Il parlamento turco ha ritirato le disposizioni sulla tassazione delle criptovalute da un ampio pacchetto legislativo, a seguito di negoziati dell’ultimo minuto tra i legislatori del governo e dell’opposizione.
Gli articoli rimossi avrebbero imposto una tassa sulle transazioni dello 0,03% sugli scambi di criptovalute tramite fornitori di servizi regolamentati e una ritenuta del 10% sulle plusvalenze, versata trimestralmente.
Il vicepresidente della Camera Celal Adan ha presieduto la seduta in cui è stato raggiunto l’accordo per rimuovere le misure fiscali sulle criptovalute prima del dibattito formale sul disegno di legge omnibus, che riguarda anche le spese per la difesa e regolamenti economici più ampi.
Evoluzione da misura aggressiva a ritiro
La proposta originale, presentata il 2 marzo, includeva una ritenuta del 10% sui profitti in criptovalute generati sulle piattaforme regolamentate dall’Autorità dei mercati di capitale della Turchia, riscossa trimestralmente indipendentemente dal fatto che gli utenti vendessero le proprie posizioni.
Il disegno di legge prospettava anche una tassa sulle transazioni dello 0,03% su tutte le vendite e i trasferimenti di criptovalute tramite fornitori di servizi.
La Commissione pianificazione e bilancio del parlamento ha approvato una versione rivista il 4-5 marzo che eliminava la tassa del 10% sulle plusvalenze ed esentava le transazioni in criptovalute dall’imposta sul valore aggiunto. Nel testo approvato in commissione era rimasta soltanto l’imposta sulle transazioni dello 0,03%.
Anche questa previsione ridimensionata è stata rimossa dal disegno di legge omnibus finale, dopo che i partiti di opposizione e gli operatori del settore hanno sollevato preoccupazioni riguardo alla fuga di capitali verso piattaforme offshore.
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Preoccupazioni per la fuga di capitali, possibile reintroduzione
L’analista turco Ussal Sahbaz ha osservato che le ritenute sui profitti in criptovalute «probabilmente spingerebbero gli utenti verso piattaforme offshore dove la tassazione è basata sull’autodichiarazione». Strutture fiscali simili in India e Corea del Sud hanno generato indesiderate fuoriuscite di capitali, secondo gli osservatori del settore.
I funzionari del governo hanno indicato che le misure fiscali sulle criptovalute potrebbero tornare come normativa separata. La Turchia conta circa 24,8 milioni di utenti di criptovalute, ma mantiene un divieto, in vigore dall’aprile 2021, sull’uso degli asset in criptovalute per i pagamenti, che la banca centrale non mostra alcuna intenzione di revocare.
Il disegno di legge omnibus mantiene altre misure fiscali, tra cui un’accisa speciale del 20% su diamanti e pietre preziose.
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