Audit sull’agente di trading AI su Solana: 174 ordini, nessuno collegato alla sua chiave

A student audit of Solana AI trading agent Omo found its 174 sealed orders could not be tied to trades its wallet signed (Image: Shutterstock)
A student audit of Solana AI trading agent Omo found its 174 sealed orders could not be tied to trades its wallet signed (Image: Shutterstock)

Un audit condotto da uno studente su Omo, agente di trading AI basato su Solana (SOL) e accreditato di un portafoglio superiore ai 200.000 dollari, ha rilevato che nessuno dei suoi 174 impegni d’ordine corrisponde a un’operazione firmata dal wallet dell’agente.

Punti chiave:

  • Un ricercatore universitario ha verificato uno dei “sealed decision” di Omo e ha scoperto che la transazione associata era un semplice trasferimento di token firmato da un altro wallet.
  • I dati pubblici di Omo non collegano nessuno dei 174 impegni d’ordine a operazioni firmate dall’agente stesso.
  • Il paper sollecita l’uso di chiavi di firma custodite in hardware, anche se l’autore ammette che ciò non avrebbe risolto gli altri problemi dell’agente.

Le conclusioni dell’audit su Omo

Charlie Sneed, membro del blockchain club dell’Università dell’Oregon, ha pubblicato lo studio il 28 settembre all’interno di una competizione di ricerca promossa dal produttore di hardware wallet Ledger. La società ha precisato di non avallare le sue conclusioni. Sneed ha iniziato ad analizzare Omo mentre il dashboard pubblico dell’agente mostrava un portafoglio in rapida crescita, pochi giorni prima che l’algoritmo smettesse di operare e che il sito venisse messo offline.

Omo è stato lanciato il 9 agosto e ha operato su memecoin fino al 31 agosto. Prima di ogni ordine, pubblicava sulla blockchain di Solana un’impronta crittografica del proprio ragionamento; il testo dettagliato veniva reso pubblico 20 minuti dopo, consentendo a chiunque di confrontare la versione hashata con quella in chiaro.

La documentazione del progetto elenca quattro verifiche che un utente esterno può eseguire utilizzando un semplice tool di hashing e un nodo pubblico Solana, senza accesso diretto ai sistemi di Omo. La quarta verifica richiede di controllare se la transazione sia stata firmata dal wallet dichiarato dall’agente; il progetto definisce “non valido” qualsiasi riempimento d’ordine firmato da una chiave diversa. Proprio questo controllo non è stato superato.

Sneed ha verificato manualmente uno degli impegni, il più vecchio che riportasse un’operazione associata. La transazione collegata a quella decisione del 21 agosto era un trasferimento di token firmato da un altro wallet e inviato a più indirizzi, tra cui quello di Omo, senza alcun acquisto effettivo di asset sul mercato.

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La posizione di Sneed sulle chiavi

Sneed sottolinea che la componente crittografica ha retto alla prova: tutti i problemi individuati risultano in qualche modo documentati nel codice di Omo e non emergono evidenze di manipolazioni intenzionali. Il dato “zero su 174” proviene dalle stesse pagine pubbliche del progetto. Secondo il ricercatore, l’anello debole è la custodia: Omo utilizzava una chiave copiata da un’app su smartphone e poi conservata su un server, mentre il motore di matching degli ordini non verificava la firma delle transazioni.

Nel paper vengono suggeriti tre correttivi, il principale dei quali è l’utilizzo di una chiave di firma controllata direttamente dall’agente e custodita in hardware, cioè in dispositivi analoghi a quelli commercializzati da Ledger. Lo stesso Sneed, tuttavia, ridimensiona la portata di questa soluzione: una chiave hardware non avrebbe comunque corretto il tasso di successo limitato dell’agente (7,1%) né il malfunzionamento del motore di ricerca web, che per giorni restava in errore mentre Omo continuava a operare.

I rischi degli agenti di trading autonomi

Nel 2026 diverse piattaforme di grandi dimensioni hanno aperto ai trading agent autonomi. Binance ha consentito alle AI di operare dal 20 agosto e Jeff Li, vicepresidente prodotto dell’exchange, ha dichiarato che la società “non può davvero vedere il ragionamento” alla base degli ordini generati dagli agenti.

Robinhood ha segnalato oltre 150.000 conti gestiti da agenti AI al 29 settembre, precisando però di non supervisionare né auditare direttamente il comportamento degli algoritmi. Nel suo rapporto di vigilanza 2026, FINRA ha evidenziato l’autonomia decisionale e la difficoltà di audit come due dei principali rischi associati agli agenti generativi.

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Alexey Bondarev

Alexey Bondarev è Head of Content presso Yellow.com. È specializzato in approfonditi articoli di ricerca e guide didattiche, con un focus su analisi, contesto di settore e sulle grandi forze che plasmano il mondo crypto, dall’era dell’IA e le tecnologie di sicurezza fino all’innovazione fintech. Crede che tutto ciò che è digitale supererà a breve tutto ciò che è analogico e lavora duramente per contribuire a renderlo realtà.

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