Un quarto delle società finanziarie statunitensi lega ormai aumenti di stipendio, bonus o promozioni alle competenze in intelligenza artificiale dei propri dipendenti. È quanto emerge da un sondaggio condotto su 500 professionisti HR del settore da Selby Jennings.
Punti chiave:
- Un quarto delle società interpellate collega aumenti, bonus o promozioni alla padronanza degli strumenti di AI.
- Circa il 30% richiede al personale di dichiarare l’uso dell’AI nelle valutazioni formali delle performance.
- Il recruiter prevede che entro il prossimo anno i criteri che legano retribuzione e AI saranno più chiari.
I risultati di Selby Jennings
Un ulteriore 30% delle aziende intervistate impone al personale di indicare l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale nelle revisioni formali delle performance, secondo quanto rilevato dal sondaggio. Il 42% ha già definito criteri formali per valutare le competenze in AI dei dipendenti, mentre il 30% ha creato nuovi ruoli o intere funzioni aziendali dedicate a dimostrare il ritorno economico degli investimenti in AI.
Il sondaggio è stato condotto da Censuswide per conto del recruiter tra il 19 e il 26 agosto e segnala un giro di vite generalizzato: le istituzioni finanziarie vogliono evidenze concrete che la spesa in AI si traduca in risultati misurabili.
Secondo Jacob Summers, responsabile del reclutamento tech di Selby Jennings, la pratica è più diffusa tra fintech e realtà di dimensioni medio‑piccole che non tra le grandi banche e le principali case di trading, ha spiegato. Nelle decisioni di assunzione, le competenze in AI pesano ormai quasi quattro volte più del college o dell’università di provenienza.
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Le previsioni di Dylan Gomez
Dylan Gomez, executive director di Selby Jennings, afferma che le aziende hanno superato la fase in cui si limitavano a verificare se i dipendenti usassero o meno strumenti di AI.
Oggi il focus è sull’impatto di tali strumenti sulla produttività e sui risultati di business. Non esiste ancora una formula standard per stabilire quanto della retribuzione variabile dipenda dall’uso dell’AI e dalla relativa performance, ma Gomez prevede che il legame sarà definito con maggiore precisione entro il prossimo anno.
In molte organizzazioni, il compito di monitorare questi aspetti ricade sui manager di linea.
Ben Hodzic, managing director della società, sottolinea che appena un anno fa la maggior parte delle aziende non tracciava nulla di tutto questo, mentre ora gli investitori e il top management pretendono prove continue che l’AI generi ritorni effettivi. La selezione di nuovo personale resta complicata per molti team HR: metà del campione segnala un aumento della quota di candidati sottodimensionati per il ruolo, e il 31% ammette di non avere in organico nessuno che si senta davvero in grado di valutare le competenze AI dei nuovi assunti.
Il sondaggio AI di PwC
All’inizio dell’anno, un’indagine più ampia di PwC su 1.000 dirigenti dei servizi finanziari statunitensi ha rilevato che il 58% pianifica di collegare direttamente la retribuzione alla produttività abilitata dall’AI e che l’86% attribuisce alla formazione in AI un valore superiore a un MBA per i nuovi ingressi. Oltre il 90% ha dichiarato di aver già aumentato la paga del personale con competenze in AI, e il 61% prevede di estendere a questi dipendenti una quota maggiore di retribuzione variabile legata alle performance.
Dallo stesso sondaggio emerge anche l’aspettativa di organici più snelli: quasi otto intervistati su dieci prevedono una riduzione della forza lavoro di almeno il 20% nei prossimi cinque anni, e il 30% indica le posizioni entry‑level come le più esposte all’automazione via AI.
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