Michael Burry ha sostituito diverse posizioni short dirette su azioni con opzioni put, dopo che nuove analisi lo hanno portato ad anticipare la finestra temporale in cui potrebbe invertirsi la presunta bolla dell’intelligenza artificiale.
Punti chiave:
- Burry ha chiuso gli short su vari titoli legati all’AI e su un ETF sui semiconduttori, rimpiazzandoli con put per ottenere maggiore leva su un orizzonte più ravvicinato.
- Le put su Micron e Nebius scadono a giugno, mentre i contratti su Nvidia, Palantir e SOXX arrivano a settembre 2027.
- Burry vedeva il 2028 come scenario base per la fine della bolla AI, ma ora ritiene che il ribaltamento possa verificarsi prima.
Le put di Burry sull’AI
L’investitore ha illustrato i cambiamenti lunedì sulla newsletter Substack “Cassandra Unchained”, spiegando di aver chiuso le posizioni short su Micron, Nebius, Caterpillar, CoreWeave, Nvidia, Palantir, Oracle e sull’iShares Semiconductor ETF. Queste esposizioni sono state sostituite con opzioni put, fatta eccezione per CoreWeave, dove ha affermato di non aver trovato contratti a prezzi ritenuti interessanti.
Una opzione put conferisce al detentore il diritto di vendere un’attività a un prezzo prefissato entro una certa data, consentendo di scommettere su un ribasso limitando la perdita massima al premio pagato.
“In sostanza, sto anticipando le tempistiche. Di conseguenza, voglio più leva sulle mie posizioni corte. Tempistiche migliori rendono la leva più accettabile”, ha dichiarato Burry.
Le sue put su Micron e Nebius scadono a giugno, mentre i contratti su Nvidia, Palantir e SOXX arrivano a scadenza a settembre 2027. Burry ha inoltre aperto una nuova posizione ribassista su MetLife tramite put a lunga scadenza, osservando che la bassa volatilità rendeva tali opzioni relativamente a buon mercato.
La nuova timeline della bolla AI
Burry ha spiegato che il tax-loss harvesting ha contribuito alla decisione di ristrutturare il portafoglio, ma ha indicato come principale motore del cambiamento la ricerca svolta nel fine settimana. Ad agosto aveva individuato nel 2028 il suo scenario base per lo scoppio della bolla AI, pur avvertendo che i grandi cicli di mercato possono richiedere mesi o anni per invertirsi.
Ha citato uno studio di Ares Management che mette in dubbio la sostenibilità degli attuali livelli di investimento in AI se i ricavi non dovessero giustificare gli ingenti capex. Il rapporto sottolinea che i consigli di amministrazione potrebbero riallocare il capitale se i ritorni dalle infrastrutture AI non dovessero confermare le ipotesi alla base degli investimenti correnti.
“Basterebbe una sola stagione in cui i ricavi da AI deludono rispetto alle spese in conto capitale che li sostengono”, si legge nel documento di Ares, aggiungendo che in quel caso i board potrebbero riconsiderare la destinazione del capitale.
Il mercato, finora, non ha ancora dato ragione alla visione ribassista di Burry. Il Nasdaq Composite ha chiuso la scorsa settimana su nuovi massimi storici, mentre il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha dichiarato che l’AI sta entrando in una fase di forte accelerazione produttiva. Micron resta comunque circa il 16% sotto i suoi massimi, e Palantir tratta a circa il 10% al di sotto dei propri picchi.
La mossa segna un cambiamento significativo rispetto all’analisi di Burry di agosto, perché le scadenze di giugno sui contratti Micron e Nebius fissano ora un orizzonte temporale preciso su una parte del trade. Il precedente scenario base al 2028 lasciava molto più tempo perché spesa in AI, aspettative di crescita dei ricavi e valutazioni azionarie potessero aggiustarsi.
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