La Commissione per i Servizi Finanziari della Corea del Sud (FSC) sta preparando linee guida che porranno fine a un divieto quasi decennale sugli investimenti aziendali in criptovalute, ma escluderanno dalle detenzioni consentite le stablecoin ancorate al dollaro, incluse Tether (USDT) e Circle (USDC).
La decisione è stata confermata in una riunione governativa del 5 marzo, secondo il quotidiano locale Herald Kyungjae, che ha citato una fonte anonima vicina alla task force della FSC: «La decisione è definitiva».
Le linee guida dovrebbero essere introdotte nelle prossime settimane e consentiranno alle società quotate e alle società di investimento professionali di allocare fino al 5% del proprio capitale in criptovalute, ma solo tra i primi 20 asset non-stablecoin per capitalizzazione di mercato.
Le transazioni dovranno passare attraverso exchange domestici regolamentati come Upbit e Bithumb.
Perché le stablecoin sono state escluse
L’ostacolo principale è giuridico, non politico. La legge sui trasferimenti in valuta estera della Corea del Sud del 1998, che disciplina i flussi di pagamento transfrontalieri, non riconosce le stablecoin come strumenti di pagamento esterni approvati.
In questo quadro normativo, le transazioni internazionali devono passare per banche designate per il cambio estero, e i regolatori sostengono che consentire alle imprese di detenere USDT o USDC sarebbe in conflitto diretto con la normativa esistente.
La FSC ha inoltre citato preoccupazioni per «investimenti indiscriminati» in quella che ha definito la fase iniziale del mercato delle criptovalute aziendali.
L’autorità di vigilanza preferisce convogliare le operazioni commerciali transfrontaliere attraverso l’infrastruttura bancaria tradizionale per il cambio estero, invece di consentire alle imprese di regolare direttamente con controparti estere tramite token ancorati al dollaro.
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Chi ci rimette
L’esclusione colpisce soprattutto le società quotate con una forte esposizione al commercio internazionale, alcune delle quali avevano fatto pressione sulla FSC affinché includessero le stablecoin per finalità di regolamento e copertura valutaria.
Nell’ottobre 2025, i legislatori hanno risposto elaborando un disegno di legge che riconoscerebbe formalmente le stablecoin come mezzo di pagamento, ma il provvedimento è ancora fermo in commissione presso l’Assemblea Nazionale, bloccato in parte da disaccordi tra la Bank of Korea e la FSC su chi possa emettere token ancorati al won coreano.
Finché quel disegno di legge non sarà approvato, le aziende che vogliono esposizione alle stablecoin dovranno continuare a usare wallet personali o piattaforme OTC estere, soluzioni che operano al di fuori del quadro domestico regolamentato che la FSC sta ora costruendo. Le imprese sudcoreane hanno visto le controparti giapponesi e statunitensi costruire posizioni di tesoreria in Bitcoin (BTC) da miliardi di dollari, mentre le regole interne le hanno tenute ai margini per quasi un decennio.
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