I regolatori federali statunitensi hanno mancato la scadenza annuale del GENIUS Act del 18 luglio senza approvare neppure una regola definitiva sulle stablecoin, lasciando agli emittenti solo sei mesi per prepararsi.
Punti chiave:
- Cinque agenzie federali sono arrivate alla scadenza di legge con tutti i principali pacchetti normativi sulle stablecoin ancora allo stadio di proposta.
- La data di entrata in vigore di gennaio 2027 resta immobile, comprimendo la finestra di manovra per le società che vogliono emettere token.
- Restano aperti i nodi su attività di riserva tokenizzate e vigilanza statale, con consultazioni pubbliche che proseguono fino ad agosto.
GENIUS Act, iter regolamentare in stallo presso cinque agenzie
Cinque organismi federali hanno raggiunto il primo anniversario della legge con testi solo in bozza e non con regolamenti vincolanti, come mostrano le comunicazioni ufficiali delle agenzie, e nessuno dei cinque è riuscito a completare in tempo la procedura standard di “notice and comment”. La Sezione 13 imponeva al Dipartimento del Tesoro, all’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), alla Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), alla Federal Reserve e alla National Credit Union Administration di chiudere il cerchio entro un anno. Per vari pacchetti questo obiettivo era già irraggiungibile: una proposta congiunta sulle regole di identificazione della clientela resta aperta ai commenti fino al 21 agosto, mentre una norma antiriciclaggio della FDIC è in consultazione fino al 4 agosto.
Il presidente Donald Trump ha firmato il provvedimento il 18 luglio 2025, fissando requisiti per le riserve, le procedure di rimborso, gli obblighi di trasparenza e le licenze per gli emittenti di stablecoin di pagamento. Il Congresso non ha previsto sanzioni per le autorità che mancano la scadenza regolamentare, non ha scritto alcun calendario alternativo e ha lasciato intatti tutti gli obblighi fissati dalla legge.
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BlackRock e Kevin Warsh pesano sui ritardi
Le agenzie devono ancora assorbire e gestire le obiezioni puntuali delle stesse società che saranno soggette alle nuove regole. BlackRock ha chiesto all’OCC di eliminare un possibile tetto del 20% sulle attività di riserva tokenizzate, sostenendo che a determinare il rischio sono soprattutto qualità creditizia e liquidità. Il colosso del risparmio gestito vuole inoltre una conferma scritta che gli ETF su Treasury che rispettano i requisiti possano entrare nel paniere di riserva.
Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha detto ai deputati alla Camera il 14 luglio che la banca centrale era in corsa per pubblicare la propria parte di regolamenti, ma quattro giorni dopo nessun testo definitivo era ancora stato pubblicato.
Anche la ripartizione delle competenze tra federale e Stati resta irrisolta: il Tesoro non ha ancora completato il test per stabilire quando un regime statale possa essere considerato “sostanzialmente simile” a quello federale. Da questo giudizio dipende la possibilità per gli emittenti con non più di 10 miliardi di dollari di stablecoin in circolazione di restare sotto vigilanza statale. New York ha già messo sul tavolo un quadro normativo pensato per superare questa soglia di equivalenza.
Conto alla rovescia per la compliance sulle stablecoin: gennaio 2027
Il mancato rispetto della scadenza non fa slittare l’entrata in vigore del quadro normativo. In base alla Sezione 20, la legge diventa vincolante per gli emittenti alla prima tra due date: il 18 gennaio 2027, oppure 120 giorni dopo che i regolatori federali di riferimento avranno finalizzato i propri regolamenti. Il mercato delle stablecoin ha superato i 300 miliardi di dollari ad aprile, e ora le società devono ripensare riserve, meccanismi di rimborso e controlli sulla clientela sulla base di un linguaggio normativo che può ancora cambiare.
In Congresso la battuta a vuoto era stata ampiamente messa in conto. Il deputato Bryan Steil, repubblicano del Wisconsin, ha sollecitato in dicembre i funzionari delle agenzie a chiudere il lavoro nei tempi previsti, richiamando i precedenti in cui i regolatori avevano superato senza conseguenze le scadenze fissate dal Congresso.
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