Una proposta preliminare su Ethereum (ETH), sostenuta da Justin Drake, punta a ridurre i rendimenti dello staking man mano che la quota di ETH bloccata si avvicina al 50%, con impatti differenti per i grandi operatori e per i validatori domestici.
Punti chiave
- EIP-8361 prevede di bruciare una quota crescente delle ricompense ai validatori man mano che più ETH entra in staking.
- BeInCrypto stima che il rendimento annuale possa scendere da circa il 2,6% a circa l’1,1%, con un beneficio relativo per chi non fa staking grazie a una minore emissione.
- La proposta è ancora in bozza e richiederà un ampio processo di revisione e un aggiornamento del network.
Taglio alle ricompense di Ethereum
Il ricercatore della Ethereum Foundation Justin Drake e altri cinque coautori hanno appoggiato EIP-8361, una bozza redatta dal ricercatore pseudonimo pintail, che introduce il burn di una parte delle ricompense per ciascun validatore. La quota bruciata crescerebbe in funzione del tasso di staking, fino a raggiungere il 100% quando circa metà dell’offerta di ETH risulterà bloccata.
Attualmente sono in staking circa 41,1 milioni di ETH, pari al 33,7% dell’offerta circolante. Secondo le stime di BeInCrypto, il piano comporterebbe un calo immediato delle ricompense di circa il 13% al momento dell’attivazione, per poi portare i rendimenti annuali verso l’area dell’1,1%, sebbene la bozza preveda una fase di transizione di 18 mesi.
L’intervento mira a modificare l’attuale curva di emissione, che continua a riconoscere circa l’1,51% annuo anche nell’ipotesi di uno staking quasi totale dell’offerta. Ai livelli odierni, il nuovo meccanismo brucerebbe circa il 56% delle ricompense, lasciando però invariati gli introiti legati al maximal extractable value (MEV).
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L’impatto sugli staker di Ethereum
I grandi operatori vedrebbero ridursi gli incentivi a espandere ulteriormente la propria base di staking, ma l’effetto non sarebbe omogeneo.
Lido, che controlla circa 9,41 milioni di ETH, pari al 22,9% dell’ETH in staking, potrebbe continuare a beneficiare della crescita fino a quando il totale in staking non raggiungerà circa 49 milioni di ETH.
Per i validatori domestici, invece, il compromesso si farebbe sentire prima: le penalità di rete resterebbero invariate mentre le ricompense nette si ridurrebbero. I calcoli contenuti nella proposta indicano che, all’attuale tasso di staking, il tempo necessario per recuperare alcune ore di inattività potrebbe allungarsi di circa 3,8 volte.
I critici contestano sia la soglia del 50% sia la tempistica dell’intervento.
«Metà dell’offerta è l’ultimo dato che rimanda a qualcosa di diverso dalla mera preferenza: è la soglia di maggioranza oltre la quale scattano i rischi descritti», scrivono gli autori.
La bozza deve ancora passare al vaglio degli editor, ottenere il supporto dei team client e essere inclusa in un futuro aggiornamento del protocollo.
Ether viene scambiato intorno a 1.866 dollari al 4 agosto, aggiungendo una dimensione di mercato al dibattito. Il confronto sull’emissione è aperto da gennaio 2023 e ha guadagnato urgenza dopo la coda record di uscite di validatori registrata da Ethereum nel 2025, che ha mostrato quanto rapidamente le variazioni di rendimento possano ridirigere lo staking.
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