Un attacco missilistico dei ribelli Houthi ha mandato in fiamme parte del quartier generale di Saudi Aramco a Dhahran martedì, mentre il Brent restava in area 106 dollari al barile e i trader di Bitcoin (BTC) si preparavano ai nuovi dati sull’inflazione statunitense.
Punti chiave:
- Un missile ha colpito il quartier generale Aramco di Dhahran, innescando un incendio e danni su più piani.
- Il Brent è rimasto intorno a 106 dollari mentre si intensificano gli attacchi a impianti energetici sauditi e al traffico nello Stretto di Hormuz.
- Bitcoin si è attestato attorno a 83.450 dollari mentre il mercato attende i dati USA sul CPI di mercoledì.
Il raid su Dhahran
Il ministero dell’Energia saudita ha riferito di un incendio “limitato” in un edificio amministrativo di Aramco a Dhahran nella tarda serata di martedì, precisando che le squadre di emergenza sono intervenute rapidamente e che non ci sono feriti. Una fonte interna alla compagnia ha però spiegato che un missile balistico ha colpito una delle torri del complesso direzionale, danneggiando gli ultimi tre piani; l’entità complessiva dei danni resta ancora da chiarire.
Altre testimonianze parlano di un impatto ben più pesante. Tre persone con conoscenza diretta della situazione hanno descritto danni estesi alla sede, con un incendio propagatosi su diversi piani. Una quarta fonte ha indicato che le fiamme erano ancora attive nelle prime ore di mercoledì e che alcune funzioni operative erano state temporaneamente spostate negli uffici globali di Aramco.
Il maxi‑complesso di Dhahran ospita circa 11.000 residenti su 58 chilometri quadrati. Il portavoce Houthi Yahya Saree aveva indicato il quartier generale come potenziale obiettivo poche ore prima del raid, minacciando una risposta agli attacchi aerei guidati da Riyad su Sanaa. Aramco non ha rilasciato commenti ufficiali immediati.
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Effetti su Brent e Bitcoin
Al momento non risultano interruzioni della produzione di greggio. Nonostante ciò, il Brent è salito oltre 106 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche di mercoledì, complice anche la minaccia dell’Iran di intensificare gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, un ulteriore fattore di tensione sull’offerta del Golfo.
Adam Baron, ricercatore del think tank New America ed esperto di Yemen e Golfo, ha osservato che il raid potrebbe rappresentare un avvertimento o il preludio a una nuova ondata di attacchi.
Sul fronte cripto, il canale di trasmissione è l’inflazione. Mercoledì Bitcoin scambiava intorno a 83.450 dollari, dopo un rapido picco a 84.000, mentre gli economisti si aspettavano un’accelerazione dell’inflazione USA al consumo al 3,6% annuo dal 3,4%, nell’ultima lettura prima della riunione Fed del 28 ottobre sui tassi.
Ryan Lee, chief analyst di Bitget Research, ha avvertito che un dato più caldo del previsto potrebbe innescare una nuova ondata di liquidazioni, man mano che i rendimenti dei Treasury e le aspettative sui rialzi Fed si riaggiustano, sottolineando che le vendite recenti potrebbero non aver ancora ripulito del tutto le posizioni a leva più speculative.
Il raid di Dhahran segna l’apice di una rapida escalation. Il 3 ottobre gli Houthi avevano rivendicato un attacco combinato con missili e droni che ha mandato in fiamme la raffineria di Aramco a Riad, appena una settimana dopo aver dichiarato di aver colpito anche impianti Aramco nell’area di Yanbu, sulla costa del Mar Rosso. I combattimenti dell’ultima settimana hanno causato almeno 18 vittime nel regno, mentre raid con droni nei mesi precedenti avevano già costretto Aramco a fermare per 16 giorni la grande raffineria di Ras Tanura, la maggiore del Paese.
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