Un giudice federale ha disposto la detenzione senza cauzione di Abdulrahman Alfozan, 35 anni, ex ingegnere di OpenAI accusato di aver piazzato dispositivi di ascolto in una sala riunioni riservata ai vertici della società, ritenendolo ad alto rischio di fuga.
Punti chiave:
- Il giudice ha respinto la richiesta della difesa di arresti domiciliari con braccialetto GPS.
- Secondo l’accusa, Alfozan ha scambiato messaggi con un reale saudita e un ufficiale militare saudita ha pagato i voli della sua famiglia.
- La difesa replica che aveva un colloquio per la cittadinanza USA fissato per il 6 novembre e contesta la ricostruzione del governo.
La decisione sulla custodia di Alfozan
Il giudice magistrato statunitense Alex Tse ha stabilito lunedì a San Francisco che «esiste un rischio di mancata comparizione significativo». Alfozan, in tuta arancione da detenuto, è rimasto in silenzio durante l’udienza, durata circa un’ora.
I pubblici ministeri avevano sostenuto che i suoi legami con l’Arabia Saudita – Paese che non ha un trattato di estradizione con gli Stati Uniti – gli fornirebbero sia i mezzi sia le coperture necessarie per fuggire dalla giustizia americana.
Secondo l’accusa, Alfozan avrebbe scambiato messaggi via WhatsApp nel corso del 2025 e del 2026, fino almeno al 5 ottobre, con un membro non identificato della famiglia reale saudita. Quest’ultimo avrebbe ripetutamente tentato di reclutarlo per un’iniziativa sull’intelligenza artificiale nel Regno, scrivendogli a maggio che «Saudi needs you more then the US!».
Alfozan avrebbe risposto con un laconico «100».
L’ingegnere è stato arrestato il 9 ottobre, tre giorni prima di un volo di sola andata per Riad previsto insieme alla moglie e al figlio neonato. La madre e il bambino sono partiti il giorno successivo con biglietti in classe business che, secondo i pm, sarebbero stati acquistati da un ufficiale delle forze armate saudite.
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Pernik contesta il rischio di fuga
Il legale della difesa, William Pernik, ha dichiarato in aula che Alfozan aveva in agenda un colloquio per la naturalizzazione statunitense il 6 novembre, elemento che a suo dire dimostrerebbe l’assenza di intenzioni di lasciare il Paese.
La difesa ha inoltre replicato che il biglietto per Riad era stato prenotato il 13 settembre, quindi prima che OpenAI scoprisse il presunto dispositivo di registrazione. Nella loro versione, l’acquirente dei biglietti sarebbe stato il cognato di Alfozan, che avrebbe pagato di tasca propria.
I pubblici ministeri affermano che, nel periodo in cui sarebbe avvenuta la registrazione, nella sala successivamente “bonificata” avrebbero avuto luogo incontri tra dirigenti di OpenAI e funzionari governativi, e hanno segnalato che l’indagine «potrebbe sfociare in ulteriori accuse di particolare gravità». Nel fascicolo, tuttavia, non si sostiene che Riad abbia direttamente ordinato le presunte intercettazioni.
Il Dipartimento di Giustizia ha reso noto il caso il 13 ottobre, accusando Alfozan – in OpenAI da luglio 2025 – di aver nascosto a fine settembre un registratore dietro un televisore in una sala riunioni destinata al top management. Successivamente, gli addetti alla sicurezza avrebbero trovato un secondo dispositivo in una borsa lasciata dall’ingegnere all’interno dell’edificio.
OpenAI lo ha licenziato dopo l’arresto. L’imputazione di intercettazione illecita di comunicazioni orali prevede, in caso di condanna, fino a cinque anni di carcere.
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