Il CLARITY Act affronta il 15 settembre un voto procedurale in Senato che richiede la soglia di 60 consensi, mentre un numero crescente di procuratori generali statali e think tank di politica pubblica sollecita i parlamentari a bocciare il disegno di legge sulla struttura del mercato delle criptovalute.
Punti chiave:
- Il CLARITY Act ha bisogno di 60 voti in Senato per superare lo scoglio procedurale.
- Un gruppo bipartisan di 18 procuratori generali chiede al Congresso di respingere il testo.
- Secondo il PPI, le ultime modifiche non colmano le lacune su antiriciclaggio e presìdi etici.
Il voto sul CLARITY Act
Il voto in Senato stabilirà se il provvedimento potrà superare un passaggio procedurale decisivo, con i repubblicani costretti a ottenere l’appoggio di almeno una parte dei democratici per raggiungere la soglia dei 60 voti. Un esito positivo non invierebbe la legge direttamente sul tavolo del presidente, ma la farebbe avanzare alle fasi successive dell’iter in Senato.
I repubblicani hanno limato il testo alla vigilia del voto, introducendo norme etiche più rigide, poteri rafforzati di enforcement per i procuratori generali statali e un meccanismo temporaneo pensato per rispondere ai timori sulla concorrenza tra stablecoin e depositi bancari. Queste modifiche hanno migliorato le prospettive del disegno di legge, ma non sono bastate a spegnere le opposizioni.
Letitia James, procuratrice generale di New York, ha guidato il 14 settembre una coalizione bipartisan di altri 17 procuratori generali nel respingere la proposta. «Così come è scritto, il Clarity Act darebbe più spazio ai truffatori e rischierebbe di sottrarre ai procuratori generali il potere di tutelare gli investitori dei nostri stati e i loro portafogli», ha dichiarato James. «Insieme ai miei colleghi procuratori generali, esorto il Congresso a non approvare il Clarity Act».
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Il no del PPI
Anche il Progressive Policy Institute (PPI) ha invitato i senatori a votare contro il provvedimento, sostenendo che gli ultimi emendamenti repubblicani non hanno risolto le criticità su antiriciclaggio, etica e rischi legati alle stablecoin. Paul Weinstein Jr., senior fellow del PPI, ha affermato che il testo resta privo delle tutele necessarie per contrastare efficacemente attività illecite e fenomeni corruttivi.
«Il PPI invita i senatori a votare contro il CLARITY Act nella sua formulazione attuale e a lavorare a una normativa che introduca davvero le garanzie indispensabili per sviluppare un settore delle stablecoin solido», ha dichiarato l’istituto.
In una nota separata, il PPI ha aggiunto che il disegno di legge «resta ancora lontano dal fornire presìdi robusti in materia di antiriciclaggio e di etica» indispensabili per affrontare attività illegali e corruzione. Un giudizio che pesa, perché i repubblicani hanno bisogno di voti democratici per superare la soglia procedurale dei 60 voti.
Se il provvedimento dovesse raggiungere i 60 consensi, passerebbe a un ulteriore esame del Senato prima di qualsiasi voto finale. Un insuccesso non lo affosserebbe automaticamente, ma provocherebbe un nuovo rinvio, lasciando ai parlamentari il compito di valutare se ulteriori modifiche possano aprire la strada a un compromesso bipartisan praticabile.
Il CLARITY Act è già incappato in diversi slittamenti dopo che la Camera ha approvato l’H.R. 3633 con 294 voti favorevoli e 134 contrari il 17 luglio 2025. La versione del Senato è nel frattempo cambiata in modo sostanziale, per cui, anche in caso di via libera, i legislatori dovrebbero ancora armonizzare le differenze tra i due rami del Congresso prima che il testo possa arrivare al presidente.
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