La capitalizzazione complessiva del mercato crypto è balzata del 39,6% nel terzo trimestre, interrompendo una serie di tre trimestri consecutivi in calo. Ethereum (ETH) ha sovraperformato Bitcoin (BTC), ma la corsa dei prezzi è avvenuta sullo sfondo di volumi in costante flessione.
Punti chiave:
- La capitalizzazione complessiva del mercato crypto è cresciuta di 840,1 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre, chiudendo settembre a 2,96 trilioni.
- Ethereum è salito del 71% a 2.684 dollari, mentre il volume medio giornaliero degli scambi è calato per il terzo trimestre di fila.
- Da allora Bitcoin è scivolato verso quota 80.000 dollari, zavorrato da dati d’inflazione superiori alle attese e dal calo delle Borse asiatiche.
Ethereum guida il rimbalzo
CoinGecko ha pubblicato la scorsa settimana il report sul settore relativo al terzo trimestre, evidenziando un aumento della capitalizzazione complessiva di 840,1 miliardi di dollari fino a 2,96 trilioni. Il dato resta comunque circa il 4% sotto i livelli di inizio anno, pur segnando il miglior trimestre dalla fine del 2024.
Il grosso del recupero si è concentrato in agosto: in quel mese la market cap è cresciuta del 21,8%, pari a 489,8 miliardi di dollari, dopo che il Tesoro statunitense ha annunciato l’intenzione di almeno raddoppiare il programma di riacquisto di Treasury a lunga scadenza, mentre gli ETF spot su Bitcoin continuavano a registrare afflussi netti. La bocciatura procedurale in Senato del CLARITY Act il 15 settembre ha avuto un impatto marginale sull’ascesa del mercato.
Ethereum è salito del 71% fino a 2.684 dollari, facendo meglio di tutte le principali altcoin. A sostenerlo sono stati afflussi netti per 3,1 miliardi di dollari nei fondi spot su Ether quotati negli Stati Uniti, che hanno assorbito integralmente i deflussi registrati nella prima metà dell’anno. Nello stesso periodo Bitcoin è avanzato del 42,7% a 83.576 dollari.
Da leggere anche: Niente preorder, niente iPhone Duo? Apple prepara i suoi store al 23 ottobre
Volumi crypto in affanno
Nel trimestre i prezzi hanno corso più della partecipazione, osservano gli analisti di CoinGecko. Il volume medio giornaliero è sceso dell’8,6% rispetto al secondo trimestre, a 73,3 miliardi di dollari: terzo calo consecutivo. Sulle prime 10 piattaforme centralizzate per scambi spot, i volumi trimestrali sono diminuiti del 14,2% a 1,65 trilioni di dollari. Diverso il quadro sul fronte della leva.
L’open interest sui principali exchange di perpetual futures è salito del 40,6%, superando per la prima volta dal terzo trimestre del 2025 la soglia dei 100 miliardi di dollari. Binance ha aumentato la propria quota di mercato spot dal 38,7% al 42,7%, mentre l’open interest è crollato del 41,2% su KuCoin e del 18,9% su Deribit: una dinamica che il report definisce “disomogenea”, piuttosto che un vero rally corale.
Il pavimento di Bitcoin secondo Glassnode
Gli analisti di Glassnode hanno indicato che l’ondata di vendite in perdita registrata quando Bitcoin si è avvicinato a quota 80.000 dollari il 15 ottobre potrebbe aver segnato un minimo locale, se gli schemi storici dovessero ripetersi. Episodi analoghi in agosto e settembre avevano preceduto la formazione di minimi di breve periodo.
La società segnala come livello chiave il costo medio di carico degli investitori negli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti, stimato intorno a 81.500 dollari, con una fascia di resistenza tecnica individuata nei pressi di 88.000 dollari.
Il 15 ottobre Bitcoin è sceso fino a un minimo mensile di 80.200 dollari, dopo dati sull’inflazione statunitense più caldi del previsto e il calo dei listini asiatici, con quasi 1 miliardo di dollari di posizioni a leva – in gran parte long – liquidate in giornata. Il 18 ottobre la criptovaluta scambiava intorno a 81.000 dollari, circa il 35% sotto il record segnato nell’ottobre 2025 vicino a 126.200 dollari, mentre gli ETF spot su Bitcoin registravano deflussi netti per circa 617 milioni di dollari da inizio mese a metà ottobre.
Prossima lettura: La scatola nera dell’AI si incrina? Un ex ricercatore di OpenAI sostiene che il 90% dei neuroni svolge un solo compito

