Il CLARITY Act non raggiunge i 60 voti in Senato: chi scriverà ora le regole per le crypto?

Crypto firms turn to the SEC and CFTC as TD Cowen's Jaret Seiberg and executives assess the failed CLARITY Act Senate vote (Image: Shutterstock)
Crypto firms turn to the SEC and CFTC as TD Cowen's Jaret Seiberg and executives assess the failed CLARITY Act Senate vote (Image: Shutterstock)

I vertici dell’industria crypto e gli analisti statunitensi guardano ora alle autorità di vigilanza dopo che il CLARITY Act non ha raggiunto in Senato la soglia dei 60 voti necessari per procedere, nel voto di martedì.

Punti chiave:

  • Il Senato ha bloccato il CLARITY Act in un voto procedurale di cloture.
  • I leader del settore puntano ora su SEC e CFTC per dettare le regole sulle crypto.
  • Gli analisti avvertono: per le imprese aumenta l’incertezza, mentre il Congresso è a corto di tempo.

Il voto sul CLARITY Act

I rappresentanti del settore si sono rivolti alla Securities and Exchange Commission e alla Commodity Futures Trading Commission dopo che martedì il Senato ha bocciato la mozione di cloture sul disegno di legge dedicato alla struttura dei mercati. Il provvedimento avrebbe ripartito la supervisione sulle criptovalute tra le due authority. Bitcoin (BTC) è scivolato in area 76.000 dollari nel corso del voto, mentre i titoli delle società crypto hanno ampliato le perdite registrate in precedenza.

Brad Garlinghouse, amministratore delegato di Ripple, ha dichiarato che la SEC guidata dal presidente Paul Atkins e la CFTC guidata dal presidente Michael Selig continueranno a lavorare intensamente su una regolamentazione in grado di colmare il vuoto lasciato dal Congresso. Lunedì, al Solana Policy Institute Summit, Atkins ha ribadito il proprio impegno, assicurando che la SEC fornirà un quadro più chiaro per le crypto, con o senza l’intervento del legislatore.

Da leggere anche: I futures su XRP ai massimi da 6 mesi mentre l’uso reale corre più del prezzo

Vaidyanathan mette in guardia le imprese

Non tutti però considerano la regolamentazione via authority come una soluzione strutturale.

Abhishek Vaidyanathan, chief legal officer di NEAR, ha sottolineato che la bocciatura del disegno di legge lascia le aziende completamente dipendenti dalle indicazioni regolamentari delle agenzie e dalla loro discrezionalità amministrativa. Secondo lui, le imprese che stanno predisponendo i budget per il 2027 dovranno affrontare un ulteriore rinvio, tornando a valutazioni caso per caso e a continui interventi legali. Le controparti, ha aggiunto, continueranno a prezzare un elevato rischio di incertezza normativa.

Alvin Kan, chief operating officer di Bitget Wallet, ha richiamato l’attenzione sull’assenza di chiarezza circa l’applicazione, prodotto per prodotto, delle regole su strumenti finanziari, derivati sulle materie prime e normativa sulla trasmissione di denaro. Orest Gavryliak, chief legal officer di 1inch, ha adottato un tono più prudente, definendo l’esito in Senato un rinvio più che un giudizio definitivo, ricordando che i provvedimenti di questa portata raramente seguono un iter lineare.

Le probabilità del CLARITY Act

Un ritorno in pista del disegno di legge resta possibile perché il senatore Thom Tillis ha cambiato il proprio voto in senso contrario, una mossa procedurale che mantiene aperta la possibilità di una mozione di riesame e, quindi, di un nuovo voto di cloture. Vaidyanathan indica nel prossimo Congresso la finestra più probabile per intervenire sulla struttura dei mercati, ricordando che la Camera ha cancellato le settimane di lavori del 21 e 28 settembre e che il Senato andrà in pausa il 5 ottobre in vista delle elezioni del 3 novembre. Secondo le quote su Polymarket, la probabilità di un’approvazione nel 2026 sarebbe scesa al 5%.

La sconfitta conferma le caute previsioni di Jaret Seiberg, analista di policy presso TD Cowen, che aveva attribuito un 60% di probabilità al fallimento del primo voto, sostenendo che uno stop avrebbe indicato come i Democratici giudicassero insufficienti le modifiche richieste dai Repubblicani. Solo il giorno prima, Seiberg aveva scritto che ai Democratici veniva sottoposto un testo sostanzialmente finale, più che il frutto di una reale trattativa, e aveva mantenuto al 25% le chance di approvazione entro fine anno.

Da vedere dopo: L’Iran vende petrolio, le società cinesi incassano in crypto, ora il DOJ punta a 61 milioni di dollari

Alexey Bondarev profile photo

Alexey Bondarev

Alexey Bondarev è il Responsabile dei Contenuti di Yellow.com e si occupa di criptovalute da 10 anni. È specializzato in articoli di Ricerca e Approfondimento, con un’attenzione particolare all’analisi, al contesto del settore e alle grandi forze che stanno plasmando il mondo crypto, dall’era dell’IA e le tecnologie di sicurezza fino all’innovazione fintech. È convinto che tutto ciò che è digitale supererà presto tutto ciò che è analogico e lavora duramente per contribuire a realizzare questa visione.

Disclaimer e avvertenza sui rischi: Le informazioni fornite in questo articolo sono solo per scopi educativi e informativi e sono basate sull'opinione dell'autore. Non costituiscono consulenza finanziaria, di investimento, legale o fiscale. Gli asset di criptovaluta sono altamente volatili e soggetti ad alto rischio, incluso il rischio di perdere tutto o una parte sostanziale del tuo investimento. Il trading o il possesso di asset crypto potrebbe non essere adatto a tutti gli investitori. Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente quelle dell'autore/autori e non rappresentano la politica ufficiale o la posizione di Yellow, dei suoi fondatori o dei suoi dirigenti. Conduci sempre la tua ricerca approfondita (D.Y.O.R.) e consulta un professionista finanziario autorizzato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
Il CLARITY Act non raggiunge i 60 voti in Senato: chi scriverà ora le regole per le crypto? | Yellow