I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono scesi dello 0,4% a giugno, il primo calo mensile dal 2020, allentando la pressione sulla Federal Reserve e spingendo Bitcoin (BTC) a un rialzo di circa il 2%.
Punti chiave:
- L’indice dei prezzi al consumo (CPI) ha segnato il maggior calo mensile da aprile 2020 grazie al crollo del 9,7% della benzina; il “core” è rimasto fermo.
- I prezzi dei software hanno registrato un balzo record del 17,4% su base annua mentre la Fed valuta i rischi inflazionistici legati all’AI.
- Bitcoin è salito fino a sfiorare 63.400 dollari mentre i trader ridimensionano le scommesse su un rialzo dei tassi a luglio.
Il dettaglio del rapporto CPI
L’indice dei prezzi al consumo è scivolato dello 0,4% rispetto a maggio, il calo mensile più marcato da aprile 2020, complice una flessione del 9,7% dei prezzi della benzina, ha comunicato martedì il Bureau of Labor Statistics. L’indice core, che esclude le componenti più volatili di alimentari ed energia, è rimasto invariato.
Su base annua, l’inflazione complessiva è rallentata al 3,5% dal 4,2% di maggio, ben al di sotto del 3,8% previsto dagli economisti. La componente core è salita del 2,6% rispetto a un anno fa. Entrambi i dati sono risultati inferiori alle attese.
Le reazioni di mercato sono state immediate.
I future sugli indici azionari sono saliti e i rendimenti dei Treasury sono scesi, mentre gli operatori riducevano le probabilità di un rialzo dei tassi nella riunione della Fed del 28-29 luglio; il dollaro si è indebolito contro le principali valute. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha ribadito al Congresso, in una testimonianza scritta, che la banca centrale non ha “tolleranza” per un’inflazione persistentemente elevata.
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Il boom dell’AI e le pressioni sui prezzi
La voce “software e accessori per computer” ha registrato un aumento mensile del 2,3% e un balzo record del 17,4% su base annua, trasformandosi di fatto in un indicatore delle pressioni inflazionistiche legate alla costruzione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
I verbali della riunione Fed del 16-17 giugno evidenziano uno scenario in cui l’inflazione rimane elevata a causa della forte domanda originata dall’AI, del conflitto in Medio Oriente e dei dazi commerciali. Quattro big tecnologici, Alphabet, Amazon, Meta Platforms e Microsoft, dovrebbero investire quest’anno circa 720 miliardi di dollari, in gran parte in data center. Gli economisti di JPMorgan Chase stimano che alcuni tipi di chip di memoria possano arrivare a rincarare fino al 400% tra il 2024 e fine anno.
Il presidente della Fed di New York, John Williams, ha avvertito la scorsa settimana che una pressione persistente della domanda legata all’AI non è uno shock che la banca centrale possa semplicemente “guardare oltre”. Nel frattempo, i ricercatori della Fed di Richmond hanno rintracciato le “impronte” dell’AI in diversi segmenti dei prezzi alla produzione, dai semiconduttori alle apparecchiature per la trasmissione elettrica.
Non tutti, però, leggono l’impennata dei software come inflazione “pura”. Studi interni della Fed indicano che errori di misurazione potrebbero spiegare da un quarto a oltre la metà del contributo di questa categoria all’inflazione core. I prezzi del software non vengono corretti per i miglioramenti di qualità indotti dall’AI.
Reazione del Bitcoin e scommesse sui tassi
Bitcoin è salito di circa il 2% nelle 24 ore successive alla pubblicazione del dato, fino a sfiorare quota 63.400 dollari, estendendo i guadagni modesti maturati nella notte. Gli operatori si attendevano un dato più caldo, con i mercati che prezzavano in precedenza circa il 40% di probabilità di un rialzo dei tassi a luglio.
Il sollievo, però, potrebbe durare poco. La rinnovata escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha riportato il prezzo del petrolio sopra gli 80 dollari al barile, minacciando di riaccendere proprio quelle pressioni energetiche che il dato di giugno sembrava aver assorbito.
Il legame tra crypto e AI resta ambivalente.
Nell’ultimo mese Bitcoin è rimasto intrappolato in un range compreso grosso modo tra 59.000 e 66.000 dollari, dopo essere sceso fino a sfiorare 58.000 dollari a fine giugno. I dati sull’inflazione hanno ripetutamente scosso il mercato nel corso dell’anno, innescando un balzo dell’8,41% a marzo e un calo del 5,77% a febbraio. I volumi di scambio degli ETF spot su Bitcoin si sono ridotti del 78% rispetto ai massimi, mentre i capitali istituzionali si sono spostati verso titoli legati all’AI e ai chip, secondo Glassnode.
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