L’oro registra il peggior calo mensile dal 2013 ma resta resiliente

L’oro registra il peggior calo mensile dal 2013 ma resta resiliente

L’oro è sceso di quasi un quinto rispetto al record di gennaio, il suo peggior calo mensile dal 2013, ma i prezzi restano ben al di sopra dell’area dei 4.000 $.

Punti chiave:

› L’oro è sceso di quasi il 19% rispetto al record di gennaio vicino a 5.600 $. › I prezzi restano sopra i 4.000 $, ben oltre la base di 1.620 $ fissata nel 2022. › La domanda delle banche centrali e i crescenti rischi macro mantengono vivo l’interesse di lungo periodo.

L’oro resta sopra i 4.000 $

L’oro spot è stato scambiato questa settimana intorno a 4.500 $ l’oncia, ben al di sotto del massimo storico di 5.596 $ che ha raggiunto il 29 gennaio prima dell’inizio delle vendite. Il calo sfiora ora il 19% da quel picco, una delle correzioni più brusche di un mercato rialzista iniziato nel 2022, dopo che l’oro aveva toccato un minimo vicino a 1.620 $. Il lungo trend rialzista iniziato in quell’anno appare comunque intatto.

Il solo mese di marzo ha portato il maggior ribasso mensile del metallo dal 2013, come mostrano i dati. Ora i 4.000 $ rappresentano il livello osservato con maggiore attenzione dai trader.

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Tagli dei tassi e petrolio mettono pressione sull’oro

Gran parte del ribasso è stato guidato da un cambiamento nelle aspettative sui tassi. La Federal Reserve ora segnala un solo taglio nel 2026, una posizione che mantiene alti i rendimenti reali e aumenta il costo di detenere un attivo che non genera reddito. Una precedente forza trainante è diventata un vento contrario.

Il conflitto in Medio Oriente ha inflitto un secondo colpo in primavera, poiché le tensioni vicino allo Stretto di Hormuz hanno spinto il petrolio nettamente più in alto e rafforzato il dollaro rispetto alla maggior parte delle altre valute principali. Quel movimento ha costretto diverse banche centrali, tra cui quella turca, a vendere oro per difendere le proprie valute.

Le banche centrali ancorano la domanda di lungo periodo

Il quadro strutturale resta orientato al rialzo. Gli acquisti ufficiali hanno raggiunto le 863 tonnellate nel 2025, ben al di sopra della media decennale precedente di circa 473 tonnellate, e la Cina ha esteso la sua serie di acquisti a 17 mesi consecutivi fino a marzo. I previsori si aspettano quasi altre 850 tonnellate quest’anno, mantenendo il ritmo vicino al livello dello scorso anno.

La tesi di lungo periodo poggia su un graduale allontanamento dal dollaro, con le crescenti tensioni geopolitiche, un petrolio più caro e un’inflazione ostinata a sostenere tale domanda. Un debito globale superiore al 100% del prodotto mantiene la stabilità valutaria al centro dell’attenzione.

La corsa record dell’oro rallenta

L’attuale correzione segue una fase straordinaria.

L’oro è salito di circa il 44% nel 2025 e ha registrato 53 nuovi massimi storici, con una domanda annua che ha superato per la prima volta le 5.000 tonnellate. Quel rally ha portato i prezzi da circa 3.400 $ alla fine dello scorso anno fino al picco di gennaio, prima che iniziasse la fase di realizzi.

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