Bitcoin (BTC) è scivolato mercoledì intorno a 83.200 dollari dopo un fugace tentativo sopra quota 84.000, poi rapidamente rientrato, mentre i trader restavano alla finestra in attesa dei dati sull’inflazione statunitense di settembre, attesi nel giro di poche ore.
Punti chiave:
- Bitcoin ha perso circa lo 0,5% dopo che il tentativo di sfondare 84.000 $ si è esaurito nel giro di un’ora.
- Ether è sceso poco sotto i 2.500 $ e Solana ha ceduto l’1,4% mentre i titoli tech rallentavano.
- Gli economisti si aspettano che l’inflazione di settembre mostri un CPI annuo in accelerazione al 3,6%.
Reazione di Bitcoin a 84.000 $
Il balzo verso 84.000 dollari nelle prime ore di mercoledì si è rapidamente sgonfiato, lasciando la principale criptovaluta per capitalizzazione in calo di circa lo 0,5% e intrappolata in un corridoio tecnico fra la media mobile a 50 giorni, in area 81.000 $, e una resistenza a 84.000 $. Gli acquisti avevano difeso la media martedì, quando i prezzi avevano toccato un minimo in zona 81.000 $, ma da allora i tentativi di rottura dei 84.000 $ non sono andati a buon fine. Una chiusura giornaliera sopra quel livello rappresenterebbe il primo vero breakout dal range laterale.
Ether (ETH) ha ceduto circa l’1% portandosi di poco sotto i 2.500 dollari, mentre Solana (SOL) ha perso l’1,4%. In controtendenza Zcash (ZEC) e Tron (TRX), unici tra i principali token a mettersi in luce, con rialzi intorno all’1%. I future sul Nasdaq 100 sono rimasti piatti, con il comparto dei semiconduttori avviato a un’ulteriore seduta di realizzi.
La seduta di martedì aveva mostrato una dinamica simile: Bitcoin era scivolato fino a 80.953 dollari nelle prime ore, proseguendo i ribassi di lunedì, per poi invertire la rotta e riportarsi in area 83.592 $. Il movimento ha fissato un minimo crescente rispetto al precedente swing a 80.365 $, che aveva dato il via al rimbalzo attuale. L’RSI, indicatore di momentum su scala 0-100, si attestava a 53,4, appena sopra la soglia dei 50 punti che separa tendenze rialziste da fasi di debolezza.
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Vento contrario dal macro
Secondo gli analisti, è il contesto macro-finanziario più ampio a frenare Bitcoin.
Alex Kuptsikevich, chief market analyst di FxPro, sottolinea che gli investitori istituzionali collocano Bitcoin su un livello di rischio molto vicino al Nasdaq 100, fortemente esposto ai titoli tecnologici; la cautela che oggi caratterizza l’indice, ha spiegato, sta “impedendo a Bitcoin di spiegare le ali”. Un contributore di CryptoQuant, Darkfost, ha messo in guardia martedì sul rischio di una doppia pressione macro: i rendimenti obbligazionari, prossimi ai massimi degli ultimi quasi 25 anni, hanno spinto l’indice del dollaro USA fino a 102,57, il livello più alto dall’aprile 2025. In un contesto di liquidità più scarsa, gli investitori istituzionali tendono a ridurre l’esposizione agli asset rischiosi, ha osservato Darkfost.
Gli economisti si attendono che l’indice dei prezzi al consumo di settembre, in uscita alle 8:30 ora di New York, registri un’accelerazione dell’inflazione annua dal 3,4% al 3,6%, dopo che il presidente della Fed di New York, John Williams, ha dichiarato che un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno potrebbe essere appropriato.
La volatilità di Bitcoin resta elevata. Dopo aver restituito circa metà dei guadagni di settembre nelle prime sedute di ottobre, il token ha trovato supporto poco sopra gli 80.000 dollari, salvo poi arenarsi sotto i 84.000 $ nelle ultime sessioni. Gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato deflussi netti per 386,3 milioni di dollari da inizio ottobre, mentre il prezzo del token rimane circa un terzo sotto il record vicino a 126.000 dollari toccato un anno fa.
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