Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha definito il panico intorno alla cybersecurity legata all’intelligenza artificiale uno strumento di marketing, pur in un contesto in cui gli attacchi crypto sono aumentati di circa il 50% e oltre 100 aziende hanno lanciato l’allarme su minacce in forte crescita.
Punti chiave
- Huang sostiene che i vendor di sicurezza traggono beneficio dall’amplificare le minacce AI prima di lanciare nuovi prodotti
- Gli attacchi al settore crypto sono aumentati di circa il 50% nella prima metà del 2026, nonostante importi complessivamente rubati in calo
- Società di cybersecurity e laboratori AI continuano ad avvertire che sistemi più potenti possono rafforzare anche le capacità degli attaccanti
La posizione di Jensen Huang
Huang ha sostenuto questa tesi giovedì alla Communacopia + Technology Conference di Goldman Sachs a San Francisco, indicando che le società di sicurezza avrebbero un interesse diretto a esasperare le paure prima del lancio di nuove soluzioni.
A suo giudizio, la forte attenzione mediatica e industriale sulla cybersecurity riflette un settore che si prepara a monetizzare le proprie offerte. La critica riguarda quindi l’ondata di panico intorno alla minaccia, più che il mercato in sé.
«Il motivo per cui oggi si parla così tanto di cybersecurity è che il settore si sta preparando a lanciare nuovi prodotti, e quale modo migliore di creare domanda se non creare prima un problema?», ha affermato Huang, citato da Axios.
Huang ha anche domandato chi, in un’ottica commerciale, non vorrebbe vedere un mercato diventare “isterico” e mettersi in fila per acquistare una soluzione. Parallelamente, ha descritto la cybersecurity come il prossimo grande caso d’uso per l’AI e una fonte di ricavi sostanziale. La sua argomentazione, quindi, si concentra su come le minacce vengono comunicate, più che sulla reale esistenza della domanda per servizi di sicurezza.
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Minacce crypto in aumento
I dati dei ricercatori specializzati in sicurezza crypto indicano un deterioramento del contesto degli attacchi. SlowMist ha segnalato che, nella prima metà del 2026, gli attacchi alle piattaforme crypto sono cresciuti di circa il 50%, pur a fronte di un calo dell’ammontare totale effettivamente sottratto.
Oltre 100 società hanno firmato ad agosto una lettera aperta in cui avvertono che gli attacchi abilitati dall’AI potrebbero diffondersi su larga scala nel giro di pochi mesi. Tra i firmatari figurano OpenAI e Anthropic. L’allarme arriva mentre i fornitori di cybersecurity registrano un rafforzamento della domanda legata proprio alle minacce AI.
Le azioni di CrowdStrike sono balzate del 20,5% a fine agosto dopo risultati trimestrali record, con l’amministratore delegato George Kurtz che ha collegato la crescente domanda dei clienti al numero sempre maggiore di attacchi alimentati dall’intelligenza artificiale. Il cofondatore di OpenZeppelin, Manuel Aráoz, ha inoltre sottolineato che gli agenti AI sono in grado di analizzare e mettere sotto stress gli smart contract molto più rapidamente di quanto i revisori umani possano verificarli, aumentando la pressione sui team di sicurezza nel mondo crypto.
La posizione di Huang si inserisce in un quadro più ampio delle sue ultime dichiarazioni pubbliche sull’AI.
Pochi giorni prima delle osservazioni sulla cybersecurity, il CEO di Nvidia aveva affermato che l’AI a livello umano è già arrivata, anticipando una dichiarazione pubblica analoga da parte di OpenAI. Le sue parole lo collocano stabilmente nel campo degli ottimisti, in un dibattito in cui società di sicurezza e laboratori di ricerca AI avvertono invece che sistemi sempre più potenti possono finire per potenziare anche gli attori malevoli.
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