Tom Lee, presidente di BitMine Immersion Technologies, ritiene che Ethereum (ETH) possa superare quota 5.000 dollari entro fine anno, scenario che richiederebbe quasi un raddoppio rispetto ai circa 2.500 dollari attuali.
Punti chiave:
- Lee sostiene che Ethereum dovrebbe oltrepassare i 5.000 dollari prima della fine del 2026 e potrebbe avvicinarsi a 7.500 dollari se Bitcoin arrivasse a 100.000 dollari.
- Il token è rimasto intorno ai 2.500 dollari domenica, sotto il massimo storico di circa 4.950 dollari registrato nell’agosto 2025.
- I trader stimano intorno al 4% la probabilità che Ethereum tocchi i 5.000 dollari quest’anno.
La scommessa di Lee su Ethereum
Lee, co‑fondatore e responsabile ricerca di Fundstrat, ha dichiarato in un’intervista a Singapore la scorsa settimana che il token dovrebbe superare i 5.000 dollari prima della fine del 2026. Ha collegato la previsione all’andamento di Bitcoin (BTC), affermando che Ethereum potrebbe scambiare intorno ai 7.500 dollari se la maggiore criptovaluta salisse a 100.000 dollari.
Guardando all’intero ciclo, ha aggiunto che Ethereum “potrebbe tranquillamente valere 25.000 o 50.000 dollari per token”, invitando gli investitori ad attendersi “movimenti mostruosi nei prezzi cripto”.
Ethereum è rimasta intorno a 2.500 dollari domenica, in calo dai circa 2.700 di inizio ottobre, mentre Bitcoin viaggiava oltre 83.000 dollari. Un approdo a 5.000 dollari consentirebbe anche di aggiornare il massimo storico di circa 4.950 dollari segnato nell’agosto 2025.
I desk, però, restano scettici. Secondo le cronache, i trader attribuiscono solo circa il 4% di probabilità al raggiungimento dei 5.000 dollari da parte di Ethereum entro fine 2026, un livello vicino alle chance stimate dai scommettitori di Polymarket a fine luglio. La proiezione di Lee resta quindi ben al di fuori dei prezzi impliciti di mercato, con meno di tre mesi alla chiusura dell’anno.
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La tesi del breakout su Ethereum
Lee ha una lettura opposta rispetto al consenso. A suo avviso il token è “massicciamente sottovalutato” e i circa cinque anni trascorsi in una fascia di oscillazione relativamente ristretta costruiscono una solida base tecnica da cui potrebbe scaturire un breakout di dimensioni rilevanti.
Questo ciclo, sostiene, dovrebbe superare i precedenti perché le istituzioni stanno sviluppando prodotti sulle blockchain, mentre le vecchie bull run erano alimentate soprattutto dal retail. Gli investitori, a suo dire, “non sono abbastanza rialzisti”. Anche i suoi interessi sono allineati a questa visione: BitMine è infatti il maggiore detentore corporate di Ethereum, con circa 6 milioni di token, pari al 4,9% dell’offerta circolante a fine settembre.
L’analista Ali Martinez ha segnalato un possibile pattern di fondo “Adam and Eve” sul grafico a 10 minuti di Ethereum, evidenziando che una chiusura sostenuta sopra 2.520 dollari potrebbe aprire la strada a un’estensione verso 2.640 dollari, un rialzo inferiore al 5%. Anche il dato sull’inflazione al consumo negli Stati Uniti, in uscita la prossima settimana, potrebbe condizionare le aspettative sui tassi e i flussi di trading sulle principali criptovalute.
Il target a 5.000 dollari non è nuovo nelle previsioni di Lee, che lo ripete pubblicamente almeno da luglio, quando Ethereum scambiava intorno a 2.000 dollari. Il 30 settembre, con Ethereum vicino a 2.670 dollari, ha definito “conservativa” la previsione di fine anno a 10.000 dollari avanzata dal co‑fondatore di BitMEX, Arthur Hayes, pur ammettendo di non essere certo che il token riesca a raggiungerla entro dicembre. Alcuni dei precedenti call si sono già rivelati errati: Lee stimava inizialmente un range 10.000‑12.000 dollari entro fine 2025, per poi rivedere la forchetta a 7.000‑9.000 dollari entro fine gennaio.
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