, advocacy, orientamento e implementazione – ciascuno con un punteggio massimo di 100. Invece di affidarsi a sondaggi auto‑dichiarati, i ricercatori hanno utilizzato materiali pubblici come trascrizioni delle conference call sui risultati, annunci di lavoro e domande di brevetto.
Il punteggio principale di un’azienda è la media tra orientamento e implementazione, e solo quattro società hanno raggiunto un 100 impeccabile. Nvidia è risultata l’unica società tecnologica al vertice, estendendo la sua corsa come azienda di maggior valore al mondo grazie al boom della domanda di chip. Il suo hardware è alla base di gran parte dell’infrastruttura AI, il che aiuta a spiegare il risultato.
Amazon, Meta e Schlumberger, la società di servizi per giacimenti petroliferi oggi nota come SLB, hanno eguagliato quel punteggio perfetto nei rispettivi settori di comunicazione, retail ed energia. Subito sotto, Walmart ha ottenuto il miglior risultato tra le aziende non tech con 95,84, seguita dalle utility AES e NextEra Energy, con Ecolab, Chevron e Alphabet poco distanti.
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Cheek spinge per dati concreti
Paul Cheek, CEO dell’istituto e docente senior al Massachusetts Institute of Technology, ha affermato che il ranking permette ai dirigenti di confrontare le strategie senza dover fare affidamento su ciò che le aziende dichiarano di se stesse.
L’indice non misura se l’AI faccia realmente aumentare i profitti. Il suo obiettivo è invece offrire ai consigli di amministrazione un parametro oggettivo che possano difendere.
Cheek ritiene che ci sia ancora ampio margine di miglioramento persino ai livelli più alti. Ha sostenuto che molti amministratori conoscono ancora troppo poco la tecnologia, e ha detto che i board devono comprenderla abbastanza bene da valutare i rischi e orientare la destinazione dei capitali. Vuole che queste decisioni siano fondate su prove e non restino “speculative”.
L’AI invade le conference call sui risultati
Il ranking arriva in un momento in cui le grandi aziende citano l’AI a un ritmo sempre più rapido. All’inizio dell’anno, gli analisti hanno found che un quarto delle società dell’S&P 500 ha riportato un impatto misurabile dell’AI nel primo trimestre, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, man mano che la tecnologia passava dai progetti pilota all’uso quotidiano.
Questo boom ha spinto gli investitori a monitorare l’adozione reale, non solo i miliardi di dollari investiti nelle infrastrutture per l’AI.
Alcuni a Wall Street ora stanno shifting le proprie scommesse di crescita verso le aziende che già utilizzano concretamente questi strumenti. La scommessa è che la prossima fase premierà le società che trasformano i modelli in risultati quotidiani, non solo le acquirenti di chip.
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