Il presidente Donald Trump ha cancellato martedì il dazio del 20% sul traffico merci nello Stretto di Hormuz, appena un giorno dopo averlo annunciato, mantenendo però un blocco totale sulle spedizioni legate all’Iran.
Punti chiave:
- Trump sostituisce il pedaggio del 20% a Hormuz con promesse di accordi commerciali e d’investimento dai Paesi del Golfo.
- Il blocco USA sulle navi collegate ai porti iraniani è scattato martedì alle 22:00 italiane.
- Il Brent chiude in rialzo di oltre il 9%, Bitcoin scivola verso 62.000 dollari mentre crescono le scommesse su nuovi rialzi Fed.
Trump fa marcia indietro sulla tassa di Hormuz
Il presidente ha cambiato rotta con un post sui social, spiegando che i colloqui con i leader mediorientali lo hanno convinto a rinunciare al pedaggio in cambio di intese commerciali e flussi d’investimento dai Paesi del Golfo verso gli Stati Uniti.
Solo 24 ore prima aveva presentato l’imposta, autoproclamando Washington “guardiano dello stretto” e pretendendo il 20% del valore di tutte le merci in transito. Il blocco ora si applica solo alle navi dirette da o verso porti iraniani, o che trasportano carichi di origine iraniana.
Il Comando Centrale USA ha precisato che i controlli sarebbero iniziati alle 22:00 italiane di martedì, poche ore dopo che le forze americane avevano concluso la terza notte consecutiva di raid sull’Iran. I media statali di Teheran hanno riportato esplosioni a Bushehr, Bandar Abbas, Mahshahr e Abadan.
La risposta di Teheran è arrivata subito.
Le forze iraniane hanno colpito basi USA in Bahrein, Giordania e Kuwait e attaccato tre petroliere che tentavano di attraversare il braccio di mare. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha scritto su X che chi garantisce la sicurezza del transito nello stretto “merita un compenso”, pur definendo la soglia del 20% “ovviamente eccessiva”.
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Reazione di Bitcoin e del petrolio
Bitcoin (BTC) è scivolato verso 62.000 dollari martedì, dopo il rifiuto delle quotazioni sopra area 64.000 il giorno precedente, restando inchiodato sui minimi del range di luglio. Il Brent ha chiuso lunedì con un balzo di oltre il 9% a 83,30 dollari al barile; in parallelo sono saliti i rendimenti dei Treasury e il dollaro.
Sui mercati dei derivati, i trader hanno alzato al 40% circa (dal 35%) la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già a luglio.
Il gruppo di trasporto container Hapag-Lloyd ha avvertito che imporre pedaggi in acque internazionali è “sbagliato in linea di principio”, a prescindere da quale Paese ne incassi i proventi.
Saeed Al-Marri, amministratore delegato di Ethra Invest, ha sostenuto che il ritracciamento di Bitcoin rifletta soprattutto la liquidazione forzata delle posizioni a leva lunghe più che una fuga generalizzata, con le chiusure dei long che lunedì hanno superato quelle degli short di sei a uno.
Prima del conflitto, dallo stretto transitava circa un quinto del petrolio e del gas mondiali; il corridoio energetico è ora di fatto paralizzato da 136 giorni.
Un accordo provvisorio siglato il 17 giugno aveva temporaneamente allentato la tensione, alleggerito la pressione sui prezzi della benzina e consentito a Bitcoin di risalire dai minimi di fine giugno in area 58.000 dollari. Quella tregua è però crollata la scorsa settimana, con la ripresa degli attacchi alle navi commerciali, e il “trade di pace” viene progressivamente smontato.
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