Le crypto entrano nel mainstream americano e ridisegnano la mappa politica USA

Alexey Bondarev
Alexey BondarevSep, 01 2026 6:43
Le crypto entrano nel mainstream americano e ridisegnano la mappa politica USA

Due indagini indipendenti arrivano alla stessa conclusione: le criptovalute hanno abbandonato la nicchia degli early adopter e sono entrate a pieno titolo nel mainstream finanziario americano.

Il Pew Research Center ha rilevato che circa un adulto su cinque negli Stati Uniti ha utilizzato criptovalute almeno una volta.

The Harris Poll segnala una percentuale ancora più elevata: un americano su quattro ne è attualmente proprietario.

Lo scarto dipende dal metodo di rilevazione. Ma la direzione è identica.

A rendere davvero dirompenti i dati 2026 non è il numero in sé, bensì chi sta alimentando questa crescita.

Uomini repubblicani, famiglie con redditi più alti e adulti under 50 superano nettamente la media: un segnale che l’identità politica e demografica del settore crypto sta venendo ridisegnata.

Questo spostamento produce effetti a catena, dalla progettazione dei prodotti delle piattaforme di scambio alle strategie con cui i candidati cercano voti. E arriva proprio mentre Bitcoin (BTC) sta attraversando la sua peggiore settimana dell’anno.

In sintesi

  • Pew Research conferma che circa il 20% degli adulti americani ha usato crypto, con i Repubblicani che per la prima volta superano i Democratici nei tassi di adozione.
  • The Harris Poll stima l’ownership al 25%, trainata soprattutto da uomini più giovani e redditi medio‑alti.
  • I dati indicano un cambio strutturale nella platea dei detentori di asset digitali, con implicazioni dirette per prodotti finanziari, comunicazione politica e strategie di crescita degli exchange.

I numeri dietro il titolo

Le due indagini misurano fenomeni leggermente diversi, il che spiega il divario nei numeri di testa. Pew chiede se gli intervistati abbiano «mai» usato, scambiato o investito in criptovalute. Harris domanda se «attualmente possiedono» asset digitali. La formulazione di Pew intercetta una platea più ampia, includendo chi ha provato le crypto e poi è uscito. Harris fotografa solo chi detiene oggi.

Nonostante ciò, entrambe le percentuali sono nettamente superiori rispetto a due anni fa. La precedente rilevazione Pew, condotta nel 2021, si fermava al 16% di adulti americani che avevano usato criptovalute.

Il dato 2026 implica nuova adozione netta nonostante il duro bear market del 2022 e il contagio legato al caso FTX.

L’attuale lettura Pew di circa il 20% rappresenta un aumento di quattro punti rispetto al 2021: il bear market non ha invertito l’adozione strutturale, l’ha solo rallentata.

Il risultato Harris, secondo cui un americano su quattro possiede oggi crypto, è particolarmente significativo perché fotografa l’ownership in tempo reale, non la storia passata. Se il campione è rappresentativo, si parla di circa 65 milioni di adulti americani attualmente esposti. Una base superiore al totale dei conti di intermediazione attivi presso diversi grandi intermediari finanziari tradizionali messi insieme.

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LUNC ha perso quasi il 31% nel mese e ha rotto un supporto chiave, ma i volumi stabili suggeriscono che il ribasso potrebbe perdere forza. (Image: Shutterstock)

La svolta repubblicana che cambia gli equilibri

Il dato politicamente più sensibile dell’indagine Pew riguarda la frattura partitica.

Nelle precedenti ondate del sondaggio, l’utilizzo di crypto era grosso modo simmetrico tra Repubblicani e Democratici, con una lieve prevalenza Dem in alcuni segmenti. L’edizione 2026 mostra invece che i Repubblicani sono passati in vantaggio, in linea con un più ampio riallineamento in corso a Washington.

La svolta non arriva dal nulla. Il programma elettorale repubblicano del 2024 includeva un chiaro sostegno al diritto di self‑custody, l’opposizione a una valuta digitale della banca centrale e l’impegno a porre fine a quella che gli attivisti hanno definito «Operation Chokepoint 2.0», ovvero la pressione informale sulle banche perché evitassero i clienti crypto. Quando il contesto regolatorio si è fatto più favorevole al settore, gli investitori retail vicini al Partito Repubblicano sembrano aver risposto in massa.

Nel campione Pew, gli adulti repubblicani riportano oggi tassi di utilizzo di crypto superiori a quelli democratici: è la prima volta da quando, nel 2021, Pew ha iniziato a monitorare questa metrica.

Le implicazioni vanno oltre la politica. Exchange, wallet provider e asset manager hanno storicamente progettato prodotti immaginando un’utenza urbana, giovane e tech‑oriented, profili che tipicamente sovra‑rappresentavano gli elettori democratici. Se il crypto user «medio» americano diventa sempre più un uomo repubblicano residente in aree suburbane o extraurbane, occorrerà ripensare messaggi di prodotto, piani media e persino strategie di lobbying regolamentare. Coinbase, Kraken e Robinhood si contendono tutti la stessa nuova coorte di investitori attivi.

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Il divario di genere si allarga, non si chiude

Entrambi i sondaggi confermano che il mercato crypto resta a forte prevalenza maschile.

I dati Pew mostrano che gli uomini hanno una probabilità significativamente maggiore rispetto alle donne di aver utilizzato criptovalute, un divario emerso in ogni edizione dal 2021. The Harris Poll rileva analogamente tassi di ownership più elevati tra gli uomini.

L’aspetto preoccupante dei dati 2026 è che questo gap non sembra ridursi in modo significativo. Nonostante anni di iniziative di settore rivolte alle investitrici, dai programmi educativi mirati di Gemini alle community costruite da realtà come Crypto Chicks, fino al marketing inclusivo delle piattaforme retail, lo squilibrio strutturale di genere resta tenace.

Secondo le rilevazioni 2026 di Harris, gli uomini hanno circa il doppio delle probabilità delle donne di possedere criptovalute, un rapporto in linea con i dati del developer report di Electric Capital e con le analisi on‑chain di Chainalysis sui flussi di trasferimento.

La persistenza di questo divario ha effetti tangibili.

Le investitrici statunitensi controllano asset investibili stimati in 10.000 miliardi di dollari, un monte destinato a crescere con l’accelerazione del passaggio generazionale di ricchezza nei prossimi vent’anni. Exchange e gestori che non affrontano il gender gap stanno di fatto lasciando inesplorata la più grande opportunità di espansione del retail crypto. La domanda di fondo è se i principali ostacoli siano le ipotesi di prodotto del settore – alta volatilità, complessità della self‑custody, interfacce piene di gergo tecnico – o se entrino in gioco barriere più strutturali.

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Concentrazione del reddito e “wealth effect”

L’adozione crypto non è omogenea lungo la scala dei redditi. Entrambi i sondaggi confermano che gli americani con redditi più elevati hanno maggiori probabilità di detenere asset digitali, in linea con i dati della Federal Reserve contenuti nel Survey of Consumer Finances, che mostrano come qualsiasi investimento non in contanti sia fortemente correlato al reddito familiare.

La novità dei numeri 2026 è che l’adozione cresce più velocemente, in termini percentuali, nella fascia di reddito medio rispetto a quella alta, perché tra i più benestanti la penetrazione si avvicina a un tetto. Le tavole dettagliate Pew suggeriscono che le famiglie con redditi annui fra 50.000 e 100.000 dollari, il grosso della middle class americana, rappresentano oggi il segmento in più rapida crescita tra i nuovi utenti crypto, pur restando su livelli di ownership inferiori a quelli delle famiglie oltre i 100.000 dollari.

Le famiglie americane di reddito medio, qui definite come quelle tra 50.000 e 100.000 dollari l’anno, sono la coorte con l’adozione più dinamica nei dati Pew 2026: la crypto sta scendendo lungo la curva della ricchezza.

Questa diffusione per fasce di reddito incide sulla struttura del mercato. Gli investitori più abbienti si sono storicamente avvicinati alle crypto tramite wallet in self‑custody, conti diretti sugli exchange e, in seguito, prodotti ETF.

Gli investitori di reddito medio preferiscono molto più spesso app mobili custodial, funzionalità integrate nei servizi bancari e le soluzioni crypto che PayPal, Cash App e Robinhood hanno innestato sui propri prodotti di finanza al consumo. Ciò condiziona dove si concentra il fatturato lungo la catena del valore e spiega in parte perché le piattaforme con interfacce custodial semplificate hanno sovraperformato gli exchange puri sui volumi retail negli ultimi trimestri.

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La curva dell’età si appiattisce in alto

Le crypto hanno sempre avuto una base prevalentemente giovane, e i dati 2026 non ribaltano questa evidenza. Gli adulti under 50 restano molto più propensi a possedere o aver utilizzato asset digitali rispetto agli over 50. Ma la storia più interessante emerge ai margini: la fascia 50‑64 anni mostra incrementi misurabili di adozione, mentre il ritmo di crescita della coorte under 30 tende ad appiattirsi, in larga parte perché tra i più giovani si sta avvicinando la saturazione. La penetrazione presso i giovani adulti nativi digitali è già elevata.

L’appiattimento della curva per età ha un parallelo diretto nella storia dei mercati azionari.

Quando una nuova asset class raggiunge la saturazione tra i più giovani, la successiva ondata di crescita arriva quasi sempre dalle fasce d’età più avanzate, che entrano più tardi ma generalmente con allocazioni di capitale molto più consistenti. L’americano medio di 55 anni dispone di un patrimonio investibile ben superiore a quello di un 25enne. Anche un modesto aumento della penetrazione nella coorte over 50 si traduce quindi in una crescita significativa degli asset in gestione per l’industria.

Nella fascia 50‑64 anni, la crescita dell’adozione cripto è la più rapida secondo i dati Pew 2026, e parliamo anche degli americani con i livelli medi di asset investibili più elevati.

L’arrivo dello iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock e del Wise Origin Bitcoin Fund di Fidelity come prodotti “satelliti” dei portafogli pensionistici tradizionali ha con ogni probabilità accelerato questo spostamento. Nel momento in cui il cripto è diventato accessibile dallo stesso conto Fidelity con cui un investitore gestisce il proprio 401(k), la barriera psicologica e operativa per gli americani più anziani e benestanti si è drasticamente ridotta. I flussi sugli ETF nel primo trimestre 2026, monitorati dal BlackRock Investment Institute, indicano che la domanda retail “istituzionalizzata” resta solida anche nella fase correttiva in corso sul prezzo di Bitcoin.

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Cosa Significa Davvero “Mainstream” per la Struttura di Mercato

L’espressione “il cripto è mainstream” rischia di svuotarsi di significato per abuso.

I dati Pew e Harris offrono una definizione più precisa: “mainstream” vuol dire che la base utenti è ora abbastanza ampia da non poter più liquidare il cripto come nicchia sperimentale, ma al tempo stesso sufficientemente concentrata perché gli effetti di rete, a livello di singolo prodotto, non siano ancora esauriti.

Un adulto americano su cinque che ha utilizzato il cripto è un livello di penetrazione paragonabile all’online banking a metà anni 2000 o alla diffusione degli smartphone nei primi anni 2010.

Entrambe queste tecnologie apparivano già “mainstream” ai loro utilizzatori, eppure hanno vissuto un ulteriore decennio di iper‑crescita prima di raggiungere una saturazione vera. L’analogia suggerisce che l’attuale curva di adozione del cripto sia al secondo inning di un arco pluridecennale, ben lontana dal punto di massima.

Con una penetrazione intorno al 20% della popolazione adulta, l’adozione del cripto negli Stati Uniti ricalca quella dell’online banking nel 2004 e degli smartphone nel 2011: in entrambi i casi il numero di utenti è poi circa quadruplicato nel decennio successivo.

Per gli exchange, questo implica uno spostamento strategico: dall’acquisizione alla “attivazione” e fidelizzazione degli utenti. Quando il mercato indirizzabile era piccolo, il principale motore di crescita era conquistare il nuovo utente partendo da zero. Quando uno su quattro adulti possiede già cripto, la vera domanda diventa se questi detentori utilizzino attivamente i propri asset, se sottoscrivano prodotti aggiuntivi, se generino ricavi ricorrenti da commissioni – oppure se abbiano comprato una volta, mantenendo una piccola posizione passiva e uscendo di scena.

I dati mensili di trasparenza di Binance, pubblicati da RootData nel report di maggio 2026 sulla trasparenza degli exchange, mostrano come la concentrazione dei volumi di scambio sulle principali piattaforme resti elevata nonostante l’ampliamento della base utenti. Segno che a scalare è soprattutto l’engagement, non soltanto la mera proprietà di token.

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La Politica di un Blocco Elettorale da 65 Milioni di Votanti

La stima di Harris Poll di circa 65 milioni di detentori di cripto negli Stati Uniti non è soltanto una statistica finanziaria. È la dimensione di un blocco di voto, e Washington se n’è accorta. Nella tornata elettorale del 2024, i PAC pro‑cripto hanno speso oltre 130 milioni di dollari nelle competizioni federali, cifra documentata dalle rendicontazioni della Federal Election Commission, che colloca il settore tra i primi cinque maggiori spenders politici nella storia americana per un singolo ciclo elettorale.

Il clima delle midterm 2026 mostra già gli effetti a valle.

I legislatori che nel 2023 hanno votato contro provvedimenti favorevoli al cripto si ritrovano ora nel mirino nelle primarie, mentre i candidati nei distretti contendibili inseriscono proattivamente posizioni su politica delle risorse digitali nei propri programmi. I dati Pew forniscono il fondamento empirico di questa dinamica: se un elettore su cinque ha un interesse finanziario diretto in come il Congresso regolerà exchange, custodi e stablecoin, ignorare il tema comporta un rischio politico quantificabile.

I registri della Federal Election Commission mostrano che i comitati d’azione politica allineati al cripto hanno speso oltre 130 milioni di dollari nel ciclo elettorale 2024, collocando l’industria tra i primi cinque finanziatori della politica statunitense per quel ciclo.

L’attuale squilibrio a favore dei Repubblicani nell’adozione accentua ulteriormente il fenomeno.

Senatori e deputati di distretti saldamente repubblicani che due cicli fa potevano liquidare il cripto come una nicchia tech oggi rappresentano elettori che detengono BTC e Ethereum (ETH) in via diretta. Questo muta gli equilibri interni di commissioni come Senate Banking e House Financial Services in modi che nessuna attività di lobbying, isolatamente, avrebbe potuto ottenere.

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Resilienza da Bear Market e il Segnale della “Psicologia dell’Holder”

La tempistica delle pubblicazioni Pew e Harris è significativa: entrambe le indagini sono uscite l’8 giugno 2026, nella stessa settimana in cui Bitcoin ha messo a segno la peggiore performance settimanale dell’anno, con un calo di circa l’11,6% nella settimana chiusa l’8 giugno e una fatica evidente a ritrovare slancio sopra i 64.500 dollari. Questa giustapposizione non è casuale: dice molto sulla psicologia dei detentori a questo stadio del ciclo.

Prima del 2020, correzioni di questa entità producevano regolarmente un calo misurabile dei tassi di possesso nelle survey: il retail vendeva e rimaneva fuori dal mercato per mesi. I dati 2026 indicano che questo schema si è spezzato. Gli holder non stanno più uscendo dalle posizioni durante le correzioni con la stessa rapidità del passato. Questo cambiamento comportamentale è coerente con le rilevazioni di Chainalysis secondo cui la supply in mano ai detentori di lungo periodo, ossia wallet che non muovono coin da oltre 155 giorni, ha raggiunto ripetutamente massimi pluriennali in ciascun bear market successivo al 2020.

La supply di Bitcoin in mano a detentori di lungo periodo, definita come coin non mossi per oltre 155 giorni, ha toccato un massimo pluriennale durante il bear market del 2022 e ha continuato a crescere nel 2025‑2026 secondo i dati on‑chain di Chainalysis, segnalando un rafforzamento strutturale della convinzione degli holder nonostante il calo dei prezzi.

Il modello psicologico è quello di un’asset class che matura. Gli investitori in oro, di fronte a una correzione del 10%, raramente liquidano l’intera posizione.

Lo stesso vale per gli investitori in fondi indice. I dati Pew e Harris, letti in parallelo con le metriche on‑chain sugli holder, suggeriscono che una quota crescente di detentori americani di cripto abbia interiorizzato un approccio analogo di lungo periodo: acquistare sulla base di una tesi, non di un target di prezzo, e mantenere la posizione attraverso la volatilità. Questo spostamento nella psicologia dell’investitore è, probabilmente, più rilevante per la salute di lungo periodo dell’industria di qualsiasi singolo rally.

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Cosa Dovrebbero Costruire Ora Exchange e Asset Manager

La fotografia demografica di Pew e Harris è, in sostanza, una roadmap di prodotto. I segmenti a crescita più rapida – uomini repubblicani a reddito medio, adulti 50‑64 anni, e first‑time buyer che accedono al cripto tramite app fintech integrate – condividono caratteristiche per cui le interfacce di molti exchange attuali non sono state progettate.

Questi utenti hanno meno propensione alla self‑custody. Le survey annuali di Ledger indicano in modo costante che l’adozione della custodia autonoma si concentra soprattutto tra i più giovani e tecnicamente confidenti. L’ondata demografica in arrivo privilegerà presumibilmente prodotti con custodia regolamentata, strutture assicurative “vicine” ai meccanismi FDIC e interfacce che richiamano i conti di intermediazione che già utilizzano. È un vantaggio competitivo evidente per Fidelity Digital Assets, per gli ETF di BlackRock e per quel ristretto gruppo di exchange cripto‑native che hanno investito massicciamente in infrastruttura di compliance, e al tempo stesso una sfida per le piattaforme nate intorno alla gestione di chiavi private e all’interoperabilità on‑chain.

L’ultima indagine annuale di Ledger indica che la self‑custody è fortemente concentrata nella fascia 18‑34 anni, suggerendo che la nuova ondata di adottanti cripto, più anziani e a reddito medio, si affiderà prevalentemente a prodotti custodiali ed ETF‑style.

Anche il profilo di reddito ed età dei nuovi entranti ridisegna il mix di prodotti economicamente sostenibili da offrire. Un 55enne con 400.000 dollari di asset investibili che destina il 3% al cripto cerca un prodotto completamente diverso rispetto a un 24enne che investe 2.000 dollari in altcoin.

Il primo vuole rendimento, disclosure del rischio, rendicontazione fiscale per singolo lotto e integrazione con la pianificazione successoria. Il secondo vuole swap a basso costo di gas e accesso agli airdrop. Le piattaforme che sapranno servire entrambi senza alienare nessuno dei due segmenti sono quelle posizionate per intercettare il prossimo decennio della curva di adozione.

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I vuoti nei dati che contano ancora

Capire che cosa i sondaggi Pew e Harris non ci dicono è tanto importante quanto interpretare ciò che invece rivelano. Entrambe le rilevazioni si basano su autosegnalazioni degli intervistati e quindi sono esposte al cosiddetto “bias di desiderabilità sociale”: in contesti in cui le criptovalute sono viste positivamente, gli intervistati possono sovrastimare il proprio possesso di crypto; al contrario, possono minimizzarlo se temono controlli fiscali. Nessuno dei due sondaggi è sovrapponibile, in modo puntuale, ai dati on-chain sui wallet o alle statistiche KYC verificate dagli exchange.

Il divario tra la stima Harris (25% di possessori) e quella Pew (20% di utilizzatori) è in parte spiegabile con le diverse metodologie, ma potrebbe anche riflettere un segmento non trascurabile di americani che “tecnicamente” possiedono crypto su un conto presso un exchange custodial che non accedono da oltre un anno.

I dati degli exchange raccolti da RootData per maggio 2026 indicano che il rapporto tra trader mensili attivi e account registrati complessivi sui principali exchange globali oscilla tra l’8% e il 15%, a seconda della piattaforma. Se questo rapporto fosse applicabile all’intera base di detentori americani, una quota rilevante di quel “uno su quattro” sarebbe composta da conti dormienti più che da investitori effettivamente coinvolti.

I dati di settore sugli account KYC verificati, ricavati in via indiretta dalle classifiche di trasparenza degli exchange di RootData (maggio 2026), indicano che i trader mensili attivi rappresentano solo l’8%-15% del totale degli account registrati sulle principali piattaforme, suggerendo un’elevata incidenza di dormienza dietro le cifre di possesso complessivo.

Quel “gap di dormienza” è al tempo stesso un rischio e un’opportunità. È un rischio perché i detentori inattivi sono più propensi a uscire definitivamente al primo drawdown significativo, amplificando la volatilità. È un’opportunità perché una strategia mirata di riattivazione – migliori notifiche via mobile, prodotti di rendimento realmente rilevanti, strumenti più chiari per la dichiarazione fiscale – potrebbe trasformare detentori passivi in clienti attivi a costi di acquisizione marginali. La profilazione demografica consentita dai dati Pew e Harris offre ai team di prodotto il livello di granularità necessario per orchestrare campagne di questo tipo in modo mirato.

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Conclusioni

I risultati delle ricerche Pew e Harris pubblicati l’8 giugno 2026 non sono soltanto la conferma che il mercato crypto è cresciuto: costituiscono una mappa dettagliata di dove proviene questa crescita e di chi detiene effettivamente gli asset. Per la prima volta i repubblicani superano i democratici nei tassi di adozione: un riallineamento politico con implicazioni legislative concrete. Il crescente ingresso nella asset class delle fasce di reddito medio indica che la domanda si sta ampliando oltre il nucleo originario, dominato da ricchezza tech e early adopters. Il persistente divario di genere resta la più grande criticità strutturale che il settore non è ancora riuscito a colmare. E l’onda emergente di adozione tra i 50 e i 64 anni sta preparando, in modo quasi silenzioso, una dinamica di trasferimento di ricchezza che potrebbe rendere modesta, per confronto, la crescita dell’AUM istituzionale nei prossimi cinque anni.

Il messaggio più rilevante è forse di natura temporale.

La penetrazione delle crypto tra gli americani è aumentata attraversando un bear market, il collasso di un grande exchange, una fase regolatoria conflittuale e un secondo ciclo ribassista. Il fatto che l’adozione continui a salire in questo contesto suggerisce che la asset class abbia superato una soglia di resilienza che i primi critici ritenevano irraggiungibile. Un adulto americano su cinque che utilizza crypto non rappresenta un tetto massimo, ma il livello di partenza da cui può svilupparsi la prossima gamba del ciclo di adozione.

Per exchange, asset manager e policy maker, i dati Pew e Harris si presentano come un manuale operativo. La user base sta cambiando. I prodotti, le interfacce, le argomentazioni regolamentari e le strategie di marketing che hanno funzionato per il “primo 20%” della popolazione americana potrebbero non essere gli strumenti adatti per il “prossimo 20%”. Le piattaforme che sapranno leggere correttamente questo spostamento demografico e costruire per l’utente in arrivo – più anziano, meno tecnico, più conservatore sul piano politico e più incline a interagire attraverso interfacce custodial familiari – sono quelle che definiranno la leadership del settore nel prossimo decennio.

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Alexey Bondarev

Alexey Bondarev è il Responsabile dei Contenuti di Yellow.com e si occupa di criptovalute da 10 anni. È specializzato in articoli di Ricerca e Approfondimento, con un’attenzione particolare all’analisi, al contesto del settore e alle grandi forze che stanno plasmando il mondo crypto, dall’era dell’IA e le tecnologie di sicurezza fino all’innovazione fintech. È convinto che tutto ciò che è digitale supererà presto tutto ciò che è analogico e lavora duramente per contribuire a realizzare questa visione.

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