Bitcoin (BTC) si è diviso sabato in due chain concorrenti, lasciando i nodi che applicano le contestate regole BIP-110 indietro di 18 blocchi già in serata.
Punti chiave:
- I nodi BIP-110 hanno rifiutato un blocco senza segnale al blocco 961.632 e si sono staccati dalla main chain di Bitcoin.
- La chain di minoranza ha prodotto due blocchi prima di bloccarsi, mentre la chain dominante ha proseguito al ritmo normale.
- Il supporto dei miner alla proposta non ha mai superato il 3%, ben lontano dalla soglia del 55% fissata dagli autori.
La biforcazione parte dal blocco 961.632
Lo sviluppatore Jameson Lopp ha confermato la divergenza in un post di sabato, rimandando i lettori a una dashboard in tempo reale che monitora le due chain. I nodi che eseguono BIP-110 hanno iniziato a rifiutare qualsiasi blocco privo del segnale sul bit di versione 4 quando la rete ha raggiunto l’altezza 961.632. AntPool, il pool che ha vinto la corsa per quel blocco, lo ha minato senza il segnale.
La maggior parte della rete lo ha accettato senza problemi. Il fronte BIP-110 no, e i relativi nodi hanno seguito invece un blocco alternativo alla stessa altezza, prodotto tramite il pool Ocean da un piccolo operatore di mining chiamato Roughnecks.
La chain di minoranza è riuscita a estrarre un secondo blocco, il 961.633, per poi rallentare fino quasi a fermarsi, mentre la main chain ha raggiunto quota 961.651 entro la sera di sabato.
Simple Mining, società di hosting dell’Iowa che instrada hashrate verso Ocean tramite il suo sistema DATUM, ha minato il blocco 961.634 sulla chain dominante. Persino l’hashrate legato al pool più vicino alla proposta non si è mosso in modo compatto.
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Scontro Saylor–Dashjr sul fork di Bitcoin
Michael Saylor aveva sostenuto, poche ore prima della scadenza, che il piano non aveva ottenuto un sostegno miner sufficientemente ampio e sarebbe sfociato in un fork irrilevante, posizione condivisa dall’amministratore delegato di Blockstream, Adam Back. Luke Dashjr, creatore del client Bitcoin Knots e direttore tecnico di Ocean, ha invece esortato gli operatori di nodo ad aggiornare subito, avvertendo che i software non aggiornati restavano esposti a rischi di double spending.
Nello stesso punto è salita anche la difficoltà di mining, fino a 127,48 trilioni: tempismo pessimo per una chain quasi priva di hashrate. Su una chain così “sottile”, i tempi di blocco possono allungarsi dai classici dieci minuti a ore, se non di più. Roughnecks e i pool alleati stanno ora minando con una frazione della potenza di calcolo che protegge la main chain, ma contro lo stesso target di difficoltà.
La spinta a BIP-110 nasce dalla guerra sugli Ordinals
Formalmente denominato “Reduced Data Temporary Softfork”, BIP-110 mirava a imporre per un anno un tetto ai campi dati delle transazioni che veicolano iscrizioni Ordinals e token Runes. I promotori chiedevano il 55% di supporto da parte dei miner, pari a 1.109 blocchi su 2.016, molto meno del 95% che ha accompagnato in passato gli upgrade di Bitcoin.
Il signaling non si è mai avvicinato a quel livello, oscillando tra lo 0,3% e il 2,6% negli ultimi periodi, anche dopo che Ocean lo aveva attivato come impostazione predefinita a luglio.
Foundry, ViaBTC e F2Pool, che insieme ad AntPool controllano la maggior parte dell’hashrate della rete, non hanno mai segnalato. La finestra per il signaling resta aperta fino al blocco 965.664, che la rete dovrebbe raggiungere in circa quattro settimane.
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