I trader di Polymarket attribuiscono solo il 6% di probabilità a un’invasione russa di un Paese membro della NATO entro la fine dell’anno, nonostante i nuovi avvertimenti dell’intelligence statunitense secondo cui Vladimir Putin potrebbe colpire già questo autunno.
I punti chiave
- Le agenzie di intelligence USA ritengono ora plausibile che la Russia possa lanciare un attacco limitato contro un alleato NATO in qualsiasi momento tra questo autunno e il 2029, con Polonia e Paesi baltici come obiettivi più probabili.
- I contratti su Polymarket prezzano al 6% un’invasione russa di territorio NATO entro il 31 dicembre e al 22% uno scontro militare diretto NATO-Russia entro la stessa data.
- La piattaforma regolamentata statunitense non offre contratti equivalenti sull’invasione, lasciando ai mercati offshore il compito di assorbire e valutare il nuovo rischio.
L’allerta su Putin ribalta la lettura del rischio a Washington
Secondo una valutazione di intelligence resa nota il 7 agosto e rilanciata dai media statunitensi, i servizi americani ritengono che Putin potrebbe ordinare un’operazione militare limitata su territorio dell’Alleanza in qualsiasi momento tra l’autunno e il 2029.
Gli analisti individuano come bersagli più probabili la Polonia o uno dei Paesi baltici. Gli scenari ipotizzati spaziano da offensive cyber e azioni di sabotaggio fino all’impiego di truppe senza insegne per occupare una sottile striscia di territorio.
Si tratta di un cambio di paradigma per Washington, che per anni aveva escluso l’apertura di un secondo fronte da parte del Cremlino finché l’esercito russo restava incagliato in Ucraina. Il mutamento di scenario viene attribuito, tra l’altro, alle incursioni ucraine contro infrastrutture petrolifere e obiettivi commerciali in Russia, che avrebbero spinto il Cremlino a cercare un “successo” altrove, a fronte dello stallo sul fronte orientale.
Negli ultimi mesi non sono mancati segnali di frizione ai margini della NATO: a maggio un drone russo ha ferito due civili in un condominio in Romania, mentre il 30 luglio un missile da crociera ha colpito l’est della Polonia, scavando un cratere.
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Su Polymarket si scommette sull’escalation, non sull’invasione
Gli operatori, per ora, non comprano lo scenario di invasione in piena regola.
Su Polymarket, il contratto che scommette su un’invasione russa di territorio NATO entro il 31 dicembre è prezzato al 6%, con volumi intorno ai 5,3 milioni di dollari. Un contratto separato, che esclude esplicitamente l’Ucraina ed è legato a qualsiasi altro Paese, scambia intorno all’8%. Entrambi i mercati si sono mossi poco dopo l’uscita delle nuove informazioni di intelligence.
Molto più dinamico, invece, il contratto che sconta un’escalation militare diretta tra forze NATO e truppe russe entro fine anno: questo mercato ha chiuso venerdì intorno al 23,5%, per poi ripiegare al 22% sabato.
Sul fronte dei mercati regolamentati USA, Kalshi, l’exchange autorizzato dalla CFTC, non propone alcun contratto equivalente sul rischio invasione. La sezione dedicata alla NATO è limitata a “speech markets” e alle scommesse sulla corsa al prossimo segretario generale dell’Alleanza.
Per gli analisti l’obiettivo è mettere alla prova l’Articolo 5
Heather Conley, dell’American Enterprise Institute, interpreta il rischio come un test della determinazione americana più che come un’operazione di conquista territoriale. La vera incognita, sostiene, è la natura della risposta di Washington a una provocazione calibrata.
Ed Arnold, consulente militare senior presso The D Group, ha indicato come scenario più probabile un’operazione nel cosiddetto “corridoio di Suwalki”, il tratto che collega la Bielorussia all’exclave russa di Kaliningrad. Un’esercitazione di guerra tedesca condotta a dicembre ha simulato un’operazione in cui 15.000 soldati russi conquistano la città lituana di Marijampole senza che venga mai attivato l’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico.
Il mercato ha già prezzato in passato questo tipo di rischio, e finora ha avuto ragione. I contratti che scommettevano su un’invasione entro il 30 giugno erano saliti fino al 13% lo scorso ottobre, per poi scendere al 2% a maggio dopo che l’intelligence militare olandese aveva giudicato “quasi impossibile” un attacco convenzionale durante la guerra in Ucraina. Quei contratti sono poi scaduti senza alcuna azione da parte di Mosca.
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