Il Fondo monetario internazionale ha esortato i governi a ridurre i disavanzi, avvertendo che il rialzo dei rendimenti obbligazionari sta facendo impennare il costo del debito proprio mentre il debito pubblico globale si avvicina al 100% del PIL, il livello più alto dal secondo dopoguerra.
Punti chiave:
- Secondo il FMI, il rendimento medio dei titoli di Stato decennali del G7 è salito di oltre 110 punti base tra febbraio e settembre.
- Negli Stati Uniti la spesa per interessi è destinata a superare il 5% del PIL entro il 2031, allineandosi grosso modo alla spesa per la Social Security.
- I vertici del Fondo avvertono che rinviare il risanamento dei conti pubblici renderà l’aggiustamento finale più doloroso.
L’allarme del FMI sul debito
Il Fondo ha esortato mercoledì le economie avanzate e non solo a ridurre la spesa, tagliare i disavanzi e abbassare i livelli di debito, avvertendo che ogni rinvio renderà il compito più difficile.
Rodrigo Valdes, alla guida del Dipartimento affari fiscali del FMI, e la sua vice Era Dabla-Norris hanno scritto in un post sul blog del Fondo che l’aumento del costo del denaro rende ancora più urgente una strategia di consolidamento credibile. I funzionari sono riuniti questa settimana a Bangkok per gli incontri annuali di FMI e Banca Mondiale.
Il rendimento medio dei titoli di Stato decennali del G7 è salito di oltre 110 punti base tra febbraio e settembre, toccando il livello più alto da quasi vent’anni, ha spiegato il FMI. A spingere al rialzo i rendimenti sono stati prezzi del petrolio elevati, inflazione persistente, una domanda di investimenti più robusta e una crescita dell’IA superiore alle attese.
Il costo medio di finanziamento per i governi è previsto al 3,7% entro il 2031, in aumento rispetto al 2,3% del 2021. Negli Stati Uniti la spesa per interessi è attesa oltre il 5% del PIL entro il 2031, rispetto al 2,8% del periodo pre-pandemia e su livelli paragonabili alla spesa prevista per la Social Security. Nei Paesi a basso reddito, gli interessi assorbono già oltre il 15% delle entrate fiscali, contro una media di circa il 9% tra il 2011 e il 2019.
Da leggere anche: Difetto di conio nascosto in XRP Ledger dal 2015, gli sviluppatori lo rivelano solo ora
Valdes spinge per il risanamento
In un’intervista, Valdes ha spiegato che i saldi di finanza pubblica di quest’anno sono peggiori rispetto alle attese di sei mesi fa e rispetto a un anno fa. La maggior parte dei Paesi, ha aggiunto, punta ancora ad aumentare la spesa, non a ridurla.
Valdes è stato netto: «Non c’è una via d’uscita facile da queste dinamiche fiscali».
Dabla-Norris ha affermato che i Paesi «devono agire subito, soprattutto se hanno livelli di debito elevati», per fare spazio a una spesa in crescita per la difesa e per l’invecchiamento della popolazione.
Le economie avanzate, inoltre, stanno rifinanziando una quota crescente del debito a scadenze più brevi: in questo modo, i tassi più alti si trasmettono ai bilanci pubblici con maggiore rapidità, e quasi il 30% del debito di G7 e Spagna va a scadenza entro un anno. Con un’inflazione ancora sopra i target, le banche centrali probabilmente manterranno i tassi su livelli elevati, ha aggiunto il FMI.
L’avvertimento si innesta sulle analisi del Fiscal Monitor di aprile del Fondo, che prevedeva un debito pubblico globale al 100% del PIL entro il 2029, un anno prima rispetto alla stima formulata nel 2025. Quel rapporto collocava il debito globale di poco sotto il 94% del PIL nel 2025 e segnalava come rischio crescente l’erosione del premio di sicurezza tradizionalmente associato ai Treasury statunitensi.
Prossimo articolo: New York Times dalla parte degli editori: le società di IA devono pagare per le notizie

